SCINTIGRAFIA: utilizzi, rischi e controindicazioni

Scintigrafia

La scintigrafia è un indagine di medicina nucleare, e si basa sull’iniezione di radiofarmaci e sulla successiva ricostruzione di un’immagine sfruttando il decadimento radioattivo delle sostanze iniettate.

Principi fisici

I radiofarmaci utilizzati in scintigrafia possono variare a seconda dell’applicazione dell’esame (si usa ad esempio il tecnezio nella scintigrafia ossea, lo iodio 123 nella scintigrafia tiroidea). Spesso il composto radioattivo impiegato è lo stesso, ma viene coniugato con sostanze diverse per permetterne l’assorbimento da diversi tessuti (ad esempio il tecnezio metil-difosfonato viene captato nell’osso, mentre il tecnezio associato ad acido iminodiacetico viene assorbito nel fegato.) Il tecnezio è attualmente il composto radioattivo più utilizzato in scintigrafia.

Il radiofarmaco somministrato si accumula nei tessuti e va gradualmente incontro a decadimento radioattivo, rilasciando energia sottoforma di radiazioni gamma. Le radiazioni gamma vengono captate in maniera diretta da particolari apparecchi detti “gamma-cameras”. Queste sono particolari apparecchiature contenenti cristalli che generano fotoni, quando colpiti da raggi gamma. La luce così generata sottoforma di fotoni, viene amplificata e trasformata nuovamente in impulsi elettrici che mediante uno schermo permettono di ricostruire un’immagine digitale bidimensionale.

Dopo la somministrazione del farmaco, il decadimento radioattivo inizia entro alcune ore, pertanto l’inizio dell’esame richiede una certa attesa. L’acquisizione dell’immagine da parte della gamma-camera richiede circa 20 minuti. In alcuni tipi di scintigrafia è prevista una fase di preparazione.

Tipi di scintigrafia ed utilizzi

Gli impieghi della scintigrafia sono molto vari:

  • la scintigrafia ossea si basa sulla somministrazione di tecnezio-99 difosfonato, ed è utile per la diagnosi e l’osservazione di metastasi dell’osso, per la diagnosi di fratture occulte altrimenti non facilmente identificabili (fratture da stress o da insufficienza), in caso di osteomielite, per valutare eventuali infezioni di protesi d’anca o la loro mobilizzazione, e per la diagnosi del morbo di Paget, un raro tumore benigno dell’osso.
  • la colescintigrafia si basa sulla somministrazione di tecnezio associato ad acido iminodiacetico. L’assorbimento e l’accumulo del tecnezio nel fegato è seguito dalla sua espulsione nella via biliare. In questo modo si può valutare la presenza di ostruzione della via biliare, che può essere legata a calcoli, tumori o compressioni da organi o masse vicine. La colecistografia permette anche di valutare la presenza di eventuali fistole, comunicazioni anomale che si possono raramente formare tra la colecisti cronicamente malata e il vicino intestino.
  • la scintigrafia polmonare ventiloperfusoria è un particolare tipo di scintigrafia basata sull’iniezione di tecnezio associato ad albumina, e sull’inalazione di un gas. Di fatto è un esame che si compone di due differenti esami, valuta sia la ventilazione del polmone che la sua vascolarizzazione. La scintigrafia ventilo-perfusoria viene spesso eseguita nel sospetto di embolia polmonare, ma può permettere la diagnosi di altre malattie polmonari. L’esame migliore per diagnosticare l’embolia polmonare è però la TC con mezzo di contrasto.
  • la scintigrafia miocardica sfrutta tallio o traccianti a base di tecnezio, e viene utilizzata soprattutto per lo studio delle cardiopatie croniche o nei soggetti che hanno sofferto di infarto. La scintigrafia cardiaca si usa per stabilire se sia necessaria l’esecuzione di una coronarografia o per capire se un paziente può avere benefici da una terapia di rivascolarizzazione cardiaca, per recuperare il muscolo cardiaco sofferente. La scintigrafia al cuore può essere fatto a riposo, sotto prova da sforzo (scintigrafia miocardica da sforzo) o dopo la somministrazione di particolari farmaci.
  • la scintigrafia con tecnezio-sestamibi viene applicata per la diagnosi degli adenomi delle ghiandole paratiroidi, collocate nel collo dietro la tiroide. In caso di adenoma, un tumore benigno delle paratiroidi, una delle quattro ghiandole avrà un metabolismo più elevato, e quindi assumerà più radiofarmaco. In questo modo sarà visualizzata dalla scintigrafia. L’utilizzo della scintigrafia paratiroidea permette al chirurgo di capire quale paratiroide è alterata e di rimuovere solo quella, lasciando in sede le paratiroidi normali, fondamentali per il metabolismo del calcio dell’organismo. Questo tipo di intervento è detto paratiroidectomia minimamente invasiva. Inoltre la scintigrafia è utile anche nel caso di adenomi delle paratiroidi in sedi anomale, al di fuori del collo.
  • la scintigrafia tiroidea con iodio 123 permette di identificare tiroidi iperfunzionanti, malattie autoimmuni della tiroide e noduli tiroidei. Alcune patologie aumentano l’assunzione dello iodio nella ghiandola, altre la riducono. I noduli tiroidei si dicono “caldi” se assumono il radiofarmaco e “freddi” se non lo assumono. I noduli tiroidei freddi sono più spesso maligni e devono far sospettare un tumore. Questo esame è utile anche per monitorare la risposta della tiroide alla terapia con radioiodio.
  • la scintigrafia renale, detta anche renogramma, è basata sulla somministrazione di tecnezio e permette di valutare la vascolarizzazione renale e la sua funzione. È possibile riconoscere in questo modo svariate patologie renali, oltre che patologie ostruttive legate a calcoli o tumori. Si possono eseguire alcuni test durante l’esame, come la somministrazione di diuretici o antipertensivi. Questo permette di studiare la funzione del rene con precisione maggiore. In particolare il test al captopril (un antipertensivo) permette di diagnosticare eventuali stenosi delle arterie che vascolarizzano il rene, ed è utile per controllare la funzione dei reni dopo che sono stati trapiantati.
  • la scintigrafia cerebrale, che può essere ad esempio una scintigrafia perfusionale, che consente di visualizzare la perfusione sanguigna di alcune aree dell’encefalo, o una scintigrafia cerebrale con Datascan, che permette di analizzare i nuclei della base, una particolare area del cervello, in persone con tremori e altri disturbi del movimento.
  • la scintigrafia con leucociti marcati, che utilizza globuli bianchi (leucociti) marcati con sostanze radioattive, e valuta le aree del corpo dove queste cellule si concentrano. E’ un esame utile per valutare il grado di infiamazione di alcuni distretti corporei, permette di definire l’estensione di malattie infettive come l’osteomielite o di fare diagnosi in pazienti con FUO (febbre di origine sconosciuta).
  • la scintigrafia delle ghiandole salivari, utilizza il tracciante Tecnezio-99m che si accumula nelle ghiandole salivari maggiori, sottomandibolari e parotidi; è utile in patologie come le scialoadeniti acute e croniche, calcolosi salivare, sindrome di Sjogren.
  • in alcune patologie possono essere eseguite scintigrafie total-body, che includono cioè tutto il corpo. È il caso ad esempio della scintigrafia total body con octreotide (octreoscan) per la diagnosi di alcuni tumori, i carcinoidi (detti anche tumori neuroendocrini). Una altro esempio è la scintigrafia ossea total body, utilizzata per la stadiazione in persone con neoplasie.

Confronto con altre metodiche

Il principio di funzionamento di radiografie e scintigrafia è in qualche modo simile: si ottiene un’immagine bidimensionale a partire da una radiazione ionizzante che viene rilevata da un’apparecchio rilevatore. Entrambi gli esami espongono i pazienti a radiazioni ionizzanti, in quantità simili. Tuttavia, nella scintigrafia le radiazioni originano da un farmaco all’interno del corpo del paziente, nell’Rx le radiazioni attraversano il corpo. L’Rx ha tempi di esecuzione più rapidi ed è un esame di primo livello, la scintigrafia è più lenta e serve più che altro come complemento ad altre indagini. La scintigrafia è utile per vedere fratture da stress, difficilmente visibili in Rx.

Rispetto all’ecografia, la scintigrafia ha impieghi più ristretti e non è una metodica di primo livello. Inoltre l’ecografia è di facile e veloce esecuzione e non espone a radiazioni ionizzanti.

Rispetto alla tomografia computerizzata TC e risonanza magnetica RMN, la scintigrafia ha una risoluzione dei dettagli molto inferiore, oltre ad essere una metodica bidimensionale. I costi di TC e RMN sono superiori a quelli della scintigrafia. La scintigrafia ventilo-perfusoria è da preferire in caso di sospetta embolia polmonare, nei pazienti allergici al mezzo di contrasto della TC.

Rispetto a tomografia ad emissione di positroni PET e alla tomografia con emissione di fotone singolo SPECT o SPET, la scintigrafia ha lo svantaggio di essere un esame in due dimensioni, mentre le altre metodiche danno un’immagine tridimensionale. Hanno quindi risoluzione superiore. La scintigrafia somiglia maggiormente alla SPECT che alla PET, in quanto sia la SPECT che la scintigrafia si basano sulla ricezione diretta di raggi gamma, mentre la PET si basa su positroni. La SPET viene spesso indicata con il nome di tomoscintigrafia ad emissione si singolo fotone.Tutte e tre le metodiche sono tecniche di imaging funzionale, basate cioè sulla captazione di un farmaco e sul suo metabolismo nei tessuti. PET e SPECT vengono più spesso eseguite come complemento diagnostico a indagini complesse come TC e risonanza. In ogni caso PET, SPECT e scintigrafia sono metodiche con indicazioni diverse, per le quali si rimanda alle relative pagine.

Controindicazioni

Non sono segnalate reazioni allergiche ai radiofarmaci. Tuttavia, l’esecuzione di scintigrafie dovrebbe essere evitata nelle donne in gravidanza o durante l’allattamento. Se la paziente allatta, si può consigliare di interrompere l’allattamento per qualche giorno, in modo da riprenderlo dopo che i radiofarmaci sono stati metabolizzati.

La scintigrafia può essere eseguita nei bambini, qualora necessario, somministrando dosi di farmaco ridotte, calcolate in base al peso.

Andrebbe sempre segnalata la terapia attuale dei pazienti, perché in certi casi la terapia potrebbe interferire con la corretta esecuzione dell’esame (soprattutto nella scintigrafia tiroidea).

Preparazione all’esame

La preparazione all’esame non è sempre richiesta, dipende dal tipo di scintigrafia eseguita.

In tutti i tipi di scintigrafia è necessario attendere dopo la somministrazione del farmaco, per poter eseguire l’esame. L’attesa varia da 20 minuti minimi per la scintigrafia miocardica, alle 3 ore necessarie nella scintigrafia ossea. È importante essere adeguatamente idratati prima di eseguire l’esame, è consigliabile quindi bere molto. Devono essere rimossi oggetti personali metallici, che potrebbero causare artefatti.

La scintigrafia tiroidea ha una preparazione un po’ più complessa e richiede di non assumere farmaci che possano interferire con l’assunzione del radioiodio (ad esempio levotiroxina o altri farmaci contenenti ormoni tiroidei), così come richiede di evitare determinati cibi come soia o alghe. In caso di assunzione di questi cibi o farmaci l’esame và rimandato di qualche giorno.

Dopo qualunque tipo di scintigrafia viene consigliato di limitare il contatto con bambini e gravide per alcune ore, fino alla completa metabolizzazione del radiofarmaco. Per il resto i pazienti possono riprendere le loro attività normali con tranquillità. È utile assumere grandi quantità d’acqua per favorirne una migliore eliminazione.


Fonti:

  • Bone scan, Dr Mark Thurston and Dr Jeremy Jones et al.
  • Lung scan, perfusion and ventilation (V/Q scan) – diagnostic norm. In: Chernecky CC, Berger BJ, eds. Laboratory Tests and Diagnostic Procedures. 6th ed. Philadelphia, PA: Elsevier Saunders; 2013:738-740.
  • Society of Nuclear Medicine Procedure Guideline for Thyroid Scintigraphy
  • Imaging, David C. Wymer, in Comprehensive Clinical Nephrology (Fourth Edition), 2010

 

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