SINTOMI DI MONONUCLEOSI

La mononucleosi è una malattia infettiva, contagiosa, a decorso generalmente acuto e di breve durata, di eziologia virale, caratterizzata da febbre, ingrossamento dei linfonodi (linfoadenopatie), ingrossamento della milza (splenomegalia), aumento dei globuli bianchi in circolo (leucocitosi) e presenza in circolo di mononucleati atipici.

La mononucleosi infettiva è causata dall’Epstein Barr Virus (EBV), con un tempo di incubazione che varia dai 30-60 giorni per gli adulti, ai 10-15 giorni per i bambini. E’ chiamata anche malattia del bacio, poichè una delle modalità di trasmissione più frequenti avviene con il passaggio di saliva infetta dal virus dell’Epstein Barr tra due persone durante un bacio.

Mononucleosi: segni e sintomi

Spesso l’esordio dei sintomi di mononucleosi è improvviso, con febbre, generalmente elevata, mal di testa (cefalea) e malessere. In presenza di questi sintomi bisogna rivolgersi immediatamente al proprio medico curante, anche per evitare l’uso improprio di antibiotici, che può risultare anche dannoso, soprattutto per quanto riguarda le pennicilline.

Ecco elencate le manifestazioni principali in corso di mononucleosi: sono riportati i sintomi dai più frequenti ai più rari:

  • Linfoadenopatie: ingrossamento dei linfonodi soprattutto a livello di testa e collo. Il segno più comune della malattia è la tumefazione linfonoidale, soprattutto a livello laterocervicale, ma può anche comparire una vera e propria linfoadenite (infiammazione delle ghiandole linfatiche) sistemica, con partecipazione delle linfoghiandole ascellari, inguinali e agli arti superiori. I linfonodi sono di dimensioni molto variabili, comprese tra un pisello (0,5 cm) e una noce (2-3 cm), di consistenza duro-elastica, mobili sui piani superficiali e profondi, e parecchio dolenti alla palpazione. La cute sovrastante è integra e non appare solitamente arrossata.
  • Faringite: infiammazione della faringe. In più del 70% dei casi durante la mononucleosi compaiono sintomi di una faringotonsillite, di aspetto e gravità molto variabile, potendo andare da una semplice faringite eritematosa (con arrossamento della mucosa della faringe) fino a mimare, nei casi più gravi, un’angina pseudomembranosa simile alla difterite.Si manifesta con mal di gola e odinofagia (dolore nella deglutizione).

    Nel cavo orale potrebbero inoltre comparire delle piccole macchie rosse chiamate petecchie, localizzate tra palato duro e palato molle. Questo reperto, osservabile in circa un terzo delle persone con mononucleosi, appare particolarmente accentuato verso il termine della 1ª settimana di malattia.

  • Febbre: spesso supera i 38°C, generalmente non è accompagnata da brivido.

  • Leucocitosi: aumento del numero di linfociti circolanti. Non raramente si osservano al microscopio anche monociti con anomalie strutturali e funzionali.
  • Splenomegalia: ingrossamento della milza. In circa il 50% dei casi di mononucleosi si può riscontrare una splenomegalia: la milza ha consistenza molle e in genere si dimostra solo lievemente ingrandita; spesso è presente anche dolore alla milza, durante la palpazione ma anche a riposo. Bisogna fare attenzione perchè la milza in corso di mononucleosi è particolarmente fragile e aumenta la possibilità di rottura in seguito ad un eventuale trauma adddominale.
  • Epatomegalia: ingrossamento del fegato. L’epatomegalia risulta un sintomo molto frequente. Di solito avviene un transitorio aumento degli indici di funzionalità epatica come transaminasi (AST e ALT) e indici di colestasi (GGT, ALP). Raramente, vi sono stati casi di epatite fulminante, soprattutto, ma non esclusivamente, nelle persone portatrici di immunodeficienza congenita o acquisita.
  • Esantenma cutaneo: eruzione cutanea con comparsa di macule e papule diffuse, che si osserva in un decimo dei casi circa. L’esantema maculopapuloso diffuso può ricordare quello della rosolia, ma, meno frequentemente, può essere anche morbilliforme, scarlattiniforme o urticarioide. L’esantema è particolarmente frequente e pronunciato nei soggetti trattati con penicilline.
  • Piastrinopenia: riduzione delle piastrine circolanti. Una modesta piastrinopenia è molto frequente; solo raramente si riscontra invece, una diminuzione marcata delle piastrine (probabilmente indotta su base autoimmune) con aumento del rischio di sanguinamento (diatesi emorragica).
  • Inappetenza e dimagrimento: spesso in corso di mononucleosi vi è iporessia (calo dell’appetito) e conseguente calo di peso corporeo. E’ bene idratarsi molto e integrare in modo appropriato sali minerali e vitamine in caso l’inappetenza duri da numerosi giorni.

Oltre a questi segni e sintomi che rappresentano i reperti più comuni della malattia, talvolta si rilevano altre manifestazioni, espressione di localizzazioni rare del virus.

  • Sintomi neurologici: sindromi neurologiche sono state descritte in meno dell’1% dei casi: comprendono la meningite a liquor limpido, l’encefalite con o senza interessamento cerebellare, e la sindrome di Guillain-Barré.
  • Infiammazione ad altri apparati/organi: sono state segnalati, molto raramente, casi di infiammazione del pericardio, la membrana che avvolge il cuore (pericardite), infiammazione del cuore (miocardite) e infiammazione dei testicoli (orchite).
  • Anemia:  riduzione dei globuli rossi e/o dell’emoglobina circolante: nello 0,5-3% dei casi può comparire un’anemia emolitica autoimmune da agglutinine fredde (soprattutto di tipo IgM), che sono presenti peraltro nel 70-80% dei pazienti, nella maggior parte dei casi senza dare sintomi associati. Di regola, l’iperemolisi si rivela clinicamente nella seconda e terza settimana di malattia, regredendo poi nel giro di un paio di mesi.

Durata dei sintomi di mononucleosi

Quelli descritti sopra sono i sintomi iniziali, che insorgono nei primi giorni di malattia: tipicamente la febbre e l’interessamento del cavo orale persistono 1-2 settimane; i linfonodi appaiono invece aumentati di volume per un tempo solitamente maggiore (2-3 settimane). In qualche caso la milza è ancora ingrossata e palpabile a distanza di diverse settimane dall’esordio della mononucleosi. Nei bambini la malattia ha decorso più breve, con febbre di solito contenuta.

La mononucleosi infettiva è una malattia a esito decisamente favorevole. Solo in rarissime occasioni, soprattutto in persone con immunodeficienza, la mononucleosi può mettere a rischio di vita l’ammalato, in caso avvenga la proliferazione e disseminazione di EBV a livello sistemico, per rottura splenica, per complicanze neurologiche o nel caso sopraggiungano difficoltà respiratorie.

In rari casi, sembra che la mononucleosi possa cronicizzare, dando luogo ad una infezione persistente da EBV, e che secondariamente possa essere responsabile della cosiddetta “sindrome di affaticamento cronico”, caratterizzata da stanchezza (astenia) marcata, dolori muscolari (mialgie), febbricola, dolori articolari (artralgie), cefalea e depressione del tono dell’umore.

A favore di questa teoria vi è il fatto che nei pazienti con sindrome da affaticamento cronico vi siano di titoli insolitamente elevati di anticorpi anti-EBV (soprattutto verso gli antigeni precoci). Successivi studi hanno tuttavia richiamato l’attenzione verso altre possibili eziologie, senza, per la verità, alcuna precisa conclusione.


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