ICTUS ISCHEMICO: cause, sintomi, conseguenze e riabilitazione

Ictus ischemico cerebrale

L’ictus ischemico è un’interruzione del flusso ematico verso il cervello dovuta all’occlusione di un’arteria , che causa un’insufficiente trasporto di ossigeno e sostanze nutritive verso tale organo, seguita dalla morte delle sue cellule. Questa condizione può causare una sintomatologia che dipende dalla tipologia di vaso colpito e dalla porzione di cervello interessata da questa patologia.

 

Cos’è un ictus? Cosa significa? La parola “ictus” (o “colpo apoplettico” o “attacco cerebrale” – per gli anglosassoni, tale condizione viene chiamata “stroke”) è una parola latina che significa “colpo”, in quanto si tratta di un vero e proprio trauma che il nostro cervello subisce e che viene causato da un’alterazione del flusso del sangue all’interno della scatola cranica.

Vengono distinte due grandi tipologie di ictus:

  1. Emorragici, causati dalla rottura di uno o più vasi sanguigni e che porta alla formazione di un’emorragia intracranica, che comprime il tessuto cerebrale e inducendo sofferenza tissutale;
  2. Ischemici, generati da un’ischemia del tessuto encefalico, ovverosia da un deficiente afflusso ematico arterioso verso una porzione precisa del cervello, con conseguente sofferenza tissutale.

Nell’ictus ischemico, questo calo di flusso può essere determinato da tre ragioni diverse:

  1. Trombosi, ovverosia dalla presenza di una massa di piastrine ed elementi del sangue chiamata “trombo” che si crea all’interno del cervello e che ostruisce il vaso;
  2. Embolia, ovverosia dalla presenza di un corpo estraneo (come un coagulo proveniente da un’altra sede, un pezzo di una placca o globuli di grasso) all’interno del flusso ematico che porta all’occlusione del vaso.
  3. Ipoperfusione sistemica, ovverosia una condizione di diminuito afflusso di sangue a livello sistemico con conseguente sbilanciamento tra le richieste di ossigeno e sostanze nutritive dei tessuti e la capacità di trasporto del sangue.

Queste cause portano ad una riduzione del flusso ematico in una zona precisa dell’encefalo, con la conseguente comparsa della sintomatologia caratteristica.

Se tale condizione si risolve spontaneamente in un lasso di tempo breve (inferiore ad un’ora dal momento di inizio delle alterazioni), si parla di TIA, o Attacco Ischemico Transitorio. In quel periodo di tempo, infatti, viene eliminata la causa scatenante, permettendo una completa guarigione nel paziente.

Se invece i sintomi perdurano per un periodo di tempo superiore all’ora, si parla di stroke ischemico vero e proprio, con prognosi decisamente peggiore rispetto al TIA.

Fattori di rischio e cause

Sono generalmente suddivisi in due grosse categorie: quelli non modificabili, come l’età e il sesso, e quelli modificabili.

Tra questi ultimi, i più importanti fattori di rischio per l’ictus cerebrale sono:

  1. Ipertensione arteriosa
  2. Fibrillazione atriale, che favorisce la formazione di trombi a livello degli atri cardiaci e la loro successiva embolizzazione a livello cerebrale
  3. Dislipidemie, ovvero alterazioni dei valori dei lipidi nel sangue, principalmente colesterolo e trigliceridi. Questi cambiamenti possono portare alla formazione di placche aterosclerotiche, ovvero placche costituite da materiale lipidico aggregato sulla parete delle principali arterie, tra cui le carotidi. Questa formazione può ulcerarsi e perdere materiale, che viene mandato in circolo fino ad obliterare il lume di un’arteria cerebrale, provocando un’ischemia;
  4. Malattie cardiovascolari quali le cardiopatie e le patologie valvolari;
  5. Diabete mellito;
  6. Fumo di sigaretta;
  7. Consumo eccessivo di alcol;
  8. Stile di vita sedentario.
Ictus ischemico cererbale

Ictus ischemico secondario a placca aterosclerotica in una arteria cerebrale.

Sintomi

Quali sono i sintomi principali di ictus ischemico? La genesi dei sintomi nei pazienti è immediata e improvvisa e la tipologia dei sintomi premonitori è strettamente dipendente dal vaso interessato e dal suo territorio di vascolarizzazione a livello cerebrale, in quanto ogni area encefalica è deputata ad una mansione differente dalle altre. Abbiamo in particolare cinque sintomi che devono far “drizzare le antenne”:

  1. Presenza di un improvviso formicolio (parestesie o ipoestesie) o debolezza muscolare, che può arrivare fino alla completa paralisi muscolare, a livello del viso o di un arto;
  2. Confusione mentale, difficoltà a parlare e a capire ciò che sta succedendo (disartria o afasia);
  3. Problemi visivi da uno solo dei due occhi, come la visione doppia (diplopia);
  4. Difficoltà di deambulazione, con vertigini e perdita di equilibrio o coordinazione;
  5. Fortissimo e fulmineo mal di testa, senza un’apparente motivazione.

In caso di forte sospetto, è necessario chiamare tempestivamente un’ambulanza, evitando di recarsi in ospedale con mezzi propri. Non bisogna assolutamente perdere tempo, in quanto ogni minuto perso può cambiare la prognosi e la qualità di vita post-attacco.

Nei casi più gravi, può comparire  una paralisi (paresi o plegia) di metà del corpo (emisindrome) di solito dal lato del corpo opposto a quello del lato del cervello colpito da ischemia.

Diagnosi

Un medico è normalmente in grado di riconoscere uno stroke ischemico sulla base della storia clinica del paziente e della sua famiglia, unita ai sintomi e alla loro modalità di insorgenza. Attraverso l’esame del paziente può quindi ipotizzare la sede in cui sta avvenendo l’ischemia.

Vengono eseguiti immediatamente rilevazioni dei parametri ed esami, volti a valutare principalmente:

  1. La pressione sanguigna;
  2. Analisi del sangue comprensive di emocromo, funzione renale, indici di flogosi, ionemia;
  3. livelli di glucosio ematico (glicemia), in quanto la bassa concentrazione di glucosio (definita ipoglicemia) determina una sintomatologia di presentazione simile a quella ischemica

Viene quindi eseguita una TC encefalo (Tomografia Computerizzata, spesso erroneamente abbreviata come TAC) d’urgenza, in modo da poter avere la possibilità distinguere fra le due tipologie di ictus, emorragico e ischemico, ma anche per fare diagnosi differenziale con altre possibili cause. Qualora disponibile, si procede all’effettuazione di una Risonanza Magnetica per Immagini (RM encefalo), che diagnostica lesioni del tessuto encefalico anche dopo pochi minuti dall’inizio dell’evento.

In seguito, vengono condotti esami volti a comprendere la causa alla base della patologia ischemica. Tra gli altri, vengono effettuati:

  1. ElettroCardioGramma (ECG), per lo studio del battito e del ritmo cardiaco;
  2. Ecografia del cuore (ecocariogramma), in modo da controllare l’eventuale presenza di anomalie di struttura o di pompa;
  3. Controlli del calibro delle principali arterie del corpo, ad esempio le carotidi, attraverso l’ecocolordoppler, l’angiografia standard oppure tramite una TC o ad una RM;
  4. Esami del sangue più approfonditi, tra cui gli esami della coagulazione.

Prognosi e conseguenze

Quali sono le conseguenze dell’ictus ischemico? L’ictus è una delle principali cause di morte nel mondo occidentale. Se non viene riconosciuto per tempo e se non si agisce tempestivamente, il paziente può riportare lesioni irreversibili a livello encefalico che lo portano in poco tempo alla morte. L’azione tempestiva permette invece di ripristinare rapidamente la circolazione cerebrale, riducendo la percentuale di lesioni neuronali irreversibili.

Nel complesso, di tutti coloro che riescono a sopravvivere ad un evento ischemico, il 15% viene ricoverato in reparti di lungodegenza, il 35% sviluppa una marcata limitazione delle attività quotidiane, mentre il 20% necessita di assistenza nella deambulazione.

Terapia

È fondamentale la possibilità di accedere a strutture e personale dedicati alla gestione e alla cura degli stroke, chiamate “unità stroke”. Il loro obiettivo è quello di riconoscere tempestivamente la causa dell’ictus, attuando una terapia mirata al ripristino immediato della circolazione ematica encefalica.

Ogni paziente viene pertanto trattato come un caso a sé stante, cercando di minimizzare il rischio di morte e di danni cerebrali irreversibili, evitando le recidive ischemiche, controllando la causa alla base dell’ischemia e favorendo quanto più possibile il recupero delle abilità compromesse dalla malattia.

Trattamento farmacologico immediato

Abbiamo chiarito che il sangue, per poter dare la patologia ischemica, forma spontaneamente questi aggregati, chiamati coaguli, che occludono le arterie. Per poterli sciogliere viene somministrato una terapia trombolitica tramite il tPA, o attivatore del plasminogeno, entro 4h dalla comparsa dei sintomi.

Se esistono controindicazioni all’utilizzo di questo farmaco, si possono utilizzare per lo stesso motivo anticoagulanti (come l’eparina) o antiaggreganti piastrinici (come l’aspirina e il clopidogrel) a seconda della causa dell’ischemia cerebrale.

Trattamento chirurgico

Se la causa è legata alla presenza di una placca aterosclerotica di una grossa arteria, quale la carotide, può essere vagliata la possibilità di utilizzare strumentazioni specifiche volte a rimuovere la causa del blocco del circolo a livello cerebrale. Gli interventi possibili sono due:

  1. Endoarteriectomia carotidea, in cui, tramite un’incisione sul collo, si interviene sulla carotide, eliminando la porzione occlusa dalla placca aterosclerotica e sostituendola con piccoli pezzi di tessuto artificiale.
  2. Angioplastica e stent, in cui si utilizza un piccolo tubo metallico espandibile, chiamato stent, che viene condotto a livello della placca aterosclerotica e viene gonfiato per riaprire il vaso ostruito.

Riabilitazione

La riabilitazione del paziente dovrebbe essere progettata e decisa attraverso l’attiva interazione del paziente e della sua famiglia con un team interprofessionale, con a capo un medico esperto nel recupero delle funzioni post-ictus insieme ad un gruppo di professionisti specializzati nel recupero delle funzioni perdute, tra cui logopedisti, per il recupero della capacità comunicativa e di interazione sociale; fisiatri, per il recupero della funzionalità osteo-muscolare; psicologi, poiché circa 1/3 dei pazienti colpiti da ictus va incontro ad una sindrome depressiva; infermieri, per la cura e la pulizia del malato. Tale gruppo di lavoro deve discutere attivamente del quadro clinico del paziente, chiarendo i problemi attivi, gli obiettivi riabilitativi primari, gli eventuali miglioramenti o peggioramenti. È necessario che il paziente venga informato sulla gravità del quadro clinico, sui tempi di recupero e sulle possibili conseguenze a lungo termine che l’ictus può determinare.

Prevenzione

Si può prevenire l’ictus ischemico? È necessaria un’opportuna informazione sull’ictus, soprattutto per quanto riguarda i sintomi d’allarme, in modo tale da poter agire attivamente e tempestivamente sulla problematica ischemica, riducendo la percentuale di danno neurologico. Nel caso in cui si è soggetti a TIA, è fondamentale un controllo continuo e frequente dello stato di salute, in quanto questa popolazione ha un rischio di ictus maggiore del 40% rispetto alla popolazione normale.

È stato anche dimostrato che esiste uno stile di vita che permette di abbassare drasticamente il rischio di ictus:

  1. Evitare di fumare
  2. Mantenere un peso corporeo salutare, riducendo il consumo di sale e di grassi animali;
  3. Consumare pesce 2 – 4 volte alla settimana
  4. Consumare regolarmente tre porzioni di verdura e due di frutta al giorno
  5. Svolgere attività fisica
  6. Limitare l’assunzione di alcol
  7. Controllare periodicamente la glicemia e la pressione

 

ICTUS ISCHEMICO: cause, sintomi, conseguenze e riabilitazione
4.3 (85%) 16 votes

Tags:

Lascia una recensione

  Subscribe  
Notificami

Copyright Esamievalori.com 2018

Log in with your credentials

Forgot your details?