TIROIDITE DI HASHIMOTO: cause, sintomi e cura della tiroidite cronica autoimmune

La tiroidite cronica di Hashimoto, chiamata anche tiroidite cronica autoimmune o tiroidite linfocitaria, è un’infiammazione cronica della ghiandola tiroide, e rappresenta una malattia molto comune. Rappresenta infatti la causa più frequente di ipotiroidismo dell’adulto, ed è secondaria ad un processo autoimmune che colpisce il tessuto tiroideo. I sintomi di tiroidite di Hashimoto sono i classici sintomi di ipotiroidismo (aumento di peso, stitichezza, depressione). La terapia è basata sull”utilizzo di levotiroxina per la correzione dell”ipotiroismo, la prognosi è molto buona.

Cos’è la tiroidite di Hashimoto

La tiroidite di Hashimoto è la patologia cronica tiroidea più frequente in assoluto, nonchè la principale causa di ipotiroidismo. Viene chiamata anche tiroidite cronica autoimmune o tiroidite linfocitaria, poiché è caratterizzata dalla presenza di anticorpi anti tireoperossidasi (anti-TPO) e anti tireoglobulina (anti-Tg) ad alto titolo circolanti, da un’infiltrazione di tipo linfocitario dellaghiandola tiroide (questo dato è verificabile solo con un’analisi istologica del tessuto tiroideo), e si associa frequentemente con altre patologie autoimmunitarie, come diabete autoimmune, celiachia e vitiligine.E’ infatti comune in questa patologia la presenza di autoanticorpi diretti contro antigeni tiroidei, in particolare contro la tireoglobulina (Tg) e la perossidasi tiroidea (TPO).

Sembra inoltre che anche l’immunità di tipo cellulare, ossia quella mediata direttamente da linfociti CD4+ che stimolano la produzione macrofagica di citochine e da linfociti CD8+ che potrebbero svolgere un’azione di danno diretta contro le cellule tiroidee, abbia un ruolo determinante nell’instaurarsi del danno cronico che porta verso l’ipotiroidismo. La conferma che la tiroidite linfocitica di Hashimoto è una tiroidite ad eziologia autoimmune  si trova osservando l’alto numero di persone che ha sviluppato tiroidite ed ipotiroidismo durante terapia con interferone, un farmaco utilizzato in campo ematologico e, anche se ormai abbandonato, in campo epatologico per il trattamento delle epatiti virali.

L’interferone è una sostanza, prodotta anche dal nostro organismo, capace di indurre e modulare l’espressione di particolari proteine sulle superfici cellulari (antigeni HLA di classe I e II) e di attivare o ridurre a seconda dei casi la risposta immunitaria. Un altro fattore che conferma la genesi autoimmune di questa tiroidite è la predisposizione familiare: persone con malattie autoimmunitarie (diabete di tipo 1, celiachia, alopecia e vitiligine, miastenia, epatiti autoimmuni e molte altre) soffrono spesso anche di tiroidite di Hashimoto, ed hanno o avranno parenti che a loro volta sono o saranno colpiti da malattie di tipo autoimmunitario.E’ bene sapere che la tiroidite di Hashimoto non è l’unica patologia autoimmune che può colpire la tiroide: vi sono infatti anche altre tireopatie autoimmuni, tra le quali ricordiamo la malattia di Graves (o morbo di Basedow), l’oftalmopatia tiroidea e la tiroidite atrofica.

Curiosità: spesso i pazienti abbreviano il nome della patologia definendola tiroide di Hashimoto, termine che in realtà non ha significato. In altri casi si parla di sindrome di Hashimoto o di morbo di Hashimoto, definizioni non del tutto esatte che non possono sostituire quella corretta di tiroidite cronica di Hashimoto.

TIroidite di Hashimoto

La tiroidite di Hashimoto è una patologia autoimmune che colpische la ghiandola tiroide e che dà spesso ipotiroidismo.

Cosa succede alla tiroide durante la tiroidite autoimmune di Hashimoto?

La tiroide di solito appare ingrandita, mantiene la sua simmetria e la sua forma bilobata. Più raramente la tiroidite si presenta con un singolo nodulo di consistenza aumentata. I linfonodi peritiroidei e laterocervicali sono spesso aumentati di volume. Analizzando la tiroide a livello istologico (come ad esempio si può fare dopo aver ottenuto un campione di tessuto tiroideo con un agoaspirato tiroideo con ago sottile FNAB) si portà osservare il tessuto tiroideo colpito da un intenso infiltrato infiammatorio interstiziale. Le cellule follicolari tiroidee residuo saranno marcatamente infiltrate da linfociti e plasmacellule. Nelle fasi più avanzate la tiroidite di Hashimoto evolverà da una fase chiamata cellulare, associata non di rado ad ipertiroidismo, ad una fase chiamata fibrosa, caratterizzata da atrofia della ghiandola tiroide e da ipotiroidismo.

Sintomi di tiroidite di Hashimoto

Quali sono i segni e i sintomi principali di tiroidite di Hashimoto? Dipende da che momento della malattia viene preso in esame! Nelle fasi iniziali della tiroidite di Hashimoto, i principali sintomi saranno:

  • gozzo di modeste dimensioni, non dolente
  • febbricola
  • linfonodi ingrossati del collo
  • tremori
  • dimagrimento
  • irritabilità
  • aumento della frequenza cardiaca
  • diarrea
  • occhi sporgenti (oftalmopatia tiroidea, è rara, solo nel caso si sviluppi una malattia di Graves nel quadro definito di “Hashitossicosi”)
  • mixedema pretibiale (dermopatia inflitrativa tiroidea, anch’essa rara)

Questi sintomi sono presenti solo nei primi momenti della tiroidite linfocitaria e ovviamente sono associati alla possibile tireotossicosi che si sviluppa in alcuni casi nei primi giorni di malattia. Con il passare delle settimane, la ghiandola tiroide andrà perdendo progressivamente la sua funzione di sintesi degli ormoni tiroidei tiroxina e triiodotironina, evolvendo verso un quadro di ipotiroidismo dapprima subclinico (TSH alto con fT3 ed fT4 normali) e poi conclamato (TSH elevato con fT3 ed fT4 ridotti).I principali sintomi di tiroidite cronica di Hashimoto durante il periodo di evoluzione verso l’ipotiroidismo saranno quindi:

  • stanchezza e facile affaticabilità
  • tendenza ad ingrassare
  • riduzione della frequenza cardiaca
  • stipsi (stitichezza)
  • tendenza alla depressione
  • pallore cutaneo
  • fragilità di unghie, capelli e peli corporei

Decorso clinico della tiroidite di Hashimoto

La tiroidite cronica viene spesso diagnosticata nella fase di ipotiroidismo subclinico per la presenza di gozzo, o, più frequentemente ancora, per il riscontro casuale di un incremento della tireotropina alle analisi del sangue. Anche se non è sempre possibile predire quale sarà l’evoluzione della tiroidite autoimmune, in linea generale la probabilità di sviluppare uno stato di ipotiroidismo clinico è collegata con l’entità dell’innalzamento del TSH e degli anticorpi anti perossidasi tiroidea (ab TPO); in presenza di TSH maggiore di 10 mU/ml e anticorpi antiperossidasi ad elevato titolo il rischio di sviluppare ipotiroidismo clinico nell’arco di pochi anni è molto alto.

Ci sono complicanze che possono comparire anche a distanza dall’insorgenza della tiroidite? In letteratura è descritta la rara associazione tra tiroidite di Hashimoto e linfoma della tiroide e neoplasie sistemiche del tessuto linfatico poiché si pensa che la stimolazione cronica antigenica dei linfociti che si verifica nelle malattie autoimmuni possa indurre una maggior facilità di trasformazione neoplastica  in alcune popolazioni linfocitarie.

Diagnosi di tiroidite di Hashimoto

Come si fa a capire se siamo in presenza di tiroidite autoimmune di Hashimoto? LA diagnosi di tiroidite cronica autoimmune è relativamente semplice, ed è facilitata grazie a specifici esami di laboratorio. Infatti, nel sospetto di tiroidite sono analisi del sangue da effettuare in prima linea:

  1. TSH (tireotropina)
  2. T4 ed fT4 (tiroxina totale e libera)
  3. T3 ed fT3 (triiodotironina totale e libera)
  4. anticorpi anti tireoglobulina
  5. anticorpi anti perossidasi tiroidea

Durante le fasi iniziali di tiroidite sono aumentati gli anticorpi antitireoglobulina, mentre nelle fasi più avanzate gli anticorpi anti tireoglobulina si riducono lentamente, con un contemporaneo aumento degli anticorpi anti tireoperossidasi, che si mantengono ad alto titolo in circolo per molti anni. La normalità dei livelli circolanti di FT3 e FT4 (frazione libera di tiroxina e triiodotironina) non permette di escludere la diagnosi di tiroidite cronica autoimmune di Hashimoto, poichè, come abbiamo già visto, i livelli circolanti degli ormoni tiroidei è variabile a seconda di che fase della malattia si sta osservando. 

L’ormone tireotropo o tireostimolante (TSH) è il marcatore principale che, controllato periodicamente, permette di monitorare l’andamento della malattia e l’eventuale progressione verso l’ipotiroidismo, se a questo si associa una riduzione degli ormoni tiroideiA livello ecografico potranno essere evidenti in un ridotto numero di casi noduli tiroidei o focolai infiammatori che provocano un rigonfiamento focale del parenchima tiroideo che simulano un nodulo. L’agoaspirato e il successivo esame citologico non è di solitofondamentale per la diagnosi, ma deve essere effettuato per la diagnosi differenziale di nodulazioni tiroidee sospette.

Esami di secondo livello per la diagnosi di tiroidite di Hashimoto sono l’esecuzione degli anticorpi anti recettore del TSH, gli anti r-TSH, che sono più frequenti nel morbo di Basedow-Graves e servono proprio a differenziare quest’ultima patologia dalla tiroidite di Hashimoto in fase iniziale. Altri test di secondo livello sono test della captazione di radioiodio marcato o la scintigrafia tiroidea.Un altro fattore che può dare, se necessario, una ulteriore conferma della presenza di una tireopatia cronica, è la contemporanea presenza di segni o sintomi di malattie autoiimunitarie associate, che sicuramente il vostro endocrinologo cercherà al momento dell’anamnesi e dell’esame obiettivo.

Terapia della tiroidite di Hashimoto

Come si cura la tiroidite cronica autoimmune? Il trattamento principale è ovviamente quello sostitutivo con L-tiroxina (levotiroxina, nomi commerciali più conosciuti Eutirox o TIrosint), che ristabilisce i normali valori di ormoni tiroidei, oltre ad inibire l’esagerata produzione di TSH e ottenendo una regressione del gozzo. La terapia con levotiroxina è consigliata in tutti i pazienti con tiroidite di Hashimoto, anche in quelli con ipotiroidismo subclinico, poichè la malattia ha un andamento progressivo che si conclude con l’ipotiroidismo vero e proprio.

E’ bene sapere inoltre che, durante la terapia sostitutiva, il titolo anticorpale degli antiTPO e antiTGB non è rilevante ai fini della riuscita del trattamento: in altre parole, avere delle fluttuazioni dei valori degli anticorpi non significa che la terapia faccia più o meno effetto.Nelle fasi iniziali della tiroidite di Hashimoto vi può essere l’eventuale presenza di Hashitossicosi, cioè di tireotossicosi con ipertiroidismo da aumentata liberazione di T3 e T4 dai tireociti danneggiati. In questi casi andrà valutata con lo specialista endocrinologo una terapia soppressiva a base di metimazolo (nome commerciale Tapazole, dose iniziale di 20 mg al giorno) o di propiltiouracile (nome commerciale Pertiroid, dose di partenza 200 mg al giorno), che riduca l’effetto degli ormoni tiroidei sull’organismo.

Se la terapia soppressiva non dovesse bastare, per sintomi come tachicardia, ansia, dimagrimento andrà valutata anche l’introduzione temporanea di un farmaco beta-bloccante.In queste fasi gli ormoni tiroidei vanno controllati dapprima settimanalmente, poi ogni 15 giorni, fino a che la fase tireotossica è risolta.La terapia della tiroidite cronica linfocitaria viene poi solitamente monitorata con l’esecuzione dapprima mensile e poi ad intervalli più radi (3, 6, 12 mesi) di analisi del sangue comprendenti il TSH, la frazione libera degli ormoni tiroidei fT4 ed fT3, e, in base al tipo di presenzazione, gli anticorpi anti tiroide sopra elencati.

Prognosi della tiroidite di Hashimoto

Se riconosciuta e trattata adeguatamente, questo tipo di patologia consente una quotidianità assolutamente normale e senza una riduzione della spettanza di vita.

TIROIDITE DI HASHIMOTO: cause, sintomi e cura della tiroidite cronica autoimmune
3.7 (73.85%) 13 votes

Tags:

Lascia una recensione

  Subscribe  
Notificami

Copyright Esamievalori.com 2018

Log in with your credentials

Forgot your details?