MYCOPLASMA: tipi di infezione, sintomi e cura

Cos’è il mycoplasma

I micoplasmi sono batteri ubiquitari e di dimensioni molto ridotte, tant’è che sono ritenuti come le cellule più piccole capaci di vita autonoma. La famiglia Mycoplasmataceae comprende al suo interno i generi Mycoplasma e Ureaplasma; nell’uso comune, tuttavia, parlando di micoplasmi ci si riferisce a entrambi i generi.

A differenza di tutti gli altri procarioti, i micoplasmi non posseggono la parete cellulare e hanno inoltre una membrana cellulare contenente steroli, assomigliando quindi, da questo punto di vista, a cellule eucariote (ma non classificabili come tali, in quanto mancano di altre caratteristiche fondamentali).

Questi batteri possono sopravvivere solo in presenza di precursori degli acidi nucleici e di steroli, in quanto non sono in grado di autosintetizzare queste molecole per il proprio fabbisogno; danno luogo a colonie batteriche molto piccole, comunque osservabili al microscopio ottico.

All’interno di un organismo umano, in base alla specie, i micoplasmi possono o rimanere adesi all’esterno delle cellule oppure penetrarvi all’interno e diventare quindi batteri atipici intracellulari. Questi meccanismi sono necessari al batterio per la sua sopravvivenza e replicazione, e una volta che la colonia batterica così formatasi riesce a invadere i tessuti provoca un danno diretto (morte delle cellule interessate) e un’ attivazione del meccanismo infiammatorio di difesa.

I batteri di interesse medico appartenenti alla famiglia dei micoplasmi sono essenzialmente Mycoplasma pneumoniae, Ureaplasma urealyticum, Mycoplasma hominis e Mycoplasma genitalium, dei quali il primo è un patogeno a livello delle vie aeree, mentre gli ultimi tre sono essenzialmente legati a patologie a livello genitale.

Mycoplasma pneumoniae: mycoplasma polmonare

Questo batterio è estremamente importante all’interno delle malattie polmonari, in quanto è la seconda causa di polmoniti acquisite in comunità (CAP, community acquired pneumonia) dopo Streptococcus pneumoniae. Esso può essere contratto attraverso l’inalazione delle goccioline espirate durante i colpi di tosse da parte di un soggetto portatore o affetto dalla patologia, in quanto la suscettibilità del batterio all’essiccazione è molto elevata (mancando della parete cellulare).

L’infezione da parte di questo batterio colpisce in modo particolare i soggetti giovani (al di sotto dei 30 anni, e anche in età pre-adolescenziale) e può configurare quadri patologici come tracheobronchiti, bronchioliti e il quadro di “polmonite atipica primaria”, di cui è il principale agente eziologico. A tal proposito, è bene comprendere che lo Streptococcus pneumoniae (o pneumococco) configura invece un quadro denominato “polmonite tipica” o “polmonite franca lobare” all’esame radiologico, con una presentazione clinica dei sintomi spesso differente.

Micoplasma pneumoniae è un patogeno che può essere definito parassita pericellulare, in quanto non penetra all’interno delle cellule ma vi resta strettamente adeso, bloccandone la funzione ciliare protettiva (a livello dell’epitelio ciliato delle vie aeree) e determinando citolisi (morte delle cellule) attraverso la produzione di perossido di idrogeno. Sempre grazie all’adesione alle cellule eucariote dell’organismo umano, i micoplasmi sono in grado di moltiplicarsi, portando così alla distruzione della mucosa orale e respiratoria e all’innesco di un meccanismo di risposta infiammatoria da parte dell’organismo stesso.

Sintomi da Mycoplasma pneumoniae

Come riconoscere un’infezione da mycoplasma? Quali sono i sintomi da infezione da Mycoplasma nei bambini e negli adulti? L’aggressione appena descritta da parte del batterio, e la risposta infiammatoria dell’organismo, portano a quello che è il quadro di polmonite atipica: questo tipo di infezione, solitamente, evolve (dopo un breve periodo di incubazione) in maniera graduale nell’arco di 5 – 7 giorni, talvolta anche 2 – 3 settimane, con presenza di sintomi quali mal di gola, tosse secca, rinite (naso che cola), debolezza, mal di testa e febbre (non sempre presente e che solitamente non supera i 38 °C).

Poiché i soggetti che vanno incontro a questa patologia sono solitamente giovani, e i sintomi non portano a un grave malessere (perlomeno inizialmente), spesso questi sintomi vengono sottovalutati e, continuando la normale attività, il giovane favorisce il peggioramento del quadro clinico fino a manifestazioni più gravi; fino al 18-20% dei casi di mycoplasma nei bambini può arrivare a richiedere una ospedalizzazione a causa dell’evoluzione della malattia.

Inoltre, vi è una importante percentuale di casi (fino al 25%) in cui si sviluppa una risposta autoimmune (il sistema immunitario attacca le cellule sane dell’organismo) a causa del mimetismo molecolare che possiede il microrganismo: alcune sue strutture, in alcuni casi, possono assomigliare strettamente a strutture presenti normalmente nelle cellule umane; questo porta allo sviluppo di anticorpi per il mycoplasma pneumoniae che però finiscono per colpire anche le cellule sane.

In questi casi, la sintomatologia può coinvolgere anche altri organi oltre ai polmoni (oltre che per una eventuale disseminazione del batterio stesso): disturbi del sistema nervoso centrale come confusione, diplopia, encefalite, psicosi, coma; disturbi dermatologici come rash eritematoso vescicolare o maculo-papulare; artrite settica; coinvolgimento cardiaco; anemia emolitica (rara, ma grave); coinvolgimento renale con glomerulonefrite acuta (rara).

Tutte queste complicanze sono da tenere a mente, da parte del medico soprattutto, in quanto talvolta i sintomi respiratori sono poco pronunciati ma sono invece presenti sintomi importanti in altri apparati.

Diagnosi di infezione da Mycoplasma

Come diagnosticare il Mycoplasma? Nel caso di contagio da mycoplasma, una diagnostica rapida è fondamentale per iniziare una terapia corretta.  In presenza di sintomi respiratori, spesso è utilizzata l’indagine radiologica del torace (Rx torace) che può permettere di distinguere una polmonite da mycoplasma pneumoniae da una tipica polmonite da S. pneumoniae (ancora di più se viene successivamente effettuata una TC torace), indirizzando così in modo migliore la terapia.

La radiografia mostrerà l’assenza di franchi addensamenti polmonari, evidenziando spesso un aumento della trama interstiziale e reticolare dei polmoni.

La diagnosi vera e propria avviene analizando la sierologia del Mycoplasma, tramite il riscontro di anticorpi per il Mycoplasma pneumoniae positivi. Un’altra tecnica di indagine è l’analisi dell’escreato o dell’espettorato, che può risultare Mycoplasma pneumoniae positivo; tuttavia, l’uso di quest’ultima indagine è poco praticato in quanto lento e non molto affidabile (il campione può essere contaminato da molti altri batteri, tra cui anche micoplasmi, normalmente presenti nel cavo oro-faringeo).

Micoplasma

Il Mycoplasma pneumoniae può dare una polmonite atipica, caratterizzata da tosse secca e stizzosa e dall’assenza di un addensamento parenchimale polmonare evidente.

Terapia del Mycoplasma

Al sospetto di polmonite, nel caso in cui essa sia acquisita in comunità e non in ospedale, la terapia è solitamente una cura antibiotica empirica (non mirata) con antibiotici penicillinici come l’amoxicillina. Questo poiché, nella grande maggioranza dei casi, questa patologia è sostenuta da Streptococcus pneumoniae; tuttavia, grazie alla peculiare membrana di Mycoplasma, questi antibiotici non possono essere efficaci. Pertanto, se il quadro di polmonite persiste, è opportuno tentare una nuova terapia empirica con classi differenti di antibiotici (tetracicline, macrolidi come azitromicina o claritromicina o fluorochinolonici come ciprofloxacina e levofloxacina), che sono invece in grado di debellare M. pneumoniae.

Inoltre, la terapia della polmonite è anche basata sulla presenza di particolari fattori di rischio, come BPCO, diabete, storia di alcolismo o recente trattamento con antibiotici. In questi casi, è indicato impostare una terapia basata su fluorochinolonici come ciprofloxacina o levofloxacina.

Ureaplasma urealyticum, Mycoplasma hominis e genitalium: micoplasmi urogenitali

Queste tre specie batteriche sono responsabili di solito di colonizzazione (spesso innocua, nel qual caso si parla di “batteri commensali”) e talvolta malattie infettive a livello dell’apparato genitale sia maschile che femminile. Il principale quadro clinico associato a infezioni da micoplasmi a livello genitale è l’uretrite, ovvero una infiammazione acuta della mucosa uretrale a trasmissione sessuale. Sono inoltre possibili anche cistiti o altri tipi di infezione urinaria.

Come si prende il mycoplasma urealyticum?

Così come si prende il mycoplasma hominis (anch’esso presente a livello genitale), il contagio da parte dell’Ureaplasma è legato al contatto con una persona infetta attraverso le vie genitali: per questo si parla di malattie a trasmissione sessuale.

Si forma quindi una catena di persone portatrici e/o infette, ed è così possibile la sopravvivenza del batterio; sempre secondo questa logica, è facile capire come si trasmette il mycoplasma hominis.

Uretrite da Mycoplasma: sintomi, diagnosi e terapia

Nella trattazione dell’uretrite, tradizionalmente si parla di uretrite gonococcia e uretrite non gonococcica, in quanto il principale agente eziologico per le uretriti è, storicamente, Neisseria gonorrheae (o gonococco). Tuttavia, grazie alla prevenzione e all’uso degli antibiotici, i casi di gonorrea (uretrite gonococcica) si sono ridotti e hanno acquisito più importanza altre cause di uretriti, quali appunto gli agenti eziologici non gonococcici (ureaplasma urealyticum, mycoplasma genitalis, chlamydia trachomatis, herpes simplex, trichomonas vaginalis).

Per quanto concerne la sintomatologia, essa è essenzialmente legata al bruciore, al prurito e alla presenza di un eritema a livello dell’uretra; possono anche essere presenti secrezioni purulente o ematiche. Se non trattata, l’infezione può diffondersi e causare, nell’uomo, prostatite e/o epididimite, con complicanze importanti quali l’infertilità; nella donna può causare vaginosi e malattia infiammatoria pelvica, con importante bruciore e dolore che può anche in questo caso complicarsi portando all’infertilità.

La diagnosi dell’uretrite non gonococcica prevede anzitutto il sospetto clinico (derivato dai sintomi e dai segni di infiammazione uretrale), e soprattutto l’attuazione di un tampone uretrale con relativa coltura batterica; quando si vuole caratterizzare il patogeno si possono inoltre effettuare indagini immunoenzimatiche o di amplificazione genica.

Ureaplasma o micoplasma urealitico

Mycoplasma urealyticum, germe che dà frequentemente infezioni urinarie.

Mycoplasma in gravidanza

La presenza di infezione da Mycoplasma in gravidanza non va sottovalutata: la presenza di un tampone positivo in una donna in gravidanza può indicare la presenza di una semplice colonizzazione o, nei casi più seri, di una infezione vera e propria da parte di Mycoplasma e Ureaplasma, in quest’ultimo caso con complicanze anche gravi per il feto.

In particolare, la presenza di mycoplasma positivo in gravidanza, ovvero la presenza di importanti colonie (sintomatiche e non) di Mycoplasma urealyticum e degli altri micoplasmi è associata a un aumentato rischio di aborto o di nascita prematura; inoltre, è possibile che l’infezione passi al neonato durante il parto, portando allo sviluppo di polmonite neonatale, meningite e sepsi.

E’ molto frequente trovare, all’interno della flora vaginale, la presenza di questi batteri; tuttavia, la presenza di mycoplasma vaginale non è necessariamente allarmante in quanto, in condizioni di igiene fisiologico, i lattobacilli normalmente presenti competono con questi batteri impedendone un eccessivo sviluppo. Sembra che la possibilità di ritrovare i micoplasmi a livello vaginale sia direttamente proporzionale al numero di partner avuti durante tutta la vita della donna, in quanto aumentano le chance di trasmissione del mycoplasma; fattori protettivi, per impedire la contagiosità, sono senza dubbio indicati l’utilizzo di profilattici, un numero limitato di partner, una corretta igiene intima e il rivolgersi a un medico nel momento in cui si avvertono sintomi o se i batteri sono stati trovati nel partner.

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