DISTIMIA: cause, sintomi e cura

Distimia o disturbo distimico

Cos’è la distimia?

Il disturbo distimico (precedentemente definito nevrosi depressiva o semplicemente distimia) è una forma cronica e più lieve di depressione, malattia facente parte dei disturbi dell’umore. Quando si parla di distimia, l’episodio depressivo è continuo (può durare anche anni) e coinvolge più aspetti della vita di chi ne è affetto.

Il primo a parlare di alterazione dell’umore è stato Ippocrate, padre della Medicina: parlò di melanconia riferendosi a un accumulo di bile nera nel cervello, nell’antica Grecia considerato scrigno dell’anima e dei sentimenti umani.

Qual è dunque il significato della praola distimia? Anche la parola “distimia” deriva dal greco, e letteralmente significa “cattivo umore”. Infatti, i soggetti affetti da Disturbo distimico hanno sintomi più sfumati e per questo subdoli; vengono spesso considerati persone troppo pessimiste, sempre giù di morale, con bassa autostima, insicuri.

Ma, prima di addentrarci nella distimia, facciamo un po’ di ordine e diamo qualche definizione.

Importante è distinguere innanzitutto un episodio da un disturbo:

  • un episodio depressivo (o di qualsiasi altro genere) si presenta per un periodo limitato di tempo. E’ questo il caso della depressione reattiva, conseguente ad un lutto o ad un evento stressante e che si risolve nel giro di qualche settimana o mese;
  • un disturbo è definito da più episodi che si ripetono nel tempo, oppure dalla presenza di depressione persistente con dei sintomi che si mantengono per un lungo periodo.

Abbiamo detto che la Distimia è classificata tra i disturbi dell’umore, ma dove si trova, precisamente, in questa classificazione? E, soprattutto, cosa vuol dire avere un disturbo dell’umore? E’ una cosa più seria dell’essere “semplicemente” giù di morale, o pessimisti, come anche energici, solari, euforici: i Disturbi dell’umore sono alterazioni del tono dell’umore al di fuori del “range” di un soggetto sano, che infatti si ripercuotono sulla vita sociale, lavorativa e sull’immagine di sé di chi ne è affetto.

Un esempio più intuitivo: se immaginiamo l’umore di un soggetto sano come una linea retta, le alterazioni del tono dell’umore saranno delle deflessioni al di sotto di quella linea (che possono manifestarsi come disturbo depressivo maggiore o Disturbo distimico) o dei picchi al di sopra di essa (definiti come episodi maniacali, cioè manifestazioni di euforia eccessiva più o meno prolungati o persistenti). Può accadere anche che l’umore di un soggetto possa avere un andamento simile alle montagne russe, per così dire, cioè avere dei picchi maniacali a cui seguono dei profondi episodi di depressione. E’ quello che accade nel caso del Disturbo Bipolare. Nel caso queste oscillazioni fossero meno ampie e protratte nel tempo, si parla di ciclotimia. Quindi, come la Distimia è una forma cronica e lieve di Depressione clinica, la ciclotimia è un oscillare cronico e meno “intenso” del disturbo bipolare.

Ora, per fare ordine, riassumiamo i disturbi dell’umore con la classificazione fornita dal DSM-IV (Manuale Statistico e Diagnostico dei disturbi mentali, redatto dall’Associazione Americana di Psichiatria):

Disturbi dell’umore

Disturbi depressivi:

  • Disturbo depressivo maggiore (episodi ricorrenti, con vari gradi di intensità)
  • Disturbo distimico
  • Disturbo depressivo non altrimenti specificato (quando i sintomi non rispecchiano i criteri per la diagnosi di nessuno dei due precedenti).

Disturbi bipolari (in cui, ricordiamo, episodi di depressione si alternano a episodi di mania)

  • Disturbo bipolare
  • Ciclotimia

Concentriamoci ora sulle deflessioni del tono dell’umore. Possiamo chiarire la differenza tra Distimia e Disturbo depressivo mantenendo la linea come esempio: il Disturbo depressivo è una deflessione profonda, più o meno duratura, che ritorna poi a congiungersi con la linea retta. La Distimia, invece, compie un percorso molto più lungo e continuo al di sotto della linea, ma va meno “in profondità”. Nel corso della distimia può tuttavia verificarsi un episodio di depressione maggiore, isolato rispetto al comune decorso del disturbo distimico: si parlerà allora di depressione doppia.

Sintomi

Quello che nel nostro esempio è una zona al di sotto della linea, nella vita quotidiana di una persona affetta da distimia è il manifestarsi dei sintomi. Importante per la diagnosi è che essi si manifestino per almeno due anni, con una pausa non più lunga di due mesi. Per i bambini e i soggetti giovani, il tempo minimo per la diagnosi è un anno.

Quali sono i sintomi di depressione distimica? Tra i sintomi di distimia riconosciamo:

  • Disturbi del sonno: come insonnia o ipersonnia; il soggetto fa molta fatica ad addormentarsi la notte, oppure dorme più del dovuto e ha difficoltà ad alzarsi dal letto;
  • Umore depresso al mattino;
  • Bassa autostima e scarsa fiducia in se stessi;
  • Astenia (sensazione di debolezza fisica generalizzata) e aumentata affaticabilità;
  • Disturbi alimentari come un aumento o una riduzione dell’appetito (rispettivamente iperfagia e iporessia);
  • Sensazione di sconforto (umore deflesso spesso scambiato per un inopportuno pessimismo dai familiari e dai conoscenti)
  • Il soggetto dimostra poco interesse o piacere per le cose e un certo distacco in molte situazioni di vita quotidiana;
  • Calo del desiderio sessuale;
  • Difficoltà di concentrazione o nel mantenere gli impegni lavorativi o sociali;
  • Sentimenti di disperazione.

Tutto ciò per tutto il giornoquasi tutti i giorni.

Essendo un’alterazione lieve e duratura del tono dell’umore, spesso questi sintomi vengono percepiti dalla persona affetta, o da chi la circonda, come parte integrante del carattere. Avendo un decorso così “subdolo”, non viene subito diagnosticata e opportunamente trattata e ciò porta il soggetto ad essere sempre più introverso, insicuro delle proprie capacità e a vivere con ansia e senso di oppressione le normali situazioni della vita quotidiana, riuscendo nonostante ciò ad affrontarle.

L’esordio della distimia può essere:

  • precoce: insorgenza prima dei 21 anni. Per questi soggetti è più probabile “scivolare” in un episodio depressivo maggiore nell’arco della vita (con l’aggravarsi dei sintomi, finanche a pensare al suicidio).
  • tardivo: insorgenza dopo i 21 anni.
Disturbo distimico depressivo

La distimia è una forma di depressione cronica lieve, spesso non riconosciuta e scambiata per pessimismo e svogliatezza.

Cause di distimia

Quali sono le principali cause di distimia? Alla base della distimia c’è sicuramente una componente biologica, che però non basta a spiegare tutti i sintomi e il suo decorso. Proprio per questo la terapia non si basa solo sull’uso di farmaci, ma anche su un approccio psicoterapeutico, in modo da intervenire sull’ambiente e sulla famiglia.

Fattori biologici

Iniziamo l’analisi delle cause della distimia soffermandoci sui fattori biologici:

  • Genetica: alcuni disturbi dell’umore, quindi anche il Disturbo distimico, hanno una componente ereditaria. Infatti l’insorgenza è più comune se ci sono parenti di primo grado affetti.
  • Sistema Nervoso (ipotesi neurochimica): parlando di questo genere di disturbo, è inevitabile soffermarci sul sistema nervoso, composto da una fitta rete di segnali che influenza tutto il nostro organismo e anche il carattere, l’umore e gli stati d’animo. La terapia farmacologica è utile proprio per questo: agisce sull’equilibrio tra le molecole che nel nostro cervello fungono da segnale e in particolare, in questo caso, su quelle che influenzano l’umore. La Serotonina (comunemente definito “ormone della felicità”) è uno di questi e alcuni farmaci antidepressivi hanno l’obiettivo di aumentarne i livelli.

Un buon equilibrio delle molecole-segnale del sistema nervoso è importante anche per il sonno e in particolare la fase REM, le cui alterazioni, come abbiamo visto, rientrano tra i sintomi di distimia.

  • Sistema endocrino: il sistema endocrino è un altro importante “sistema di segnalazione” nel nostro organismo che influenza la nostra risposta allo stress, la fertilità, il metabolismo e tanto altro. Un eccesso di cortisolo (definito anche “ormone dello stress”) potrebbe contribuire ai sintomi da deflessione dell’umore.

Fattori psicologici

Personalità, fattori sociali, meccanismi comportamentali e di relazione sono altrettanto importanti. Non c’è un unico aspetto della personalità per spiegare l’insorgenza della distimia, ma alcuni fattori possono senz’altro essere presi in considerazione:

  • Eccessiva dipendenza da altre persone e dal loro giudizio;
  • Tendenza al perfezionismo, all’eccessiva autocritica;
  • Bassa autostima;
  • Problemi e difficoltà nel rapporto con la famiglia sin dall’infanzia;
  • Eventi traumatici, come la morte di una persona cara o la perdita di un genitore.

Diagnosi

Ipotiroidismo, sindrome di Cushing e altre malattie organiche, non necessariamente endocrine, potrebbero causare una deflessione del tono dell’umore, perciò è compito del medico prescrivere test ed esami di laboratorio per escludere come causa della distimia una malattia sottostante:

  • Esami completi del sangue (emocromo);
  • Test per funzionalità epatica (proteine e albumina, INR, transaminasi, bilirubina) e funzionalità tiroidea (TSH, fT4, fT3);
  • Ves
  • Dosaggio di vitamina B12 e folati;
  • Screening tossicologico;
  • Test di soppressione con desametasone (valutazione di risposta allo stress);
  • Test per HIV e per malattie autoimmuni.

Escluse le cause organiche, è importante una valutazione psicologica del paziente: traumi più o meno recenti, la perdita di una persona cara o difficoltà economiche e sociali potrebbero indirizzare verso una diagnosi. E’ importante chiedere al paziente quando hanno iniziato a manifestarsi i primi sintomi e lasciare che esprima i suoi pensieri, le sue idee e le difficoltà che incontra nel quotidiano, perché gran parte della sintomatologia è determinata dalla percezione che il malato ha di sé e alle difficoltà nella vita di tutti i giorni.

Terapia

Esiste una cura per la distimia? L’ideale terapeutico per la distimia è l’associazione di psicoterapia e terapia farmacologica: è fondamentale infatti sostenere il paziente sotto entrambi gli aspetti in modo da avere una completa remissione.

Nella scelta della terapia è importante tenere conto delle preferenze del paziente, della sua tolleranza ai farmaci, della gravità del disturbo e di altre situazioni soggettive, soprattutto di carattere emotivo, che possono in qualche modo condizionare la scelta terapeutica.

Fondamentale è rassicurare il paziente affetto e soprattutto spiegargli la sua condizione, perché non consideri la distimia come un suo modo di essere e quindi un fallimento morale e personale. Anche spiegare il meccanismo e i tempi di azione dei farmaci che verranno usati è importante, affinché il paziente non si scoraggi nei primi tempi di “assestamento” e segua di buon grado la terapia a domicilio.

I farmaci più usati per il trattamento della distimia sono antidepressivi come:

  • Inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (ISRS);
  • Antidepressivi triciclici;
  • Inibitori delle MAO (mono-ammino-ossidasi)
  • Altri antidepressivi

 

 

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