CICLOTIMIA: cause, sintomi e cura del disturbo dell’umore ciclotimico

Ciclotimia

Cos’è la ciclotimia?

La ciclotimia, o disturbo ciclotimico, è una forma cronica e più lieve di disturbo bipolare. Con quest’ultimo infatti rientra nello spettro dei disturbi dell’umore e se ne differenzia per la cronicità e la minore intensità dei sintomi. È classificato, con la distimia (depressione cronica lieve), tra i disturbi affettivi persistenti.
È una patologia che, in quanto sfumata, non sempre arriva all’attenzione medica, eppure occupa un posto preciso nella classificazione del DSM-IV (Il manuale diagnostico dell’Associazione Americana di Psichiatria):

Disturbi dell’umore

Disturbi depressivi

Disturbi bipolari

  • Disturbo bipolare (suddiviso a sua volta in disturbo bipolare di tipo I e II)
  • Disturbo ciclotimico

Solitamente la ciclotimia insorge nella prima età adulta e, se non evolve in disturbo bipolare (cosa che avviene nel 15-50% dei casi), difficilmente viene diagnosticata.

Sintomi di ciclotimia

È importante ricordare che, quando si parla di disturbo, ci si riferisce a una condizione in cui la sintomatologia persiste per lungo tempo: disturbo bipolare e ciclotimia sono classificati entrambi tra i disturbi bipolari perché presentano in continua alternanza picchi di umore euforico e profondi episodi depressivi. Più precisamente, nel caso di disturbo bipolare abbiamo veri e propri episodi di mania e depressione maggiore; nel disturbo ciclotimico riscontriamo depressione lieve (che possiamo chiamare anche distimia) e, in corrispondenza dei picchi, ipomania. Quest’ultima è una forma più lieve di mania (ovvero uno stato di euforia che coinvolge più aspetti della personalità).
È quindi intuitivo che i sintomi della ciclotimia cambieranno a seconda che si parli di fase distimica o di fase euforica.

Sintomi della fase euforica (ipomania)

In questa fase, almeno 3 dei seguenti sintomi devono essere presenti e persistenti.

  • Autostima ipertrofica: il soggetto ha una notevole e spropositata considerazione di sé;
  • Ridotto bisogno di sonno: ad esempio, sentirsi riposati dopo aver dormito solo 3 ore;
  • Maggiore loquacità o spinta continua a parlare;
  • Difficoltà di concentrazione;
  • Marcata sensazione di benessere, di efficienza fisica e mentale;
  • Comportamento iperattivo (dal punto di vista sociale, lavorativo, scolastico…) e stato di perenne agitazione;
  • Fuga di idee: il soggetto avverte la sensazione che i pensieri si succedano troppo in fretta;
  • Coinvolgimento in attività azzardate (spese eccessive, affari avventati, ecc.)

In questa fase, familiari o amici del paziente affetto notano un chiaro e insolito cambiamento del suo modo di agire in più ambiti della vita quotidiana, che tuttavia non portano a una grave compromissione delle capacità lavorative, né determinano un completo rifiuto sociale.

Sintomi della fase distimica

Sono quelli tipicamente riscontrati nella distimia. In particolare ricordiamo:

  • Umore depresso per la maggior parte del giorno;
  • Scarsa autostima;
  • Pessimismo e sentimenti di disperazione;
  • Iperfagia o Iporessia (rispettivamente aumento o calo dell’appetito);
  • Astenia (senso di debolezza) o scarsa energia;
  • Difficoltà nel prendere decisioni.

Il quadro clinico può anche sfociare in episodi di depressione maggiore ed episodi di mania, quindi portare a un disturbo bipolare conclamato.
Il soggetto ciclotimico dunque sperimenta destabilizzanti sbalzi d’umore dovuti al passaggio dalla fase ipomaniacale a quella distimica. Nel quotidiano, ciò si manifesta con la pianificazione di progetti ambiziosi, entusiastici, poi improvvisamente abbandonati col sopraggiungere della distimia; oppure con l’incostanza nella vita lavorativa e di relazione.

È frequente che nella fase distimica risentano in modo amplificato delle conseguenze negative di quella euforica (ad esempio, di problemi finanziari dovuti a investimenti avventati). Nonostante questi sintomi siano più sfumati rispetto a quanto si riscontra nel disturbo bipolare, un umore così scostante è deleterio e stremante per chi ne è affetto e per chi gli sta vicino.

Disturbo ciclotimico

La ciclotimia è un disturbo bipolare lieve, nel quale fasi maniacali di perattività si alternano senza equilibrio a fase di distimia o depressione,

Cause di ciclotimia

Qual è l’origine della ciclotimia? Come per gli altri disturbi dell’umore, anche per la ciclotimia più fattori concorrono all’origine della malattia e sono di carattere genetico, biologico e sociale.

Modello genetico: il rischio di sviluppare ciclotimia è maggiore del 10% nei parenti di primo grado di soggetti affetti da bipolarismo o ciclotimia. La componente ereditaria nell’eziologia dei disturbi dello spettro bipolare (bipolarismo ereditario) è notevole e maggiore rispetto a qualsiasi altro disturbo psichiatrico.

Modello biologico: il sistema nervoso ha un ruolo centrale nell’origine e nei meccanismi della ciclotimia. Questa rete di segnali, alla base dei nostri movimenti quanto dei nostri pensieri, umori e comportamenti, è assai complessa e delicata. Ne consegue che un’alterazione degli equilibri neurochimici si ripercuote sul tono dell’umore, sui ritmi del sonno e di conseguenza sulla sintomatologia. Nel caso specifico delle fasi euforiche del disturbo, alla base dello squilibrio ci sarebbe un aumento dei livelli di noradrenalina, serotonina e dopamina (neurotrasmettitori della classe delle monoammine). Al contrario, nella fase distimica si riscontra un difetto nel funzionamento di questi neurotrasmettitori. Ciò è importante per la terapia farmacologica e anche perché alcune stupefacenti, stimolando il rilascio delle monoammine, possono esacerbare i sintomi dell’ipomania.

Modello sociale: l’ambiente sociale, stress ed eventi particolarmente significativi possono incentivare l’insorgenza di un episodio ipomaniacale.

Diagnosi di disturbo ciclotimica

Fondamentale è escludere che all’origine del disturbo, soprattutto dell’ipomania, ci sia l’abuso di sostanze o una disfunzione tiroidea (nello specifico, ipertiroidismo). Il medico potrà fare diagnosi di esclusione prescrivendo:

  • Screening tossicologico in sangue e urine;
  • Funzionalità epatica;
  • Funzionalità tiroidea (TSH; fT3 e fT4);
  • Funzionalità renale (azotemia, creatininemia);
  • Test e dosaggio del rame nelle urine (per escludere malattie autoimmuni o genetiche che potrebbero determinare alterazioni del tono dell’umore);

Gli esami di routine sono utili anche a una valutazione preliminare in funzione della terapia farmacologica, poiché alcuni farmaci potrebbero interferire con la funzionalità cardiaca, renale ed epatica o essere mal tollerati dal paziente.

Escluse cause organiche o da abuso, il passo successivo verso la diagnosi sarà una valutazione psicologica del paziente e un’anamnesi (ovvero una raccolta di informazioni e sensazioni che potrebbero essere utili a chiarire il quadro clinico) che coinvolga anche i familiari, data l’importanza della componente genetica nell’eziologia del disturbo.

La valutazione psicologica per gli episodi maniacali si serve inoltre di test specifici per la valutazione degli episodi maniacali: uno di questi è il YMRS (acronimo per Young Mania Rating Scale), un questionario di undici domande a risposta multipla utilizzato dagli psichiatri per valutare l’entità degli episodi maniacali o ipomaniacali in bambini e giovani adulti. Il test si basa sulle percezioni soggettive del paziente riguardo i suoi sintomi fino alle 48 ore precedenti. Il questionario permette di differenziare, in base al punteggio ottenuto, l’ipomania dalla più grave mania e, di conseguenza, aiuta nella diagnosi differenziale tra ciclotimia e disturbo bipolare. Il test è stato riadattato all’auto-valutazione ed è disponibile anche come test online, ma va sottolineato che è più attendibile se svolto da un esperto.

Infine, per confermare la diagnosi devono essere soddisfatti i criteri forniti dal DSM-IV:

  1. Riscontro di numerosi episodi ipomaniacali per almeno due anni (un anno per bambini e adolescenti), alternati a sintomi depressivi lievi, che non soddisfano i criteri per la diagnosi di Episodio Depressivo Maggiore;
  2. Nell’arco di tale intervallo, i sintomi non cessano per più di due mesi;
  3. Durante i primi due anni di malattia non è stato riscontrato un Episodio Depressivo Maggiore o un Episodio Maniacale.
  4. I sintomi non sono inquadrabili in altre patologie di carattere psichiatrico (come altri disturbi dell’umore o schizofrenia).
  5. I sintomi non sono riconducibili all’abuso di sostanze o a patologie mediche sottostanti.
  6. I sintomi causano disagio significativo al soggetto e si ripercuotono sulla sua vita sociale e lavorativa.

Terapia della ciclotimia

Esiste una cura eficace per la ciclotimia? Il trattamento per il disturbo ciclotimico è sia farmacologico che psicologico.

È importante educare il paziente e i familiari sul decorso della malattia e sui sintomi. Il paziente dovrà imparare a riconoscere i prodromi delle ricadute e cessare i comportamenti dannosi (ad esempio, l’uso di sostanze stupefacenti) che potrebbero incentivarle. La comprensione e la correzione dei comportamenti disfunzionali sono anche uno dei target della psicoterapia, che aiuterà il paziente a gestire gli episodi critici e lo stress che ne deriva. Ci si avvale anche di terapia familiare e terapia di gruppo. Quest’ultima può rivelarsi un ottimo sostegno per il paziente.

Perché la terapia farmacologica abbia successo è fondamentale che il paziente la segua di buon grado e con precisione: alcuni farmaci (il litio, ad esempio) hanno un effetto sul lungo termine e assumerli in modo non costante può dare importanti ricadute. Sarà compito del medico informare il paziente ciclotimico degli effetti collaterali e raccomandargli alcune precauzioni per quanto riguarda la dieta e l’interazione della terapia con altri farmaci (anche semplici analgesici), che potrebbe causare delle complicanze organiche.
Le classi di farmaci usati per il trattamento della ciclotimia sono gli stessi del disturbo bipolare, ciò che cambierà sarà il dosaggio.

  • Stabilizzatori dell’umore:
    • Litio: per il trattamento degli episodi ipomaniacali e la prevenzione sul lungo termine. È il farmaco di prima scelta se c’è l’intenzione da parte del paziente di assumerlo per almeno tre anni. Il dosaggio dipende dalla funzionalità renale del paziente e dalla formulazione del farmaco. Vanno controllati anche funzionalità tiroidea, eventuali gravidanze e la funzionalità cardiaca (tramite ECG).
    • Acido valproico e Lamotrigina: sono anche anticonvulsivanti (usati cioè per prevenire le convulsioni causate da crisi epilettiche) che possono sostituire o aggiungersi al litio.
    • Carbamazepina: è usata nei casi resistenti al trattamento. Il suo utilizzo andrà monitorato con esami del sangue e altri controlli per via dei molteplici effetti collaterali.
  • Antipsicotici: vengono usati nel caso gli stabilizzanti dell’umore non siano stati efficaci.
  • Ansiolitici: vengono prescritti per ripristinare un corretto ciclo sonno-veglia.
CICLOTIMIA: cause, sintomi e cura del disturbo dell’umore ciclotimico
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