CALCOLI RENALI: cause, sintomi e terapia

Calcoli renali

I calcoli renali sono costituenti poco solubili, facenti parte delle urine, che vi precipitano formando degli ammassi cristallini di dimensioni variabili. La loro presenza può danneggiare le vie urinarie e ostacolare il normale flusso di urina, determinando un quadro clinico definito calcolosi renale o urolitiasi.

Origine, composizione, classificazione, incidenza di calcoli renali

Ad oggi l’incidenza di calcolosi renale in Italia è di 300 ogni 10mila abitanti (3%). Ma cosa porta a una patologia così diffusa? Per capirlo è importante chiarire come questi “sassolini” si formino nel nostro apparato urinario e quali fattori di rischio incidono sulla loro formazione.
Il rene è il principale “depuratore” del nostro organismo: il suo obiettivo, oltre a mantenere una corretta idratazione regolando l’eliminazione di acqua, è regolare la concentrazione di elementi importanti per il corretto funzionamento del corpo (sali minerali come il sodio, che assumiamo con il sale, o il calcio, importante per le ossa e moltissime altre funzioni) ed eliminare tutto quello che è in eccesso (residui del metabolismo, di farmaci ecc.). Il rene compie queste funzioni producendo urina: essa quindi sarà composta da acqua, calcio, potassio, residui e altre sostanze.

Molti fattori possono influire sul rene e quindi sulla composizione dell’urina, portando in questo caso alla formazione di calcoli. Essi nascono da costituenti che, presenti a concentrazioni elevate e in alcune condizioni, si aggregano e precipitano nelle vie urinarie. Le vie urinarie iniziano con i calici renali e la pelvi, una struttura simile a un imbuto che accoglie l’urina prodotta dal rene, e proseguono con l’uretere, un “tubicino” lungo circa trenta centimetri che collega la pelvi renale alla vescica, il vero e proprio “serbatoio” di urina.
Chiariamo cosa sia la precipitazione con un esempio: immaginiamo di versare tanto zucchero in una tazzina di caffè e poi mescolare. Se lo zucchero è troppo, lo ritroveremo sul fondo della tazzina poiché, in proporzione alla quantità di caffè, era in dosi eccessive per essere disciolto. L’eccesso della sostanza (in questo caso, lo zucchero) che non verrà disciolto è il precipitato.

Come lo zucchero nel caffè, anche nell’urina sono disciolte molte sostanze: alcune di esse, se in eccesso, formano dei precipitati che possono essere piccoli, come i cristalli urinari, oppure avere dimensioni superiori ed essere veri e propri calcoli.
Qual è il destino dei calcoli? Alcuni sono grandi e immobili e difficilmente si spostano lungo il tratto urinario; altri invece sono mobili e causano per questo il sintomo tipico di calcolosi, ovvero la colica renale.

I calcoli sono composti da:

  • Sali di calcio: Costituiscono il 70% dei calcoli. Sono radiopachi, ovvero facilmente visibili con esami radiologici convenzionali.
    In particolare ricordiamo:
    1. Ossalato di calcio (un sale formato da calcio e acido ossalico);
    2. Fosfato di calcio (il calcio si associa al fosfato e con esso precipita);
  • Struvite (una sostanza composta da fosfato, magnesio e ammonio, un derivato dell’ammoniaca): sono più frequenti nelle donne e vengono diagnosticati tardi, quando hanno raggiunto dimensioni importanti. Raramente sono mobili e spesso sono associati a infezioni del tratto urinario.
  • Acido urico: un prodotto di scarto del nostro metabolismo. I calcoli di acido urico vengono chiamati anche renella e sono più frequenti nei maschi. Sono tipicamente piccoli come granelli di sabbia e spesso vengono espulsi senza dare sintomi premonitori; tuttavia se superano i 5mm possono ostruire gli ureteri. Non essendo visibili alla radiografia, sono definiti radiotrasparenti.
  • Cistina: deriva dal catabolismo della cisteina, un amminoacido. Si trova nelle urine in pazienti con difetti del metabolismo o dell’assorbimento della cisteina.

Cause di calcolosi renale

La formazione dei calcoli dipende da alcune condizioni. Alcuni fattori che favoriscono la calcolosi poiché causano nell’organismo uno squilibrio che il rene tenta di correggere eliminando quantità superiori di tali sostanze.

Aumentata escrezione urinaria di calcio. Essa può essere dovuta a:
Ipercalciuria idiopatica: un aumento del calcio eliminato dal rene per cause non meglio determinate;
Acidosi tubulare distale, una malattia renale che porta il rene a eliminare più calcio;
Iperparatiroidismo: malattia endocrina che causa un aumento notevole del calcio nel sangue (di conseguenza aumenterà la quantità di calcio filtrata dal rene);
Alimentazione: un esempio è l’eccessiva assunzione di latte, ricco di calcio, per via dell’ulcera gastrica. In soggetti normali ciò non ne determina una maggiore eliminazione, ma in soggetti predisposti (esempio, pazienti con ipercalciuria idiopatica) questo fattore può accelerare ulteriormente la formazione dei calcoli.
Aumentata escrezione di acido ossalico: per cause genetiche, malassorbimento intestinale o eccessiva assunzione;
Aumentata escrezione di acido urico: ciò avviene se è presente in elevate quantità, ad esempio nella gotta o a causa di alcuni farmaci;

Altri fattori, invece, non dipendono strettamente dall’escrezione renale. Tra essi ricordiamo:

  • Ostruzione cronica urinaria: un’ostruzione delle vie urinarie causa un ristagno di urina, che si accumula a monte dell’ostruzione. L’accumulo facilita fenomeni di precipitazione.
  • Infezioni delle vie urinarie: in particolare, il batterio Proteus Mirabilis altera il pH urinario, rendendolo meno acido, e innalza i livelli di ammonio, che è uno dei costituenti dei calcoli di struvite.

Un aumento delle sostanze sopracitate porta alla calcolosi per via di due meccanismi:

Sovrasaturazione di alcuni costituenti dell’urina. La solubilità dei costituenti dei calcoli dipende da un fine equilibrio chimico che può essere alterato da:
Aumento della loro concentrazione (che dipende dalla quantità di tali sostanze come dalla quantità di urina in cui sono disciolte)
Aumento dei cristalli urinari (solitamente presenti in piccole quantità);
pH: un suo aumento facilita la formazione di calcoli di struvite e di calcio; una sua riduzione invece la formazione di renella.
Alterazioni della composizione dell’urina favorenti la precipitazione di cristalli: normalmente nell’urina sono presenti sostanze che impediscono ai cristalli di precipitare. Un difetto di tali inibitori facilita invece la loro deposizione, che innescherà a sua volta la precipitazione degli elementi disciolti fino alla formazione di calcoli. Esempi di inibitori sono il citrato, la proteina di Tamm-Horsfall e il pirofosfato inorganico.

Fattori di rischio per i calcoli renali

Alcuni fattori, seppur non causanti direttamente la calcolosi, possono predisporre alla sua insorgenza. Tra essi riconosciamo:
• Cause genetiche;
• Età (l’incidenza aumenta tra i 35-40 anni e 45-50 anni);
• Obesità;
• Ridotto apporto di acqua (la disidratazione porta il rene a riassorbire più acqua e produrre urine più concentrate);
• Dieta: assunzione eccessiva di calcio, proteine animali, fruttosio, ossalato, ecc.

Sintomi di calcoli renali

I calcoli più piccoli sono eliminati in modo asintomatico; tuttavia la presenza di calcoli più grandi causa manifestazioni cliniche tipiche della colica renale quali:

  • Dolore: il particolare dolore dovuto all’ostruzione di un calcolo renale si chiama colica. Origina in zona lombare, si irradia all’inguine e ha un andamento tipico: aumenta fino a un picco e poi si riduce, per poi ripresentarsi (in medicina è definito dolore sinusoidale). La causa è la dilatazione a monte dell’ostruzione, a cui consegue un tentativo della muscolatura di “spingere” in avanti il calcolo per eliminarlo; gli spasmi della muscolatura stimolano fibre nervose dolorifiche. Spesso le coliche renali vengono definite impropriamente come “dolore ai reni“, “mal di reni” o “male ai reni“. In alcune fasi sub-acute viene confuso con mal di schiena di origine osteo-muscolare o con un dolore di tipo gastritico o intestinale.
  • Pollachiuria: ovvero l’aumento della frequenza con cui si va a urinare;
  • Stranguria: il paziente urina con difficoltà perché sente un forte bruciore;
  • Ematuria: presenza di sangue nelle urine. Esso raramente è visibile a “occhio” (le urine sarebbero rosse), ma più spesso solo al microscopio;
  • Mancanza di posizione antalgica, ovvero la posizione che un paziente con forte dolore cerca per avere sollievo. In caso di colica, il paziente non riesce nell’intento.
  • Sintomi neurovegetativi: durante la colica vengono stimolate alcune vie nervose che causano:
    • nausea
    • vomito
    • meteorismo
  • Idronefrosi: a volte il calcolo, ostruendo la via di uscita dell’urina, causa un suo aumento a monte dell’ostruzione. Molto spesso ciò accade a livello dell’uretere, che può dilatarsi. Il continuo accumulo di urina sul lungo termine coinvolge il rene che, come una spugna, si gonfia e si ingrossa.

Diagnosi di nefrolitiasi

Il primo passo è un’attenta valutazione clinica dei sintomi (se presenti) accompagnata da esami di laboratorio e strumentali.

Gli esami di laboratorio permettono di indagare eventuali anomalie che potrebbero causare calcolosi e sue recidive.
– Dosaggio del PTH nelle 24h e vitamina D;
– Calcemia, uricemia, fosfatemia, azotemia;
Creatinina ed elettroliti per la funzionalità renale;
Esame delle urine:
– Dosaggio di calcio, acido urico, cistina e fosfati;
– pH;
– L’esame microscopico del sedimento evidenzierà cristalli ed ematuria;
Ecografia renale: dà indicazioni generiche sulla presenza di calcoli a prescindere dalla loro composizione, tuttavia non individua quelli troppo piccoli.
• La radiografia diretta permette di individuare solo i calcoli radiopachi (di ossalato e fosfato di calcio).
Urografia: non viene eseguita spesso poiché potrebbe acuire il dolore del paziente, già nel pieno di una colica renale; tuttavia è efficace nell’individuare i calcoli radiotrasparenti.
TAC: utile per individuare dilatazioni delle vie urinarie e localizzare i calcoli.

Terapia e rimedi naturali

Cosa fare nel caso siano riscontrati dei calcoli ai reni? Esistono cure per i calcoli renali? La cura principale per la calcolosi renale è in realtà la prevenzione, come per la maggior parte delle patologie mediche.

Dieta

Cosa mangiare:

Correggere alcune abitudini alimentari è un aiuto importante contro la calcolosi renale. Ecco alcuni consigli:

  • Assumere più acido citrico, di cui il succo di limone è ricco;
  • Bere più acqua (2-3 L al giorno) per produrre più urina e facilitare l’espulsione dei calcoli;
  • Alcune tisane (a base di finocchio, tarassaco, liquirizia e molte altre) aiutano la diuresi e la prevenzione, tuttavia vanno assunte con attenzione in caso di problemi cardiaci o renali e non costituiscono una terapia definitiva.

Cibi da evitare

Ecco invece cosa non mangiare:

  • Alimenti ricchi di proteine animali, ovvero carni rosse;
  • Alimenti ricchi di ossalato (spinaci, bietole, tè verde…);
  • Alimenti ricchi di calcio e sodio;
  • Eccesso di bevande a base di cola, ricca di fosfati.
  • Frutti di mare, acciughe, caviali e tutti gli alimenti contenenti acido urico.

Terapia farmacologica

  • Disinfettanti delle vie urinarie in caso di infezioni;
  • Farmaci acidificanti o alcalinizzanti le urine (in base a quale alterazione del pH abbia causato la formazione del calcolo);
  • FANS e altri antidolorifici sono spesso usati per alleviare il dolore del paziente; per la nausea e il vomito talvolta vengono prescritti antiemetici.
  • I diuretici sono particolarmente utili per i calcoli di calcio.

Terapia chirurgica

La terapia chirurgica punta a frantumare il calcolo dopo averlo localizzato tramite un cateterino inserito all’interno dell’uretere, con tecniche denominate litotrissia endoscopica ureteroscopica, nel caso il catetere venga inserito partendo dall’uretra e poi fatto risalire tramite vescica e uretere, o nefrolitotomia percutanea, nel caso l’uretere venga raggiunto pungendo la parete dell’addome. Spesso queste due tecniche possono essere combinate, specialmente in caso di litiasi della pelvi renale. In altri casi, il chirurgo urologo potrà direttamente asportare il calcolo tramitepielotomia o nefrotomia (ovvero l’incisione chirurgica della pelvi renale o del rene stesso).

Litotrissia transcutanea o percutanea

Questa tecnica recente permette di frantumare i calcoli “bombardandoli” con una serie di brevi onde d’urto trasmesse dall’acqua in una vasca in cui il paziente è immerso. In tal modo è più facile espellere i calcoli frantumati con le urine.

Calcoli renali in gravidanza

La calcolosi renale in gravidanza è un’evenienza da non sottovalutare. Infatti, alcuni trattamenti come la litotrissia extracorporea o la nefrolitotomia percutanea non possono essere effettuati a causa dei possibili danni che potrebbe avere il feto. La terapia viene quindi attentamente ponderata dagli specialisti, e può essere medica, e quindi conservativa, o chirurgica.

CALCOLI RENALI: cause, sintomi e terapia
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