ANGIOPLASTICA: indicazioni, rischi e durata della dilatazione delle arterie con palloncino

L’angioplastica percutanea transluminare (PTA) è una tecnica medica che consente la dilatazione mediante un palloncino di una porzione di un vaso sanguigno parzialmente ostruito, generalmente a causa di placche aterosclerotiche. L’angioplastica viene utilizzata soprattutto in cardiologia emodinamica per dilatare le arterie coronarie ristrette od occluse (PTCA), sia in urgenza nelle persone con un infarto in atto, sia nelle persone con una cardiopatia ischemica non sintomatica.

Premesso che ogni arteria può teoricamente essere trattata mediante procedura di angioplastica, le altre sedi tipicamente trattate sono le arterie carotidi e le arterie degli arti inferiori. I rischi di questa tecnica sono principalmente legati a emorragie o danni alle pareti dei vasi sanguigni interessati, ma in genere se viene proposta questa procedura, i benefici sono di gran lunga maggiori delle possibili complicanze.

La durata della procedura va da poche decine di minuti ad alcune ore, e di solito necessita di un breve ricovero per il monitoraggio dopo l’esecuzione dell’esame.

Angioplastica

Cos’è un angioplastica e come si fa?

L’angioplastica percutanea transluminare (PTA) è una tecnica medica che consente la dilatazione di una porzione di un vaso sanguigno parzialmente ostruito, generalmente a causa di placche ateromatiche. L’aterosclerosi è una malattia vascolare tipica dell’età adulta e avanzata. Si tratta di un’infiammazione cronica della parte più interna dei vasi sanguigni (quella a diretto contatto con il sangue), nello specifico delle arterie di media e grande dimensione.

L’aterosclerosi non va confusa con l’arterosclerosi, che non è altro che il normale progressivo indurimento delle arterie nelle persone adulte e anziane. In ogni caso, le due patologie sono spesso entrambe presenti nelle persone di età avanzata.

L’accumulo di grassi e globuli bianchi sulle pareti interne dell’arteria (ateromi o placche aterosclerotiche) può generare, con il passare del tempo, gravi patologie, come infarto, ictus, angina pectoris.
L’aterosclerosi è una malattia piuttosto comune, in Italia e nei paesi industrializzati, dovuta ad abitudini alimentari e di vita che ne favoriscono l’insorgenza.

I pericoli dell’aterosclerosi sono molteplici: un’occlusione parziale di un vaso sanguigno può causare interruzione del normale flusso circolatorio e quindi infarti o ictus, inoltre, se porzioni di queste placche aterosclerotiche si staccano dall’origine, entrano nella circolazione sanguigna e possono creare trombosi o embolie.

L’angioplastica è una tecnica chirurgica meno invasiva di altri interventi volta a ridurre la stenosi (restringimento) del vaso sanguigno.
Indipendentemente dalle arterie interessate (coronarie, femorali, poplitee, carotidea) il procedimento dell’angioplastica percutanea transluminare viene realizzato con un catetere (a palloncino) che scorre nel vaso sanguigno fino al punto della lesione arteriosa e della placca da eliminare. In corrispondenza della stenosi (restringimento del vaso) il palloncino viene gonfiato e ripristina il lume (diametro) dell’arteria favorendo il normale flusso di sangue al suo interno.

La condizione e posizione esatta delle arterie si rileva con due esami estremamente precisi: l’angiografia dei vasi arteriosi e l’eco-doppler arterioso e venoso. A differenza dell’angiografia, il doppler arterioso e venoso non prevede l’utilizzo di raggi X nè di mezzo di contrasto che può causare reazioni allergiche, sensazione di nausea, fastidio, etc, ma utilizza una sonda ad ultrasuoni (sonda ecografica), che non sono pericolosi per il paziente.

In ogni caso, l’angioplastica viene sempre eseguita in contemporanea ad un esame angiografico, che permette di evidenziare con precisione il decorso e la forma dei vasi sanguigni.

Tipi di angioplastica più frequenti

Le angioplastiche più frequenti coinvolgono prevalentemente:

  • le arterie coronarie, cioè le arterie che conducono il sangue ricco di ossigeno al cuore;
  • le arterie iliache, che derivano dall’arteria principale del corpo, l’aorta, da cui iniziano all’altezza dell’ombelico;
  • le arterie femorali, che sono il proseguimento delle arterie iliache esterne iniziano dietro al legamento inguinale e terminano quasi all’altezza del ginocchio dove diventano arterie poplitee;
  • le arterie poplitee;
  • le arterie carotidi, responsabile insieme all’arteria vertebrale dell’irrorazione del sistema nervoso centrale e della struttura facciale.

L’angioplastica coronarica è la modalità meno invasiva per intervenire sui tratti delle coronarie ostruite da placche aterosclerotiche. Inoltre, in caso di infarto, è la modalità migliore di intervento al cuore per riaprire l’arteria, ripristinare velocemente il flusso sanguigno e ridurre i danni dovuti alla mancanza seppure temporanea di sangue.
Le coronarie possono essere distinte in due vasi arteriosi principali che originano dall’aorta: arteria coronaria destra e arteria coronaria sinistra.

  • L’arteria coronaria sinistra si ramifica in arteria interventricolare anteriore (o discendente anteriore) ed irrora l’atrio ed il ventricolo sinistri del cuore.
  • L’arteria coronaria destra irrora l’atrio ed il ventricolo destri del cuore.

Per effettuare un’angioplastica coronarica, è necessario individuare la posizione esatta delle placche che ostruiscono il flusso sanguigno.
La coronarografia (angiografia coronarica o cateterismo cardiaco coronarico) utilizza un mezzo di contrasto ed i raggi X per vedere esattamente le arterie al loro interno. Generalmente dalla zona pelvica (inguine, all’altezza dell’arteria femorale) vengono introdotti dei tubicini di piccole dimensioni (cateteri) che scorrono fino alle coronarie. Il mezzo di contrasto iniettato nel catetere permette di rilevare, attraverso i raggi X, la posizione e la dimensione di eventuali ostruzioni.

Angioplastica coronarica

Per l’angioplastica coronarica (PTCA) viene inserito un altro catetere, detto catetere a palloncino, che viene gonfiato in corrispondenza della placca spingendola verso la parete dell’arteria e causandone la rottura con conseguente allargamento del lume del vaso ed aumento del flusso sanguigno.

L’angioplastica coronarica è preferita, dove possibile, all’intervento al cuore di bypass coronarico per varie ragioni. Non prevede incisioni nè anestesia generale ed il tempo di degenza e recupero è notevolmente ridotto.

Tuttavia, con l’angioplastica è possibile che le placche ricompaiano: per ridurre al minimo questo rischio, intorno al catetere a palloncino viene applicato uno stent, cioè un piccolo tubicino a struttura retiforme che sostiene la parete dell’arteria. Lo stent medicato è uno stent con farmaci a rilascio graduale e costante nell’arteria con lo scopo di impedire la formazione di una nuova ostruzione.

Angioplastica degli arti inferiori

L’angioplastica degli arti inferiori (PTA femorale e PTA poplitea) avviene in sala angiografica. Esattamente come per l’angiografia coronarica, l’angiografia degli arti inferiori si svolge tramite un catetere inserito nel circuito sanguigno. Non è prevista anestesia generale, bensì un’anestesia locale a livello inguinale.

Attraverso il mezzo di contrasto contenuto nel catetere, l’angiografia degli arti inferiori permette la visualizzazione con i raggi X di eventuali occlusioni o restringimenti. Anche in questo caso, l’inserimento di un catetere con palloncino permetterà, una volta raggiunta l’occlusione, di spingere la placca contro la parete arteriosa e di aumentare le dimensioni del lume dell’arteria, con conseguente miglioramento della circolazione.
Per evitare ulteriori ostruzioni a seguito dell’intervento, può essere introdotto con il catetere uno stent, cioè la già menzionata protesi metallica che sostenga le pareti dell’arteria e riduca al minimo la formazione di nuove placche.

L’angioplastica degli arti inferiori è minimamente invasiva e non dolorosa. Un leggero fastidio può essere percepito con l’iniezione dell’anestetico nella zona inguinale o a livello dell’occlusione del vaso sanguigno quando il palloncino viene gonfiato.

Per lo studio delle arterie e delle vene degli arti inferiori e delle carotidi, l’eco-doppler arterioso e venoso fornisce informazioni estremamente dettagliate circa il flusso sanguigno in maniera meno invasiva dell’angiografia. A seconda della condizione del paziente è il medico a valutare quale sia la metodica più indicata.

Angioplastica carotidea

L’angioplastica carotidea permette di rimuovere eventuali occlusioni a livello delle carotidi. L’angiografia o il doppler arterioso e venoso individuano l’occlusione e successivamente il catetere a palloncino viene inserito nel circuito sanguigno in corrispondenza della placca e gonfiato per allargare il lume dell’arteria carotidea. L’inserimento dello stent riduce il rischio che nuove placche si formino in queste arterie, fondamentali per una corretta ossigenazione del cervello.

Rischi di un’angioplastica

Nonostante si tratti di una metodologia poco invasiva ed estremamente collaudata, l’angioplastica non è un intervento senza rischi. Durante l’intervento possono insorgere delle complicazioni di carattere generale o specifiche, a seconda del tipo di angioplastica. Circa i rischi generali, durante l’angioplastica si può verificare:

  • dolore
  • emorragiesanguinamenti
  • sviluppo di ematomi nell’area in cui viene inserito il catetere
  • perforazione dell’arteria interessata con la complicazione di un’eventuale emorragia
  • reazioni allergiche al mezzo di contrasto possono essere di lieve entità ma possono anche causare (nei casi più gravi) problemi respiratori e shock anafilattici.
  • in alcuni casi, l’effetto nefrotossico del liquido di contrasto può causare lo sviluppo di insufficienza renale.

Ulteriori rischi riguardano la distruzione della placca ateromatica: durante la rottura, può accadere che dei frammenti – emboli – inizino a circolare nel flusso sanguigno causando altre occlusioni con conseguenze gravi. Un’occlusione a livello delle arterie coronarie può generare un’ischemia miocardica (assenza temporanea di sangue) o un infarto.

Un’occlusione a livello delle arterie carotidee può causare un ictus cerebrale. Infine, può verificarsi una complicanza tardiva che consiste nell’ostruzione dell’arteria trattata con angioplastica. Per questa ragione, a seguito dell’intervento di angioplastica, al paziente viene prescritta una terapia con farmaci antiaggreganti. Gli antiaggreganti agiscono sulle piastrine riducendo il rischio che si formino trombi nel circolo sanguigno.

Durata dell’intervento e degenza media

Trattandosi di un intervento minimamente invasivo, generalmente la durata di un’angioplastica varia dai 30 minuti alle due ore, salvo complicazioni.
La degenza in ospedale è breve, uno o due giorni.
Il recupero totale avviene in una settimana circa; i tempi inevitabilmente si dilatano se l’angioplastica è stata eseguita come intervento d’urgenza, ad esempio a seguito di un infarto del miocardio.

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