GLICEMIA ALTA o IPERGLICEMIA: sintomi e cause del glucosio alto nel sangue

Il riscontro di glicemia alta è un dato frequente, specialmente nelle persone adulte o anziane. Avere valori a digiuno di glicemia elevati non significa automaticamente essere diabetici, anche se è un campanello d’allarme che deve portare ad approfondimenti. Le principali cause di iperglicemia sono il diabete mellito di tipo 2 e di tipo 1, l’uso di farmaci contententi glucosio o di cortisone, e, banalmente, il non essere a digiuno prima di effettuare la misurazione. I sintomi principali di glucosio alto sono le minzioni frequenti, la sete

Glicemia alta

Hai ritirato l’esito delle analisi del sangue ed hai riscontrato una glicemia alta? Nel seguente articolo viene affrontato l’argomento in tutte le sue sfaccettature. Se ti resta qualche dubbio alla fine della lettura, fai la tua domanda nei commenti alla fine dell’articolo.

Cos’è il glucosio

Il glucosio è uno zucchero semplice avente formula molecolare C6H12O6; con i suoi 6 atomi di carbonio, è classificato come glucide esoso, una sottocategoria dei monosaccaridi. Il glucosio si ottiene per idrolisi di carboidrati quali il lattosio, la cellulosa, il glicogeno e il saccarosio.
Per indicare i livelli di glucosio nel sangue si usa il termine glicemia. I valori della glicemia dipendono dall’introduzione del glucosio nell’alimentazione, dall’utilizzo del glucosio da parte dei tessuti muscolari, dalle riserve epatiche di glicogeno e dall’intervento degli ormoni deputati alla regolazione del livello glicemico nel sangue come il glucagone, che ha un effetto iperglicemizzante (alza la glicemia), e l’insulina, che esercita un’azione ipoglicemizzante (abbassa la glicemia).
Combinato con altri monosaccaridi, il glucosio dà vita a disaccaridi quali il saccarosio, composto da glucosio e fruttosio, il maltosio e il lattosio (il principale zucchero del latte). 

A cosa serve il glucosio

Il glucosio è il monosaccaride più utilizzato dagli organismi viventi. Una possibile spiegazione di ciò è la sua minor tendenza, rispetto ad altri zuccheri esosi, a reagire con i gruppi amminici delle proteine. Questa reazione, detta glicazione, compromette o distrugge l’attività enzimatica, provocando molte delle complicazioni del diabete, quali la neuropatia periferica, l’insufficienza renale o la cecità.
Oltre ad essere il prodotto finale della fotosintesi, il glucosio è un combustibile onnipresente in biologia utilizzato come fonte di energia essenziale per i globuli rossi, i muscoli e il cervello.
Attraverso la glicolisi, il glucosio viene scisso in molecole più semplici, cedendo energia prevalentemente sotto forma di ATP.
Gli organismi utilizzano il glucosio come precursore per la sintesi di varie sostanze importanti. Amido, cellulosa e glicogeno sono comuni polimeri del glucosio (polisaccaridi). Alcuni di questi polimeri (amido e glicogeno) fungono da riserve di energia, mentre altri (cellulosa e chitina) hanno ruoli strutturali.

Regolazione corporea della glicemia: secrezione di insulina e glucagone

Le reazioni ormonali regolano la concentrazione di zuccheri nel sangue. Il range di normalità della glicemia è compreso tra 60 e 110 mg/dL (milligrammi di glucosio per decilitro di sangue); i principali ormoni coinvolti nella regolazione della glicemia sono l’insulina e il glucagone. Questi vengono prodotti nel pancreas, la ghiandola endocrina maggiormente implicata nel metabolismo del glucosio e, in particolare, nelle isole di Lagerhans.
Glucagone. Quando la concentrazione di glucosio nel sangue scende a livelli pericolosi (come in caso di digiuno prolungato), le cellule alpha del pancreas rilasciano il glucagone, un ormone dall’azione iperglicemizzante. Il glucagone è anche coinvolto nella glicogenolisi, cioè nella conversione delle riserve epatiche di glicogeno in glucosio.
Insulina. Quando la glicemia aumenta, anche a seguito della conversione del glicogeno o della digestione di un pasto ricco di carboidrati, le cellule beta presenti nelle isole di Lagerhans rilasciano un altro ormone, l’insulina, che fa si che il fegato converta il glucosio in glicogeno (glicogenesi) e che le cellule muscolari e adipose utilizzino il glucosio plasmatico attraverso il GLUT 4 trasportatore, abbassando così la glicemia.

Glicemia valori alti

Come si può constatare nelle tabelle dei valori della glicemia, quando la glicemia a digiuno è compresa nel range 100-125 mg/dL si parla di alterata glicemia a digiuno (IFG), mentre se misurata dopo 2 ore dal pasto è compresa tra 140 e 200 mg/dL siamo di fronte ad alterata tolleranza al glucosio (IGT). Si tratta in entrambi i casi di una condizione prediabete che si verifica quando i livelli di glucosio sono più alti del normale, ma non abbastanza per una diagnosi di diabete (< 126 mg/dL a digiuno) e comporta un aumentato rischio di sviluppare il diabete di tipo 2.
Anche in presenza di iperglicemia, l’organismo è capace di tenere la situazione sotto controllo sercenendo più insulina e inibendo il rilascio del glucagone.
Quando però questo meccanismo autoregolatore non funziona, lo sconfinamento per eccesso del tasso glicemico causa dei disturbi.

Diagnosi di diabete: criteri con glicemia ed emoglobina glicata

La diagnosi di diabete si basa attualmente sull’esame della glicemia a digiuno, sull’OGTT (Test Orale di Tollerenza al Glucosio), che comporta il monitoraggio della glicemia dopo 2 ore dalla somministrazione di 75 g di glucosio, e sul riscontro della glicemia casuale.
Siamo in presenza di diabete mellito quando:

  1. la glicemia a digiuno è uguale o superiore a 126 mg/dL;
  2. si riscontra una glicemia da carico orale di glucosio maggiore o uguale a 200 mg/dL
  3. l’emoglobina glicata (HbA1c) è maggiore di 48mmol/mol (ovvero è maggiore di 6.5% secondo la nuova unità di misurazione)
  4. la glicemia casuale è >= 200 mg/dL in almeno due diversi riscontri o con associati i principali sintomi di iperglicemia.

L’emoglobina glicata HbA1c è un test di laboratorio che permette di valutare l’efficacia della terapia in atto, poichè dà un’idea dei livelli medi di glucosio nei 2-3 mesi precedenti alla misurazione.
Questo test misura la percentuale di emoglobina “glicata”, cioè legata al glucosio. Maggiore è la concentrazione di emoglobina glicata, minore è il controllo del diabete e più alto è il rischio di complicanze.

Glicemia alta: cause

L’eziologia dell’iperglicemia è multifattoriale. La principale causa di glicemia alta a digiuno o dopo un pasto è il diabete mellito, determinato da una carenza assoluta o relativa di insulina. Il diabete mellito può essere:
Diabete di tipo 1: compare in soggetti giovani ed è caratterizzato da mancata produzione di insulina;
Diabete di tipo 2: colpisce persone di qualunque età (ma soprattutto anziane), spesso obese, ed è causato dall’incapacità delle cellule di utilizzare l’insulina (insulino-resistenza). Nei pazienti con diabete mellito di tipo 2 quindi i valori di insulinemia possono essere normali o addirittura elevati: solo nelle fasi avanzate della malattia il pancreas perde la capacità di secernere insulina.
Altri fattori da cui dipende un livello di glucosio alto sono:

  • endocrinopatie
  • pancreatite
  • malattie del fegato
  • infarto del miocardio
  • sindrome metabolica con insulinoresistenza

Glicemia alta: sintomi

I seguenti sintomi sono generalmente associati a glicemia alta acuta o cronica; i primi 3 costituiscono la classica triade iperglicemica:

  • poliuria (minzione frequente)
  • polidipsia (intensa sensazione di sete)
  • polifagia (sensazione di fame esagerata)
  • visione offuscata
  • fatica
  • sonnolenza
  • dimagrimento
  • secchezza delle fauci
  • pelle secca
  • disfunzione erettile
  • infezioni ricorrenti
  • aritmia cardiaca
  • coma
  • convulsioni

Glicemia alta: conseguenze

L’iperglicemia cronica può produrre un’ampia gamma di complicanze tardive gravi quali danni ai reni, alla vista e al sistema cardiovascolare.

  • Nefropatia diabetica (compromissione della funzione dei reni): un cattivo controllo glicemico protratto per molti anni (15-20 anni) può provocare uno stato caratterizzato da una ridotta filtrazione glomerulare dovuta al danneggiamento dei vasi capillari. La nefropatia diabetica, che compromette irreversibilmente la funzionalità renale, colpisce più frequentemente i diabetici di tipo 1 e comporta microalbuminuria, insufficienza renale, pressione alta.
  • Retinopatia diabetica: nota anche come malattia oculare diabetica, è una malattia sistemica che colpisce i pazienti dopo molti anni dalla comparsa del diabete.
    La retinopatia diabetica è il risultato di un danno ai piccoli vasi sanguigni della retina. Nella forma non proliferante, i vasi hanno le pareti dilatate e, in seguito, possono crearsi edema e/o ischemia dovuta all’occlusione dei capillari. Nella forma non proliferante, la malattia è caratterizzata dalla crescita anomala di nuovi vasi sanguigni che sanguinano facilmente, fino a provocare il distacco della retina. Se trascurata, la retinopatia diabetica può portare ad una riduzione della vista di entità variabile, fino alla cecità. Per prevenire questa condizione è indispensabile sottoporsi a regolari visite oculistiche.
  • Cardiomiopatia diabetica: il diabete è associato ad una maggiore incidenza di cardiomiopatia diabetica, una malattia del muscolo cardiaco che può compromettere il funzionamento del cuore.
    La maggior parte degli scompensi cardiaci nelle persone diabetiche è però il risultato di una malattia delle arterie coronariche ed è quindi più corretto in questi casi parlare di ischemia o di infarto del miocardio. Inizialmente priva di sintomi, la cardiomiopatia comporta dispnea (alterazione della respirazione), torace dolente, ascite (accumulo di liquido nell’addome), affaticamento, tosse, edema polmonare o periferico.

Glicemia alta: rimedi

Cosa fare in presenza di glucosio alto nel sangue? La glicemia alta si può tenere sotto controllo attraverso l’alimentazione e l’esercizio fisico. Nei casi più gravi, si ricorre ai farmaci e, in particolare, nel caso del diabete di tipo 1 e nel tipo 2 avanzato, alla somministrazione di insulina. Ecco i provvedimenti principali e i cibi da evitare in presenza di glicemia alta:

  • Esercizio fisico: l’aumento dell’attività fisica è un modo molto efficace per abbassare il glucosio alto nel sangue e per prevenire del 40% l’insorgenza del diabete. Durante l’esercizio fisico, infatti, i muscoli riescono ad assorbire il glucosio ematico anche in assenza di insulina in quanto viene favorito il trasferimento del GLUT 4 trasportatore. È però sconsigliato praticare sport in caso di presenza di chetoni nelle urine in quanto potrebbe innalzare ulteriormente la glicemia.
  • Dieta: il picco glicemico postprandiale suggerisce che una corretta alimentazione sia essenziale per mantenere la glicemia entro il range di normalità. La dieta per diabetici deve essere ricca di sostanze nutritive e povera di grassi e calorie. Gli elementi chiave sono frutta, verdura e cereali integrali. I carboidrati complessi vanno suddivisi nei 3 pasti principali. I cibi da limitare sono quelli ricchi di grassi o di carboidrati come la pizza, la pasta, il pane ed in generale tutti i farinacei.
  • Terapia ipoglicemizzante orale: se la dieta e l’esercizio fisico non dovessero bastare a tenere a bada la glicemia alta, è opportuno intervenire con una farmacoterapia appropriata che agisca stimolando la produzione di insulina o potenziandone l’efficacia. Tra i principali ipoglicemizzanti orali vi sono i farmaci che aumentano la sensibilità insulinica, come i biguanidi, gli inibitori alfa-glucosidici, i potenziatori delle incretine e le sulfaniluree, che favoriscono la produzione di insulina. Questi farmaci sono adatti per il diabete di tipo 2, ma sono inefficaci in caso di totale incapacità del prancreas di produrre l’insulina.
  • Terapia insulinica con insulina sottocute: quando l’organismo non è in grado di secernere l’insulina, come avviene nel diabete di tipo 1, è necessario somministrare l’ormone dall’esterno. È il medico, in base alle caratteristiche personali del paziente, a stabilire il tipo di insulina e la quantità da somministrare.
    L’unico metodo di somministrazione attualmente utilizzato è l’iniezione sottocutanea con siringhe o penne; da evitare l’iniezione intramuscolare o endovenosa, che provocherebbe una crisi ipoglicemica.

Alimentazione e diabete

La dieta per il diabeta di tipo 2 consiste nel mangiare alimenti sani in quantità moderate, consumando 3 pasti al giorno a orari regolari.
Lo scopo di questo regime alimentare è quello di aiutare a mantenere il contenuto di glucosio nel sangue in un range di sicurezza, tenendo allo stesso tempo sotto controllo il peso e riducendo il rischio di ipertensione e di trigliceridi alti.
Glicemia alta cosa mangiare: gli alimenti consentiti sono frutta (limitando il consumo dei frutti più zuccherini come uva o banane), verdura, cereali integrali, legumi (fagioli, piselli e lenticchie), latte e yogurt scremati.
Il pesce, da consumare almeno due volte alla settimana, è una buona alternativa alla carne. Pesci come il salmone, lo sgombro, il tonno, le sardine e il pesce azzurro sono ricchi di acidi grassi omega-3, che promuovono la salute del cuore, riducendo i trigliceridi.
Gli alimenti contenenti i c.d. “grassi buoni”, cioè monoinsaturi e polinsaturi, contribuiscono a ridurre il colesterolo. Questi includono avocado, mandorle, noci, olio di oliva, ecc.
Glicema alta cibi da evitare: gli alimenti non consentiti sono zucchero bianco, marmellata, bevande zuccherine, prodotti dolciari (caramelle, torte, pasticcini, ecc.), bevande zuccherine, formaggi grassi, carni grasse, burro, insaccati, snack.

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