Anticorpi anti Coxiella

La Coxiella burnetii, chiamata comunemente Coxiella, è un batterio gram negativo responsabile della febbre Q,  che si trasmette tramite le zecche e può essere trasmesso sia da animali domestici e di allevamento, sia da animali selvatici. La diagnosi si effettua con il dosaggio degli anticorpi anti-Coxiella.

Il contagio nell’uomo avviene tramite passaggio delle spore batteriche con l’inalazione di piccole goccioline contaminate aereosol con il contatto con feci urina e latte di animali infettati.

Il germe della Coxiella è l’agente eziologico responsabile della febbre Q, che è una patologia che si manifesta con dolore muscolare mialgia mal di testa cefalea nausea e vomito febbre spesso sopra i 38 gradi, il tutto spesso accompagnato da eritema cutaneo. Nei casi più gravi vi può essere colonizzazione polmonare, oltre che un interessamento delle sierose come l’endocardio, dando endocarditi anche a distanza di molti mesi o anni dal contatto con Coxiella. Infine le Coxielle possono annidarsi nel parenchima epatico causando epatite. La diagnosi di febbre Q avviene con il dosaggio degli anticorpi anti Coxiella oltre che con l’isolamento del DNA batterico tramite diagnosi molecolare.

Gli anticorpi anti Coxiella sono considerati positivi e diagnostici di infezione da Coxiella burneti quando presenti con titolo anticorpale maggiore di 1:80, con un aumento di titolo di due diluizioni, oltre che nei casi di sieroconversione da sieronegativi a sieropositivi.

Il test più diffuso è meno costoso è il dosaggio degli anticorpi anti-Coxiella effettuato tramite una reazione di fissazione del complemento (ormai poco utilizzato), mentre attualmente si utilizza spesso la reazione di immunofluorescenza indiretta e metodica ELISA.

La tecnica della reazione di fissazione del complemento permette di ricercare anticorpi della fase II (avirulenta) e della fase I (virulenta). Gli inconvenienti sono rappresentati da una tardiva positivizzazione (10-15 giorni dall’esordio della malattia), da falsi negativi dovuti al fenomeno della prozona.

La reazione di immunofluorescenza indiretta e metodica ELISA: è attualmente più affidabile e completa, studia le IgG, IgM ed IgA e, condotta in maniera corretta (eliminazione del fattore reumatoide, ecc.), permette la diagnosi di forme acute e croniche su di un solo campione di sangue.

Nelle forme acute le IgM-fase II compaiono verso il 10° giorno, raggiungono il massimo (>400) verso la 4° settimana e scompaiono verso il 4° mese.

Le IgM-fase I compaiono un po’ più tardi e presentano titoli inferiori delle IgM fase II.

Le IgG-fase II compaiono precocemente dopo le IgM e persistono a titolo elevato per più anni. Le IgG-fase I sono a comparsa tardiva, a titoli molto inferiori rispetto alle analoghe di fase II. Le IgA-fase II sono precoci ed incostanti. Non esistono IgA-fase I. In corso di endocardite si rilevano titoli elevatissimi (IF >800; FC >200) di IgGfase I e II, presenza di IgA-fase I e II, talora fluttuanti. Le IgM sono incostanti.

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