Anticorpi anti Chlamydia

Gli anticorpi anti Chlamydia sono anticorpi rivolti verso antigeni derivanti dal batterio Chlamydia.

La Chlamydia, definita impropriamente Clamidia, è un batterio gram negativo, responsabile di infezioni trasmesse per via sessuale, e responsabili di patologie veneree come la malattia infiammatoria pelvica, il tracoma ed il linfogranuloma venereo. La Chlamydia, ed in particolare la Chlamydia Trachomatis, può inoltre causare infezioni del tratto urinario (uretrite non gonococcica), congiuntiviti e, nei neonati, anche polmoniti.

La Chlamydia sembra inoltre coinvolta nel processo infiammatorio-autoimmunitario che porta allo sviluppo della Sindrome di Reiter, specialmente nelle persone con gene HLA B27 positivo.

Altri due tipi di Chlamydia, Chlamydia psittaci e CHlamydia pneumonie, un tempo inserite sotto il genere della Chlamydia, in realtà sono ora classificate sono un altro genere, quello della Chlamydophila.

Le diagnostica sierologica di routine è basata su tre metodi: reazione di fissazione del complemento, immunofluorescenza, ELISA.

Reazione di fissazione del complemento

E sensibile, ma poco specifica. È utilizzabile per la diagnosi di infezioni polmonari e del linfogranuloma veneree.

È significano un titolo >1/64.

Immunofluorescenza indiretta

Rileva anticorpi diretti contro l’antigene specifico di genere per cui esistono reazioni crociate tra le due specie (Chlamydia psittaci, C. trachomatis). Permette di ricercare le Ig (immunoglobuline) totali anti Chlamydia e le IgM (immunoglobuline M) specifiche, che persistono di regola da 1 a 2 mesi. La presenza di IgM (esclusa la presenza di fattore reumatoide) e un significativo aumento del tasso di anticorpi totali (cioè in presenza di sieroconversione) permettono la diagnosi di infezione recente. La ricerca di IgA (immunoglobuline A) secretorie specifiche nelle secrezioni non è decisiva per la diagnosi.

Con la tecnica ELISA si mettono in evidenza antigeni specifici di specie e di genere.

Microimmunofluorescenza (MIP).

È il metodo più sensibile per la diagnosi di infezione da Chlamydia e costituisce la metodica di riferimento; consente di valutare le singole classi di immunoglobuline e di differenziare pertanto infezioni pregresse da quelle in atto. Secondo i criteri di Grayston nelle infezioni acute si riscontra una sieroconversione, oppure valori di IgM minori di 1:16 e di IgG (immunoglobuline G) minori di 1:512. Il rilievo di un titolo IgG compreso tra minore di 1:16 e minore di 1:512 depone per una pregressa infezione.

Il test consente inoltre una differenziazione tra prima infezione (nella quale la risposta IgM compare dopo circa 3 settimane e quella IgG dopo 6) e l’infezione (la risposta IgM può mancare e quella IgG verificarsi rapidamente dopo 1-2 settimane, associata anche ad aumento di anticorpi di classe IgA). Dopo una infezione acuta da Chlamydia le IgM scompaiono a distanza di circa due-tre mesi; le IgG diminuiscono lentamente, mentre le lgG tendono a scomparire più rapidamente, oon un’emivita di circa 5-6 giorni.

Nelle reinfezioni la risposta IgA rappresenta spesso la caratteristica predominante. La persistenza di anticorpi di classe IgA viene attualmente considerata un marker più attendibile di infezione cronica da Clamidia rispetto agli anticorpi di classe IgG.

Anticorpi anti Chlamydia
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