AMILASI ALTE E BASSE: cause e sintomi di iperamilasemia

Amilasi

Cosa sono le amilasi? Le amilasi sono degli enzimi coinvolti nel processo di degradazione dei carboidrati.
Esse vengono distinte in amilasi salivare e amilasi pancreatica.

La prima, prodotta dalle ghiandole salivari, rappresenta circa il 60% del totale, la seconda, tipicamente pancreatica, rappresenta circa il 40%.
L’amilasi salivare ha un’azione fugace, poiché viene precocemente inattivata dal pH acido dello stomaco. L’amilasi pancreatica, invece, prodotta a livello del pancreas insieme ad altri enzimi –anch’essi coinvolti nella digestione degli alimenti– viene riversata nel duodeno (la prima porzione dell’intestino tenue) soprattutto durante la fase post prandiale –ovvero dopo aver mangiato.

Le amilasi consentono la scissione (idrolisi) dei legami alfa-1,4 glucosidici (legami tipici dei polisaccaridi) e i prodotti dell’idrolisi da parte delle amilasi sono: destrinemaltotriosio e maltosio.

Gli altri enzimi prodotti a livello pancreatico sono altre diastasi, coinvolte nella scissione degli zuccheri, le lipasi, coinvolte nel processo di scissione dei grassi, e proteasi come tripsinachimotripsina e carbossipeptidasi coinvolte nel processo di idrolisi delle proteine.

Valori normali amilasi

valori normali delle amilasi sono:

  • amilasemiatotale o amilasi totale: 26-102 U/L
  • amilasi pancreatica: 6-55 U/L
  • amilasuria 24-408 U.I urina delle 24h

Iperamilasemia – Amilasi alte

In condizioni patologiche si può verificare un innalzamento di tali valori. Vediamo quali sono le principali cause di amilasi pancreatica alta.

Cause di amilasi alta

Le principali cause di iperamilasemia sono:

  • pancreatite acuta
  • macroamilasemia
  • ostruzione del dotto pancreatico (es. a seguito di calcoli o carcinoma pancreatico)
  • infezioni delle ghiandole salivari
  • ostruzione delle ghiandole salivari
  • rottura dell’esofago (l’enzima in questo caso sarà di provenienza salivare)
  • insufficienza renale
  • calcoli biliari
  • colecistite
  • occlusione e/o perforazione intestinale
  • ulcera peptica
  • aneurisma aortico
  • gravidanza ectopica

Le amilasi, pur aumentando anche in corso di patologie extra-pancreatiche, hanno prevalentemente un ruolo nella diagnosi di pancreatite.

Amilasuria

La valutazione del dosaggio dell’amilasi urinaria è consigliata per escludere un’iperamilasemia associata a macroamilasemia.

Macroamilasemia

La macroamilasemia consiste in una condizione associata alla presenza di immunocomplessi costituiti da anticorpi anti-amilasi e amilasi (prevalentemente salivare); a causa delle loro dimensioni, l’eliminazione urinaria non sarà possibile e pertanto si riscontrerà un aumento della amilasemia, che tuttavia risulta essere spesso asintomatica.

Come possiamo distinguere dunque un aumento delle amilasi associato a patologia organica o a macroamilasemia?

Per distinguere le due condizioni è opportuno dosare l’amilasuria –ovvero la presenza di amilasi nelle urine- la quale, se risulta ridotta, si associa a una condizione di macroamilasemia piuttosto che a danno pancreatico.

Sintomi di iperamilasemia

Pancreatite acuta

Cos’è la pancreatite? La pancreatite è un’infiammazione del pancreas che si associa ad una sintomatologia tipica: il cosiddetto dolore a barra, dolore a livello addominale alto, che si può estendere anche alla schiena.
Sintomi concomitanti possono essere: nauseafebbreinappetenza e perdita di peso.
Diversi aspetti ci possono aiutare nella valutazione di una condizione associata a pancreatite:

  • nelle fasi iniziali avremo un aumento della glicemia, conseguente alle alterazioni del parenchima pancreatico e all’immissione in circolo di glucagone –ormone iperglicemizzante prodotto dalle cellule alfa pancreatiche.
  • nelle fasi successive, man mano che la distruzione del parenchima pancreatico prosegue, osserveremo un coinvolgimento delle cellule beta pancreatiche, preposte alla produzione dell’insulina –ormone ipoglicemizzante, che appunto, a seguito del suo rilascio, comporterà una riduzione della glicemia.
  • emocromo: altra indagine di laboratorio che può indirizzarci nella valutazione di un quadro infiammatorio attraverso un aumento dei leucociti (condizione conosciuta come leucocitosi).
  • calcemia: il calcio ematico risulta essere ridotto, con valori inferiori a 8 mg/dL.

La valutazione della calcemia ha anche un ruolo prognostico, in quanto una riduzione della stessa si associa a una prognosi sfavorevole.

 

Iperamilasemia: cause e sintomi

 Il riscontro di amilasi elevate può essere legato alla presenza di pancreatite acuta o cronica.

Pancreatite Cronica

Oltre alla manifestazione acuta di pancreatite, esiste anche una infiammazione cronica del pancreas. Essa si associa ad un’alterata digestione dei lipidi ed è caratterizzata dalla steatorrea –ovvero la presenza di lipidi nelle feci, ed è tipicamente riscontrabile negli individui che abusano nel consumo di alcool.

Cause di pancreatite cronica:

  • alcolismo
  • alterazioni genetiche
  • tumori a carico delle vie escretrici biliari
  • presenza di calcoli
  • patologie autoimmuni
  • fibrosi cistica

Nel corso di pancreatite cronica si possono manifestare della fasi di riacutizzazione in cui si consiglia il dosaggio di amilasi, lipasi, tripsina ed elastasi fecale.

Quando sospettare una pancreatite?

Quand’è che l’amilasemia (valore delle amilasi a livello del sangue) desta un sospetto per pancreatite?

Valori almeno 3 volte superiori rispetto al range di normalità sono indicativi di pancreatite acuta.

Il campione utilizzato è il sangue. Esso sarà ottenuto attraverso un prelievo venoso, effettuato nel paziente digiuno da almeno 8 ore (pertanto è preferibile farlo al mattino).

Cinetica dell’iperamilasemia pancreatica

L’amilasemia solitamente raggiunge il picco massimo dopo 24 ore e si normalizza entro 3-4 giorni.
In alcuni casi (che rappresentano circa il 5-30%), i valori dell’amilasemia risultano essere normali anche in corso di pancreatite, dando luogo a una condizione nota come falso negativo –ovvero esito negativo al test nonostante la malattia sia presente.

Contrariamente ai falsi negativi, la condizione per cui il paziente risulta positivo al test, ma non presenta la malattia, è nota come falso positivo.

Queste due condizioni -ovvero i falsi positivi e negativi- permettono di valutare la sensibilità e la specificità di un test, e dunque la sua attendibilità.

Nel caso dell’amilasemia la sensibilità si attesta intorno al 75-92% e la specificità intorno al 20-60%.

(La specificità risulta essere così bassa poiché valori aumentati di amilasemia non sempre sono riconducibili a pancreatite acuta, ma possono essere dovuti anche ad altre patologie, come precedentemente elencato).

Insieme al dosaggio dell’amilasi a livello ematico (amilasemia), spesso viene valutato anche un altro parametro: l’amilasuria –ovvero il dosaggio dell’amilasi nelle urine.

 

Esiste la macrolipasemia?
Al giorno d’oggi non sono state evidenziate forme di macrolipasemia, pertanto la richiesta di lipasuria risulta essere inutile; né un aumento della lipasemia è considerato riconducibile alla presenza di macrolipasemia.

Alterazioni renali e variazioni dei valori di lipasi e amilasi

Amilasi e lipasi vengono eliminate dall’organismo attraverso il rene, dunque, alterazioni della funzionalità renale (es. Insufficienza Renale acuta o cronica) con conseguente riduzione della velocità di filtrazione glomerulare possono comportare un aumento della amilasemia e della lipasemia, pur non essendoci una pancreatite in atto.

Ipoamilasemia – Amilasi basse

Contrariamente a quanto detto precedentemente, in questo caso osserveremo una riduzione dei valori delle amilasi. Una amilasi bassa si riscontra prevalentemente a causa di insufficienza pancreatica o di alterazioni del parenchima epatico (es. cirrosi epatica), tuttavia un riscontro isolato di ipoamilasemia non è un parametro che deve indurre preoccupazione.

Lipasi

I valori normali di lipasi sono: 0-55 U/L

Per la diagnosi di pancreatite acuta, dunque, alla valutazione dell’amilasemia, oggi si preferisce il dosaggio della lipasi, poiché presenta maggiore sensibilità e specificità.

I valori di lipasi, infatti, aumentano dopo 4-8 ore dalla manifestazione clinica, raggiungendo un picco intorno alle 24 ore e una decrescita graduale dopo 2 settimane.
La sensibilità di questo test risulta essere 86-100% e la specificità 50-99%, con un netto vantaggio rispetto all’amilasemia.
Da questo ne consegue che il dosaggio dell’amilasi non dovrebbe essere un esame di routine e che, oggi, esso è spesso sostituito dal dosaggio delle lipasi o comunque integrato con altri esami del sangue.

Analisi che possono essere prescritte in presenza di valori alterati di amilasi

  • Emocromo
  • Creatinina
  • Elettroliti: Ssdio (Na), Calcio (Ca), Potassio (K)
  • Proteinemia totale
  • Lipasi
  • Glicemia
  • Amilasi pancreatica
  • Colinesterasi
  • Fosfatasi alcalina
  • Bilirubina totale e frazionata
  • LDH (lattato deidrogenasi)
  • CPK
  • Troponina
  • Gamma-GT
  • Transaminasi: AST e ALT

Conclusioni

Possiamo concludere dicendo che, sicuramente alterazioni dei valori dell’amilasi possono essere conseguenti a patologie a carico di diversi organi, ma che prevalentemente si associano ad alterazioni a carico del pancreas; e che un loro aumento, soprattutto per valori tre volte superiori al range di normalità, deve indurre il sospetto di pancreatite. Questo sospetto deve essere comunque confermato sia dal quadro clinico, che dall’alterazione di altri parametri laboratoristici.

Oltre alle indagini di laboratorio, un ruolo fondamentale nella diagnostica di pancreatite è svolto dalle tecniche di imaging come l’ecografia dell’addome, TC addome e colangio-wirsung-RM.

 

AMILASI ALTE E BASSE: cause e sintomi di iperamilasemia
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