Il dolore: tipi di dolore, cause, vie di trasmissione degli stimoli dolorosi

Il dolore: tipi di dolore, cause, vie di trasmissione degli stimoli dolorosi
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Il dolore è uno dei sintomi più diffusi nella vita delle persone, ed è la modalità con cui il nostro organismo ci comunica una situazione di pericolo e/o di danno dei tessuti corporei. Esiste un dolore acuto, di breve durata, ed un dolore cronico, che può essere intermittente o persistente, oltre che di tipo oncologico, cioè legato alla presenza di una neoplasia. Nel seguente articolo saranno esplorate le principali caratteristiche dei vari tipi di dolore.

Il dolore

Cos’è il dolore? Il dolore non è altro che il mezzo con cui l’organismo ci comunica la presenza di un possibile danno tissutale.

Il dolore è un’esperienza sensoriale ed emotiva poco piacevole, generata dalla presenza di un danno reale o potenziale ai tessuti corporei. Il dolore si compone di una parte percettiva, legata alla trasmissione degli stimoli dolorosi al sistema nervoso centrale (nocicezione), e di una parte esperienziale, ossia la condizione psichica che si genera in conseguenza al dolore.

Si tratta di una dei più comuni problemi in medicina, essendo un sintomo presente in molte patologie, oltre che un effetto collaterale di alcuni esami diagnostici e di alcuni trattamenti.

Il dolore crea uno stress fisico ed emotivo indipendentemente dalla gravità o dell’andamento di una malattia, causando impotenza psico-fisica e disabilità.

Se una persona afferma di provare dolore, va sempre creduta. Lo sanno bene gli operatori sanitari: il dolore dal punto di vista di medici ed infermieri può essere definito infatti come una sofferenza fisica che il paziente afferma di provare, indipendentemente dalla situazione e dalla credibilità del paziente.

La regola fondamentale nell’assistenza al paziente che prova dolore è che ogni dolore è reale, anche quando non se ne conosce l’origine.

Spesso le sensazioni dolorose sono associate a particolari condizioni mentali o psicologiche (ansia, depressione..), che possono influenzarne la percezione: non per questo il dolore è meno reale.

Le manifestazioni del dolore possono essere anche non verbali: vi sono persone che preferiscono, per timidezza o motivi socio-religiosi, non comunicare il loro dolore. Il fisico fortunatamente lancia segnali altrettanto affidabili in caso di sintomatologia algica, come ad esempio con aumento o diminuzione improvvisa della pressione arteriosa, con tachicardia (frequenza cardiaca elevata), con cambio della vascolarizzazione periferica (pallore improvviso).

Vie di trasmissione del dolore

Come si trasmette l’impulso dolorifico? La trasmissione del dolore origina alla periferia attraverso le terminazioni nervose (nocicettori) che hanno il compito di raccogliere gli stimoli dolorosi e inviarli al sistema nervoso centrale (corteccia cerebrale) attraverso un sistema a tre neuroni: il primo neurone, il cui corpo risiede nel ganglio spinale della radice posteriore, va dalla periferia al corno posteriore della sostanza grigia del midollo spinale.

Il secondo neurone origina nella parte postero-laterale del corno posteriore attorno a cui termina il primo neurone, percorre il fascio spino-talamico laterale e termina nel circolo postero-laterale del talamo. Il terzo neurone va dal nucleo postero-laterale del talamo alla circonvoluzione postero-laterale della corteccia del sistema nervoso centrale.

Tipi di dolore

Quali sono i principali tipi di dolore?

I due tipi principali di dolore sono il dolore nocicettivo ed il dolore neuropatico:

  1. Dolore nocicettivo: dolore secondario all’irritazione dei sensori dolorifici situati su tutto il corpo (nocicettori), che mandano il segnale lungo i neuroni preposti fino alla corteccia cerebrale.
  2. Dolore neuropatico: è il dolore che deriva per un danno diretto alla fibra nervosa, come accade nelle infezioni virali da Herpes Virus o da Varicella Zoster Virus oppure nella polineuropatia diabetica, secondaria all’eccessiva concentrazione di zuccheri in circolo.

Il dolore può anche essere classificato in base alla sua trasmissione:

  • Dolore somatico: dolore veicolato dalla fibre nervose afferenti somatiche dalla periferia alla corteccia cerebrale, in seguito a stimoli lesivi come tagli, contusioni, sfregamenti, punture, variazioni di temperatura o di Ph, pressione, ecc..
  • Dolore viscerale: in questo caso lo stimolo algico viene trasportato dalle fibre che decorrono nei nervi simpatici e parasimpatici viscerali. Gli impulsi dolorosi vengono evocati da trigger come improvvisa contrazione o distensione dei visceri, o per irritazione o infiammazione degli stessi.
  • Dolore misto: un dolore che racchiude entrambi i tipi di dolore sopra descritti, interessando sia strutture superficiali che profonde dell’organismo: un esempio può essere la progressione di una infiammazione profonda ad un organo, che si propaga al peritoneo viscerale ed ai tessuti più superficiali.
  • Dolore riferito: un tipo di dolore che si genera a distanza dalla fonte primaria di danno. Esempi tipici sono il dolore alla spalla ed al braccio sinistro in caso di infarto cardiaco.
  • Dolore idiopatico: un dolore che non può essere classificato nelle voci sopra descritte, e di cui non si conosce la natura precisa.

Se invece valutiamo il dolore in base alla sua durata, vi sono principalmente tre categorie di dolore: dolore acuto, dolore cronico di tipo non-oncologico, ed il dolore oncologico.

Dolore acuto

Il dolore acuto è un sintomo doloroso insorto da poco tempo, che può essere associato ad una lesione fisica (frattura, ferita, contusione) o presente in assenza di lesioni evidenti (mal di testa, mal di pancia).

Il dolore acuto indica che si è verificato un danno o una lesione all’organismo. Dal punto di vista evolutivo, il dolore è un meccanismo di per sé utile poiché insegna alla persona a evitare situazioni simili potenzialmente dolorose e pericolose. Se non si verifica danno permanente, il dolore acuto scompare in un tempo normalmente inferiore a 6 mesi, normalmente entro iI primo mese dalla sua comparsa.

La lesione o la malattia che ha provocato il dolore acuto può guarire spontaneamente o richiedere terapie specifiche. Ad esempio, una puntura al dito può guarire in breve tempo e il dolore scomparire rapidamente. ln una condizione

più grave, come una ferita lacero-contusa o una frattura, sarà indispensabile un trattamento e la scomparsa del dolore avverà secondariamente alla guarigione della pelle o delle ossa.

Dolore cronico non neoplastico

ll dolore cronico è un tipo di algia persistente o intermittente e si protrae per periodi lunghi, superiori ai 6 mesi. Esso dura anche dopo il tempo atteso per la guarigione e sovente non può essere collegato a una

specifica causa o lesione. Può non avere una comparsa ben definita, una insorgenza lenta ed impercettibile all’inizio, ed è spesso difficoltoso da trattare perché la sua causa può essere poco chiara. Se il dolore acuto è spesso ritenuto utile in quanto avvisa che qualcosa non va bene, il dolore cronico diventa generalmente un vero e proprio problema che affligge la vita quotidiana.

Il limite dei 6 mesi per differenziare un dolore acuto da uno cronico è arbitrario, ma serve per aiutare a classificare due tipi di manifestazioni ben diverse: al contrario del dolore acuto, che nella storia dell’evoluzione ha una utilità ben precisa, il dolore cronico non ha di per sè alcuna funzione utile. Se perdura, il sintomo doloroso può divenire la malattia principale.

Sebbene il motivo per cui alcune persone sviluppano dolore cronico dopo una lesione o una malattia non sia noto. Vi sono alcune evidenze scientifiche che ritengono come, in alcune circostanze, le estremità nervose che normalmente comunicano solo stimoli dolorosi, trasmettano anche stimoli abitualmente non dolorosi come se lo fossero diventati.

Il dolore cronico a sua volta può essere

  • Recidivo o intermittente: periodi di benessere alternati a periodi di sofferenza: un esempio tipico è la cefalea o l’emicrania
  • Persistente: dolore continuo, ad esempio il dolore dell’artrosi avanzata

Dolore oncologico

ll dolore associato ad una neoplasia può essere acuto o cronico. Il dolore associato al cancro è una sintomatologia purtroppo estremamente frequente, tanto che, dopo la paura di morire, è il più comune disturbo che affligge i pazienti con patologie tumorali.

Sembra che oltre la metà delle persone che soffrono di con cancro avanzato

provino dolore. ll dolore nel paziente oncologico può essere direttamente associato al tumore (ad esempio per la presenza di metastasi ossee o per compressione di organi molto innervati), oppure può essere secondario ad una terapia della malattia neoplastica (un intervento chirurgico o la radioterapia).

Ad ogni modo, nella maggior parte dei casi il dolore oncologico è il risultato diretto dell’invasione tumorale.

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