Parotite

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Parotite

La parotite, comunemente chiamata con il nome di “orecchioni”, è una malattia causata da un virus appartenente al genere dei Paramyxovirus, membro della famiglia dei Paramyxoviridae.

La parotite è diffusa in tutto il mondo, è frequente soprattutto in soggetti di età scolare (5-14 anni) ma può colpire persone di qualunque età. Mentre tra i bambini può presentare un decorso asintomatico o comunque benigno, tra gli adulti si osservano con maggiore frequenza complicanze anche gravi. Il virus è molto infettivo e si trasmette mediante goccioline di saliva o secrezioni nasali. L’uomo è l’unico ospite naturale del virus. Dopo l’ingresso attraverso le vie respiratorie il virus si replica localmente, successivamente si diffonde nel sangue (viremia) e raggiunge tessuti bersaglio come le ghiandole salivari e altri siti come il sistema nervoso centrale, pancreas, testicoli e meno frequentemente ovaie, cuore, reni, fegato, articolazioni. Il periodo di incubazione va da 12 a 25 giorni dal contatto (in media 16-18 giorni). Il soggetto infetto è contagioso nei 6 giorni che precedono l’insorgenza dei sintomi e nei 9 giorni che seguono. L’infezione primaria garantisce un’immunità permanente.

La malattia può avere un decorso asintomatico o con pochi sintomi, oppure manifestarsi prodromi come febbre, malessere, mal di testa ed entro 24 ore comparsa di sintomi tipici: dolore alle orecchie soprattutto vicino ai lobi che si aggrava con movimenti di masticazione, rigonfiamento monolaterale o bilaterale (nel 70% dei casi) in corrispondenza dell’angolo mandibolare (gonfiore delle ghiandole parotidi) ed un gusto amaro in bocca. Al cavo orale il dotto di sbocco della ghiandola parotide (dotto di Stenone) può essere rosso ed edematoso. La febbre si risolve nell’arco di sette giorni. Raramente può comparire un’eruzione cutanea morbilliforme. Anche le ghiandole sottomandibolari possono essere coinvolte.  Le complicanze che si possono presentare sono: complicanze a carico del sistema nervoso centrale come meningite o meningoencefalite (forme sintomatiche nel 10-30% dei soggetti infetti), meno comuni sono mielite trasversa, paralisi del facciale, perdita dell’udito (0.5-5/100.000 casi di parotite); infiammazione a carico dei testicoli (orchite) che può interessare fino al 50% dei maschi post-puberi. L’orchite si caratterizza per febbre, nausea, vomito, dolore alla parte inferiore dell’addome e successivamente rapido rigonfiamento dei testicoli associato a dolore. Nella metà dei casi successivamente all’infiammazione i testicoli diventano atrofici e vi può essere sterilità. Meno frequentemente nelle femmine post-puberi può esserci un’infiammazione delle ovaie. Altri organi coinvolti sono il pancreas (pancreatite), la tiroide (tiroidite), le articolazioni (artralgie, artrite), il cuore (miocarditi). Il contagio durante il primo trimestre di gravidanza è associato ad un’alta percentuale di aborti spontanei (25%), non sono descritte sindromi malformative associate all’infezione in gravidanza.  La diagnosi di parotite è inizialmente una diagnosi clinica. Agli esami del sangue si può osservare una riduzione dei globuli bianchi (leucopenia) con un relativo aumento dei linfociti (linfocitosi relativa) ed un aumento dell’amilasi sierica (amilasi-S). L’amilasi (amilasi-P) e la lipasi possono essere aumentate in caso di pancreatite. La conferma della diagnosi avviene mediante isolamento del virus da colture di secrezioni delle alte vie respiratorie, liquor o urine nella fase acuta.  La PCR (reazione a catena della polimerasi) su secrezioni o liquor permette di avere una rapida conferma della diagnosi, tale test tuttavia non sempre è disponibile. La conferma di parotite può essere inoltre dimostrata mediante il riscontro di immunoglobuline IgM contro il virus, o di un aumento significativo degli anticorpi IgG tra il siero in fase acuta e di convalescenza. Altri virus possono causare il rigonfiamento delle ghiandole parotidi: parainfluenza virus 1 e 3, influenza A virus, cytomegaolvirus, Epstein-Barr virus, enterovirus, HIV. L’infezione da S.aureus può provocare il rigonfiamento monolaterale di una ghiandola e può associarsi la fuoriuscita di materiale purulento dal dotto di Stenone. Cause non infettive di gonfiore delle parotidi possono essere: ostruzione del dotto di Stenone, sindrome di Sjogren, lupus eritematoso sistemico e tumori. La terapia della parotite è sintomatica e consiste nella somministrazione di analgesici volti a ridurre il dolore o antipiretici per controllare la febbre. La prevenzione dell’infezione avviene mediante la vaccinazione. Il vaccino della parotite è un vaccino vivo-attenuato, è disponibile come vaccino monovalente, trivalente (associato a morbillo e rosolia) o tetravalente (associato a morbillo, rosolia e varicella).  Il vaccino viene somministrato in due dosi, a una distanza di almeno 28 giorni l’una dall’altra. Il calendario vaccinale italiano prevede attualmente due dosi di vaccino tetravalente (MPRV): la prima dose tra i 12 e i 15 mesi di età, la seconda dose a 5-6 anni di età. La vaccinazione comunque è raccomandata anche a ragazzi ed adulti che non sono stati vaccinati in precedenza. Successivamente al vaccino si possono avere reazioni lievi localizzate come gonfiore, dolore, rossore nel sito di iniezione e anche febbre, eruzione cutanea lieve, gonfiore al viso o dietro al collo (6-14 giorni dopo l’infezione). Manifestazioni rare sono le convulsioni secondarie alla febbre, dolori articolari, piastrinopenia; reazioni gravi possono essere le manifestazioni allergiche. Controindicazioni al vaccino sono: soggetti con una reazione allergica grave alla prima dose del vaccino, allergici a neomicina o ad altri componenti, pazienti con rari problemi ereditari di intolleranza al fruttosio, donne in gravidanza (il vaccino deve essere rimandato a dopo il parto). È da notificare al medico vaccinatore se il soggetto ha una malattia del sistema immunitario o utilizza farmaci che comportano immunodepressione, ha un tumore, ha un numero basso di piastrine, ha ricevuto recentemente una trasfusione di sangue, immunoglobuline o un vaccino (in questi casi il vaccino non viene eseguito e/o viene rimandato).  Il vaccino induce la comparsa di anticorpi specifici in più del 95% dei vaccinati e conferisce un’immunità duratura nel tempo.

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