PROTEINA C REATTIVA ALTA – PCR ALTA sintomi e cause

PROTEINA C REATTIVA ALTA – PCR ALTA sintomi e cause
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Il riscontro di proteina C reattiva alta o PCR alta è dovuto alla presenza di un processo infiammatorio nel nostro corpo, ed è per questo definita come una proteina di fase acuta. L’analisi della proteina C reattiva, assieme alla VES e alla procalcitonina, viene quindi effettuata per cercare la presenza di un’infiammazione (flogosi) che può essere o meno secondaria ad un’infezione.

Un riscontro di proteina C-reattiva alta si associa ad uno stato flogistico. Le principali cause di PCR alta sono infezioni batteriche, fungine o virali, malattie reumatologiche, disturbi autoimmuni o ematologici e patologie neoplastiche (tumorali). Non va dimenticato però che il test per la proteina C reattiva è un esame che non consente di fare diagnosi di una precisa patologia, ma semplicemente è un “campanello d’allarme” del nostro corpo, colpito da uno stato infiammatorio.

PCR alta – Proteina C reattiva alta valori

Proteina C reattiva alta negli adulti

A seconda del laboratorio e della metodica di misurazione, i valori elevati di proteina C reattiva sono:

Proteina c reattiva – PCR maggiore di 6 mg/L (milligrammi su litro) o maggiore di  0,6 mg/dl (milligrammi su decilitro)

Proteina C reattiva nei neonati

Nei neonati è noto come la PCR aumenti in modo aspecifico nei primi giorni di vita: in seguito a questo studio, è stato proposto l’utilizzo dei seguenti valori di riferimento per identificare un aumento della proteina C reattiva nei neonati:

  • 0-12 h dalla nascita: PCR> 5 mg/L
  • 13-24 ore dalla nascita: PCR>15 mg/L
  • 25-48 ore dalla nascita: PCR>25 mg/L
  • 49-60 ore dalla nascita: PCR>20 mg/L
  • 61-84 ore dalla nascita: PCR>15 mg/L
  • 85-96 ore dalla nascita: PCR>10 mg/L

PCR – Proteina C reattiva meccanismo d’azione

La PCR è una proteina di fase acuta, che fa parte dell’immunità di tipo innato, e viene prodotta dal fegato in presenza di uno stimolo infiammatorio. Proteina C reattiva, VES, procalcitonina e presepsina sono gli esami più utilizzati come markers infiammatori, cioè come esami effettuati in corso di infezioni o altri processi flogistici.

La proteina C reattiva viene prodotta assieme ad altre proteine di fase acuta come ad esempio alfa e gamma globuline, interleuchine, l’aptoglobina, la proteina siero-amiloide, il fibrinogeno e l’alfa1-antitripsina. Lo stimolo alla produzione di PCR è secondario alla produzione di un’altra proteina, l’interleuchina 6 (IL-6), rilasciata da cellule circolanti nel sangue, in particolare dai macrofagi.

I livelli di PCR in acuto possono aumentare di decine o centinaia di volte rispetto ai valori normali. L’analisi permette il dosaggio della PCR nel sangue e viene utilizzata principalmente in acuto come ad esempio nel sospetto di infezione e in cronico per il monitoraggio di patologie di lungo corso.

La proteina C reattiva funziona legandosi alla fosforilcolina che è una proteina espressa su cellule danneggiare o morte, ma anche sulla superficie di microrganismi come i batteri. La PCR agisce come opsonizzante su batteri e cellule danneggiate o morte . Il termine opsonizzare significa che rivestire la superficie di una cellula o di un microorganismo, permettendo l’attacco delle proteine del complemento, e l’attivazione della via classica del complemento. Permette inoltre la stimolazione della fagocitosi cioè l’inglobamento delle cellule o dei microrganismi opsonizzati da parte di cellule come i macrofagi.

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In altre parole, la PCR è parte del meccanismo che permette al nostro organismo di attivare la risposta ad un insulto, si esso di tipo infettivo, autoimmunitario o ischemico.

PCR alta – Proteina C reattiva alta

Una proteina C reattiva alta (PCR alta) è caratteristica di  condizioni acute di infiammazione come per esempio infezioni batteriche e fungine, o in caso in un evento ischemico (ad esempio l’infarto miocardico), ma anche in caso vi siano malattie infiammatorie croniche. Una PCR alta, come d’altronde una VES alta, dà quindi la percezione che vi sia uno stato infiammatorio attivo, la cui natura deve però essere diagnostica analizzando segni e sintomi specifici, con l’aiuto eventualmente di altre analisi ematiche o radiologiche.

In corso di insulto infiammatorio, la proteina Creattiva inizia ad aumentare dopo circa 6-12 ore dall’inizio dello stimolo flogistico, e raggiunge il picco più elevato entro 24-48 ore. Una volta risolta la patologia infiammatoria, la PCR torna a livelli basali entro 48 ore (ha infatti un’emvita di 19 ore circa).

Proteina C reattiva alta cause – PCR alta cause

Il riscontro di proteina C reattiva alta è associato spesso alla presenza di uno stato infiammatorio nel nostro organismo (infezioni, attivazioni del sistema immunitario e comunque tutto quello che porta al rilascio di citochine infiammatorie nel nostro organismo). Ecco le possibili cause acute di PCR alta:

  • Infezioni batteriche: sono il tipo di infezione più frequente in assoluto, caratterizzate da febbre alta (>38°C) spesso accompagnata da brivido. Le infezioni batteriche rappresentano lo stimolo più potente per l’incremento dei valori della proteina C reattiva: è stato stimato che , indipendentemente dal fatto che il responsabile sia un germe gram + o gram -, una infezione batterica provoca un aumento della PCR maggiore di 100 mg/l in oltre il 70% dei casi. Ecco le infezioni batteriche che sono più frequentemente causa di PCR alta:
  • Infezioni batteriche dentarie e del cavo orale: sono infezioni abbastanza frequenti, molto dolorose che possono portare a complicanze anche serie. Tra le più frequenti ricordiamo i granulomi dentari, che sono infezioni dell’apice della radice dentale secondarie a carie o rotture di parte del dente, e le pulpiti, ovvero l’infiammazione della polpa dei denti: se non trattate, possono aggravarsi fino allo sviluppo di un granuloma suppurativo o di un vero e proprio ascesso.
  • Tonsilliti: infezione delle tonsille, due organi linfatici simmetrici posti nel cavo orale, nel rinofaringe. Una nota ricerca del Dr. Putto ha mostrato una PCR media nelle faringotonsilliti batteriche di 65 mg/L, paragonabile a quella delle tonsilliti da EBV (Epstein Barr Virus), ma nettamente superiore alle tonsilliti vvirali da Adenovirus).
  • Infezioni batteriche cutanee e sottocutanee: sono infezioni molto comuni in persone anziane, sovrappeso o obese e non raramente con problemi di circolazioni agli arti inferiori (sede principale delle infezioni della pelle e dei tessuti molli). Elenchiamo qui sotto le più frequenti:
    • Erisipela: infezione dei tessuti molli che coinvolge il derma e gli strati superficiali dell’ipoderma, è caratterizzata da livelli di PCR alti, generalmente compresi tra 50 e 100 mg/L. Ad esempio questa ricerca condotta in un dipartimento di dermatologia ha mostrato valori medi di proteina C reattiva di  78 mg/L.
    • Impetigine: infezione da germi piogeni, si discosta dalle altre tipologie dei tessuti molli poichè è frequente anche in età pedriatica. Causata quasi sempre da batteri gram positivi come lo Staffilococco aureus o lo streptococco Pyogenes (che è uno streptococco beta emolitico di gruppo A). Caratterizzata da VES e Proteina C reattiva alte.
    • Cellulite: infiammazione del tessuto connettivo sottocutaneo: può rappresenta un’evoluzione di una normale erisipela e può sfociare nel temuto interessamento delle fasce connettive, la fascite. VES, PCR e procalcitonina (PCT) sono costantemente alterati in corso di cellulite, in particolare la PCR supera solitamente i 40 mg/L.
    • Fascite: gravissima patologia che consiste nell’infezione dei tessuti molli profondi che si propaga tramite le fasce connettive che avvolgono i tessuti, dando necrosi profonda, sepsi e shock settico con alto rischio di prognosi infausta. Per calcolare il rischio di fascite necrotizzante viene utilizzato uno score, il LRINEC, che tra i suoi parametri utilizza anche il dato di PCR>150 mg/L. Un recente studio pubblicato su Plosone ha mostrato una proteina C reattiva media di 254 mg/L nei pazienti con fascite necrotizzante.
  • Infezioni alle vie aeree: sono tra le infezioni più frequenti, specialmente nei bambini e negli anziani. Ecco le manifestazioni più frequenti di infezione delle vie respiratorie:
    • Polmonite: è una patologia a carico del parenchima polmonare. La polmonite è caratterizzata da infiammazione a livello degli alveoli, piccole cavità a forma di “sacchetto” nei quali sfociano i bronchioli. La principale causa di polmonite è l’infezione batterica polmonare, durante la quale gli alveoli si riempioni di liquido e/o materiale infiammatorio causando un difetto di ventilazione. La polmonite è solitamente caratterizzata da tosse produttiva (tosse grassa), febbre e, in un secondo momento, difficoltà respiratorie. In genere nelle polmoniti batteriche la VES e PCR sono molto alte, in particolare la PCR supera spesso i 100 mg/L.
    • Bronchite: è un’infezione batterica frequentissima nella giovane età, ritorna inoltre molto diffusa nei pazienti anziani, come riacutizzazione di BPCO (Broncopneumopatia Cronica ostruttiva). E’ caratterizzata da tosse e segni e sintomi di broncospasmo. Gli indici di flogosi (PCR, VES, procalcitonina, presepsina) sono facilmente alterati sin dalle prime manifestazioni respiratorie.
    • Faringite: è il classico “mal di gola”, consiste nell’infiammazione della faringe, la parte terminale del cavo orale che lo mette in comunicazione con cavità nasale, esofago e laringe. La laringe, a sua volta, si può infiammare, dando luogo alla laringite. Entrambe queste patologie sono prevalentemente virali, con modesto rialzo degli indici di infiammazione. Meno spesso sono ad eziologia batterica, con cospicuo rialzo della Proteina C Reattiva, non raramente maggiore dei 50 mg/L.
    • Sinusite: infiammazione della mucosa dei seni paranasali (che si distinguono in seni frontali, seni mascellari, seni etmoidali e seni sfenoidali) delle cavità che si trovano nel nostro massiccio facciale e che hanno importanti funzioni come quella di inumidire e riscaldare l’aria inspirata, proteggere il cranio da sbalzi di temperatura e da traumi e allergerirne il peso osseo complessivo. La sinusite batterica (sinusite purulenta, per distinguerla dalla sinusite virale, detta sierosa) è causata principalmente da e si caratterizza da un importante aumento della VES e da un innalzamento della proteina C reattiva, che solitamente è compresa tra 50 mg/L e 100 mg/L.
  • Infezioni batteriche urinarie: le infezioni delle vie urinarie sono le infezioni più frequenti nel sesso femminile e tra le più frequenti in assoluto. Si passa dalla batteriuria asintomatica (cioè dalla presenza di batteri nelle urine senza associati sintomi) alla classica cistite batterica (infiammazione della vescica legata ad infezione da batteri) all’uretrite (infiammazione dell’uretra, cioè del tratto che collega la vescica con l’esterno) fino ad infezioni più “alte” come la cistopielite e la pielonefrite. Le IVU (infezioni delle vie urinarie, chiamate anche UTI, Urinary Tract Infection) possono inoltre essere non complicate, cioè le cistiti nelle donne non in gravidanza, non immunocompromesse, senza anomalie funzionali o anatomiche delle vie urinarie e che non hanno segni di infezione sistemica o di invasione tissutale, oppure complicate, cioè quando presentano segni di infezione sistemica o che comunque non rientrano nei criteri precedentemente descritti. L’analisi della proteina C reattiva, come anche gli altri indici di flogosi (soprattutto la procalcitonina) è molto utile per valutare l’entità dell’infezione e l’andamento della terapia antibiotica. I germi più frequentemente responsabili sono l’E.coli (Escherichia Coli) nel 80-90% dei casi, e un eterogeneo gruppo di altri microrganismi (Staphylococcus saprophyticus, Staphylococcus epidermidis, Enterococcus fecium e fecalis, Klebsiella pneumoniae e Proteus Mirabilis) nel restante 10-20% dei casi. Ecco le infezioni urinarie più frequenti.
    • Cistite: infezione della vescica, è frequentissima soprattutto nel sesso femminile. E’ favorita da una scarsa igene intima o di un esagerato utilizzo di prodotti detergenti che alterano la flora batterica intestinale, dal freddo, dalla presenza di anomalie anatomiche come stenosi delle vie urinarie, calcoli, prolasso uterino o vescicale, o da malattie associate diabete, patologie neurologiche, dall’uso di dispositivi anticoncezionali come il diaframma, e, nei pazienti incontinenti o ricoverati, dalla presenza di catetere vescicale. L‘esame della PCR è molto utile in quanto permette, in una persona con sintomi urinari (come ad esempio disuria, cioè difficoltà ad urinare, pollachiuria, cioè necessità di urinare frequentemente, ematuria, cioè sangue nelle urine, o stranguria, cioè minzione dolorosa) di verificare la presenza di uno stato infiammatorio (probabilmente infettivo) alle vie urinarie). I valori di PCR possono variare da minime alterazioni (15-20 mg/L) fino a valori oltre i 250 mg/L nelle urosepsi,  cioè nelle cistiti complicate con diffusione dell’infezione in tutto l’organismo.
    • Uretrite: l’uretrite è un’infiammazione dell’uretra, il piccolo canale che porta l’urina dalla vescica fino all’esterno del nostro corpo. E’ spesso di origine batterica, legata a un’igene intima non ottimale, e i germi più frequenti che la provocano sono la Chlamydia Trachomatis, e le specie Trichomonas e Mycoplasma. E’ associata a positività della coltura delle urine, e ad alterazione degli indici di flogosi, proteina C reattiva e VES.
    • Prostatite: la prostatite è l’infiammazione della prostata, una ghiandola presente solo nei maschi, fondamentale per la fertilità e la riproduzione. Se legata ad un’infezione batterica, si presenta con febbre, dolore inguinale e difficoltà nell’urinare. Spesso porta al riscontro di livelli di proteina C reattiva superiori di 10-20 volte i livelli di normalità.
  • Infezioni batteriche addominali e gastrointestinali: sono infezioni molto frequenti, e di gravità molto variabile. I livelli di PCR in questo tipo di infezioni possono raggiungere valori molto alti. Ecco le più frequenti infezioni dell’addome e tratto gastrointestinale:
    • Colecistite: infiammazione della colecisti, chiamata più comunemente cistifellea. Questa infiammazione può essere conseguente ad un calcolo bloccato nell’ infundibolo (la parte terminale di questo organo sacciforme), che impedisce il normale deflusso della bile e può provocare uno stato di infiammazione e tensione dell’organo, fino alla sovrainfezione della cistifellea. La colecistite litiasica (cioè da calcoli) rappresenta più dell’85% dei casi di infiammazione della colecisti. Nel restante 15% le cause sono differenti, e si parla di colecistite alitiasica. Uno studio ha riscontrato valori di Proteina C reattiva variabili in relazione alla gravità della patologia: PCR intorno ai 20 mg/l nelle colecistiti senza complicanze, valori di PCR maggiori di 130 mg/l nelle colecistiti di gravità intermedia e una PCR media superiore ai 230 mg/l nelle colecistiti severe complicate.
    • Colangite: infezione delle vie biliari, è quasi sempre legata ad una sovrainfezione batterica in una situazione di ridotto efflusso biliare, cioè quando vi è un calcolo o una stenosi della via biliare che fa ristagnare la bile. Più raramente, è conseguente ad anomalie congenite delle vie biliari o da precedenti interventi di chirurgia addominale. In alcuni casi la colangite può svilupparsi in conseguenza ad altre infezioni addominali (pancreatite, diverticolite). I valori di proteina C reattiva nella colangite superano spesso la soglia dei 100 mg/L.
    • Pancreatite infettiva: infiammazione del pancreas, spesso legata alla presenza di calcoli nelle vie biliari o nele vie pancreatiche, che causano un ristagno della bile e dei succhi pancreatici, che cominciano d attaccare il pancreas stesso, producendo inizialmente un’infiammazione locale, poi una vera e propria necrosi. Altre cause meno frequenti sono legate ad infezioni delle vie biliari, ad anomalie congenite delle vie biliari. I soggetti alcolisti sono predisposti alle pancreatiti, come anche le persone con ipertrigliceridemia, e coloro che soffrono di alterazioni del metabolismo del calcio (ipercalcemia con o senza iperparatiroidismo primario). In corso di pancreatite il processo flogistico è molto importante e non è raro osservare livelli di PCR superiori ai 200 mg/L.
  • Infezioni genitali e dell’apparato riproduttore: sono infezioni spesso trasmesse per via sessuale o legate ad una cattiva igene personale. Ecco le più frequenti.
    • Salpingite: processo infiammatorio di solito di origine infettiva che colpisce le salpingi (tube di Fallopio): i germi più comunemente coinvolti sono gli streptococchi, gli staffilococchi, e i gonococchi (Neisseria gonorrhoeae). Evidenze scentifiche hanno mostrato rilevanti alterazioni della PCR in corso di salpingite, con una media di 11 mg/l e picchi fino a 97 mg/l di PCR nelle salpingiti causate da Chlamydia tracomatis, e una proteina C reattiva media di 104 mg/l con picchi fino a 250 mg/l in corso di infezione da Neisseria gonorrhoeae.
    • Orchite: infiammazione dei testicoli, molto dolorosa e accompagnata da elevati valori degli indici di flogosi.
    • Epididimite: un’infiammazione dell’epididimo, il dotto sottile ed attorcigliato su se stesso che collega ogni testicolo al proprio dotto deferente. Disturbo doloroso, che se non curato può portare all’infertilità, si associa a rialzo anche rilevante della proteina c reattiva.
    • Balanite: infiammazione, spesso di origine infettiva, della testa del glande. Spesso i valori degli indici di flogosi sono elevati, e si accompagnano a dolenzia, arrosamento e tumefazione della parte distale (termiale) del pene.
    • Vulvite: infiammazione della vulva.
    • Vaginite: infiammazione del canale vaginale.
  • Otite: infiammazione dell’orecchio, si manifesta sopratutto con dolore all’orecchio, perdita di udito, febbre. A livello laboratoristico si assiste ad un incremento marcato di VES e PCR.
  • Scarlattina: malattia infettiva causata dalle tossine dello Streptococcus Pyogenes (Streptococco di gruppo A), si manifesta con eruzione cutanea (esantema puntiforme), faringodinia (mal di gola), piressia (febbre) e alterazione degli indifi di flogosi, con PCR alta.
  • Infezioni fungine: sono meno frequenti, la maggior parte è causata da infezioni delle vie urinarie causate da miceti (funghi), la più frequente è la Candida.
  • Infezioni virali: le infezioni causate da virus sono solitamente accompagnate da livelli di indici di flogosi inferiori rispetto alle infezioni batteriche. Di norma la PCR non supera i 50 mg/L, e la febbre non supera i 39°C (come sempre esistono delle eccezioni anche in questo caso). Ecco le più frequenti infezioni virali con PCR alta:
  • Influenza e infezioni da rhinovirus (sindrome da raffreddamento o raffreddore): è stato dimostrato un modesto aumento della PCR nella prima settimana di malattia, con picco verso il 4° giorno e valori medi che vanno dai 10 mg/L ai 40 mg/L.
  • Morbillo: infezione virale causata dal Morbillivirus, si caratterizza per un rialzo modesto della PCR (< 20 mg/L), a meno che non vi sia una sovrainfezione batterica sottostante.
  • Malattie infiammatorie croniche intestinali in fase di esordio e di attività, come ad esempio la rettocolite ulcerosa o il morbo di Crohn.
  • Patologie reumatologiche: le più frequenti sono polimilagia reumatica, artrite reumatoide, lupus eritematoso sistemico (LES), oltre che le vasculite sistemiche. Essendo delle patologie infiammatorie comportano un’attivazione della cascata infiammatoria con attivazione di IL-6, TNF e conseguente rialzo degli indici di flogosi, in particolare di VES e PCR. Ecco elencate le patologie reumatologiche più comuni:
    • Lupus eritematoso sistemico (LES): il lupus è una patologia autoimmune infiammatoria cronica, che interessa le sierose e i tessuti di svariati organi nel nostro organismo. Nel nostro paese colpisce ogni anno 1500-200 persone, di cui il 90% appartiene al sesso femminile. A livello bioumorale si riscontrano spesso anticorpi anti nucleo, anticorpi anti fosfolipidi e anticorpi anti-DNA. Nelle fasi di inattività o nel LES attivo ma senza interessamento delle sierose, solitamente i valori non superano di 20 mg/l, mentre nelle fasi di lupus attivo con sierosite, il riscontro di PCR alta è la regola, con valori in media superiori ai 60 mg/l.
    • Artrite reumatoide: è una patologia ad andamento cronico che provoca dolore, tumefazione (gonfiore) e rigidità articolare con limitazione del range del movimento e della funzione delle articolazioni interessate. Sebbene le articolazioni siano le parti dell’organismo più coinvolte, l’infiammazione può svilupparsi anche in altri organi o distretti. Si accompagna alla positività per il fattore reumatoide, un particolare anticorpo diretto verso il nostro stesso organismo. In corso di artrite reumatoide, il riscontro di proteina C reattiva e fattore reumatoide alterati è molto frequente.
    • Vasculiti: sono malattie infiammatorie a genesi autoimmune che colpiscono i vasi sanguigni, e si caratterizzano per un aumento degli indici di flogosi. Possono essere vasculiti che colpiscono i grossi vasi, come l’arterite a cellule giganti e l’arterite di Takayasu, vasculiti dei vasi di medio calibro, come poliarterite nodosa e malattia di Kawasaki, o vasculiti dei piccoli vasi, come la poliangite microscopica, la granulomatosi di Wegener, la sindrome di Churg-Strauss, la vasculite da immunocomplessi e/o da crioglobuline, la porpora di Henoch-Schönlein, la malattia di Behçet o la sindrome di Goodpasture.
  • Malattia infiammatoria pelvica (Pelvic Inflammatory Disease o PID): è una malattia a trasmissione sessuale, che consiste in un’infezione dell’apparato genitale e riproduttivo, in particolare di utero, ovaie, tube di Fallopio, che può causare dolore addominale o pelvico, perdite vanginali e, nei casi più gravi, infertilità. Le infezioni più frequenti sono quelle da Clamidia (Chlamydia trachomatis) e la gonorrea (infezioni da Neisseria gonorrhoeae).
  • Pancreatiti non infettive: anche in corso di pancreatite non infettiva, ovvero la forma più comune di infiammazione del pancreas, dovuta all’attivazione degli enzimi pancreatici in seguito all’occlusione o allo spasmo del dotto di Wirsung (calcoli, alcolismo le cause più frequenti), si assiste ad un importante incremento degli indici infiammatori. Resta inoltre il fatto che una pancreatite litiasica (da calcoli) può evolvere e sovrainfettarsi se non curata a dovere.
  • Reumatismo articolare acuto,  o febbre reumatica.
  • Artrite acuta: infiammazione acuta a cardico di una o più articolazioni, può essere legata a infezioni, patologie autoiimuni o deposito di microcristalli a livello della cavità articolare. Si associa a valori di PCR cmolto alti, anche superiori ai 1200 mg/L.
  • Gotta: patologia articolare infiammatoria acuta, causata, in corso di iperuricemia, dalla precipitazione dell’acido urico in cristalli di urato nelle articolazioni, provodando importante dolore, tumefazione e arrossamento dell’articolazione coinvolta.
  • Ustioni: lesioni della pelle provocate dal contatto con aria, liquidi o solidi ad alte temperature.
  • Traumi o operazioni chirurgiche: dopo un trauma o un’intervento chirurgico vengono liberata citochine proinfiammatorie, che causano la produzione di proteine infiammatorie come la proteina C reattiva.
  • Insulti ischemici (cioè legati al ridotto afflusso di sangue in un certo distretto corporeo), come ad esempio l’infarto del miocardio o l’ischemia cerebrale (ictus).
  • Malattie ematologiche: linfomi e mieloma multiplo possono essere caratterizzati da VES altaproteina C reattiva alta.

Non sempre il riscontro di proteina C reattiva alta è associato ad una patologia acuta: spesso, la PCR risulta elevata anche durante malattie infiammatorie croniche. Ecco alcune possibili cause croniche caratterizzate da una PCR alta:

  1. Gravidanza in fase terminale (minimo aumento)
  2. Obesità: le persone obese hanno dei valori di base della PCR aumentati rispetto alle persone normopeso: in questo studio è stato documentato un valore di proteina C reattiva maggiore di 2.2 mg/l in oltre il 60% delle persone obese, con un 20% circa che aveva una PCR addirittura superiore a 10 mg/l, in assenza di patologie infiammatorie di altro tipo in atto.
  3. Neoplasie: la presenza di un tumore causa l’attivazione del sistema immunitario, che cerca in qualche modo di aggredire la neoplasia e di eliminarla. In tale situazione è comune osservare un aumento della produzione di proteine infiammatorie (alfa-globuline, interleuchine) e di indici di flogosi come VES e PCR, che risultano anche 10 volte superiori ai livelli di norma.
  4. Malattie neurologiche come la sclerosi multipla, possono dare un modesto incremento della proteina C reattiva.

Sintomi di proteina C reattiva alta – PCR alta sintomi

I sintomi che possono essere associati ad una PCR alta sono principalmente quelli che si riscontrano nel caso di un’infezione batterica o da miceti (fungina).

I sintomi in fase acuta che possono accompagnare il riscontro di proteina c reattiva alta saranno principalmente:

  • febbre
  • dolori articolari
  • sudorazione alternata a sensazione di freddo a volte accompagnata da  brividi
  • possibili segni di infezione / infiammazione  in uno più distretti corporei, come ad esempio:
  • arrossamento o tumefazione (gonfiore) della pelle nelle infezioni dei tessuti molli come nel caso di erisipela o di cellulite (con interessamento degli strati sottocutanei più profondi),
  • problemi nella minzione come disuria (bruciore mentre si urina) o stranguria (dolore mentre si urina) nel caso vi sia un infezione delle vie urinarie, come ad esempio cistite o pielonefrite
  • tosse prodotti a volte accompagnata da difficoltà respiratorie nel caso di un’infezione delle vie aeree (polmonite, bronchite, broncopolmonire, bronchiolite nei bambini)
  • dolore addominale, nausea, comparsa di ittero nel caso di un’infezione delle vie biliari o della cistifellea (colangite  o colecistite)
  • sensazione di gonfiore e dolore a livello del cavo orale (da escludere presenza di granuloma o ascesso a livello dentale)
  • Dolore pelvico o inguinale che si accentua con i rapporti sessuali e al termine di ogni ciclo mestruale: sono sintomi tipici della malattia infiammatoria pelvica.
  • Nel caso l’aumento della PCR sia legato ad una malattia infiammatoria cronica i sintomi più comuni possono essere:
  • febbre a carattere altalenante di lieve modesta entità (febbricola)
  • dolori articolari accompagnati o meno da tumefazione (gonfiore),  arrossamento e sensazione di calore a livello delle articolazioni
  • diarrea e dolore addominale ricorrenti nel caso delle malattie croniche intestinali.
  • Dimagrimento (calo ponderale), perdita di appetito (iporessia) e di energia (astenia): sono sintomi che devono essere indagati perchè presenti in corso di neoplasia.

PCR – Proteina C reattiva perchè si effettua l’esame

La proteina C reattiva non è un esame diagnostico nel senso che non permette di diagnosticare con certezza nessuna patologia. D’altro canto l’analisi della proteina C reattiva permette di capire se è presente uno stato infiammatorio: questo, unito ad altri fattori clinici come per esempio segni o sintomi riscontrati all’esame obiettivo fisico,  o come altre analisi del sangue effettuate insieme alla PCR, permette di inquadrare il tutto in una situazione di infiammazione acuta, o cronica, o in un quadro di riacutizzazione acuta di una patologia cronica.

La proteina C reattiva viene anche utilizzata nel proseguo di un’infezione per valutare la risposta alla terapia antibiotica  o antifungina. Allo stesso modo, nelle patologie croniche viene utilizzata nel follow-up per valutare la risposta al trattamento. A differenza dell’altro esame utilizzato nelle diagnostica delle infiammazioni, che la VES (velocità di eritro-sedimentazione, cioè la velocità che impiegano i globuli rossi a sedimentare sul fondo di una provetta), la PCR si modifica solo moderatamente in corso di gravidanza, e non si modifica in corso di anemia o nell’iperglobulinemia. Per questi motivi la PCR è molto più specifica rispetto alla VES nella diagnostica e nel monitoraggio degli eventi infiammatori.

Nota bene: spesso nei referti delle analisi del sangue la PCR è indicata con la dicitura s-PCR o s-proteina C reattiva, dove la “s” sta per sierica, che deriva da siero, cioè la parte liquida non corpuscolata del sangue.

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Hs-PCR – Proteina C reattiva ad alta sensibilità

La PCR ad alta sensibilità (hs PCR, dall’inglese HS-CRP, High Sensivity C-reactive protein) è un analisi che misura i valori ematici di proteina C reattiva con metodo ultrasensibile, in modo da poter rilevare quantità anche piccole di questa proteina in modo preciso. Al contrario dell’esame per PCR classico, che si effettua nel sospetto di infezioni o comunque di malattie infiammatorie, l’hs-PCR viene dosata nel contesto di malattie cardiovascolari, per capire il rischio di un soggetto, anche sano, di andare incontro a problemi ischemici acuti vascolari cardiaci (infarto del miocardio) e cerebrali (ictus ischemico). Si ritiene infatti che livelli anche modestamente alterati di hs-PCR siano associati alla presenza di ateroscelrosi o comunque di un danno a livello vascolare. L’articolo di Steven Black, riporta come livelli di PCR compresi tra 3 e 10 mg/dl possano portare ad un aumentato rischio di sviluppare complicanze cardiovascolari (infarto miocardico, ictus ischemico, vasculopatia polidistrettuale), sindrome metabolica e cancro del colon.

I livelli di hs PCR vengono divisi in fasce, con rischio cardiovasolare crescente dalla prima (rischio basso-nullo) alla quarta (alto rischio).

hs-PCR inferiore a  0,48 mg/L

hs-PCR  compresa tra 0,49 e  1,2 mg/L

hs-PCR compresa tra 1,2 e 3,1 mg/L

hs-PCR  compresa tra 3,1 mg/dL  e 10 mg/L

Attenzione: per valori di proteina Ca reattiva ad alta sensibilità maggiori di 10 mg/dL il test non è considerato significativo ai fini della determinazione del rischio cardiovascolare, poichè probabilmente dei valori così elevati sottointendono uno stato flogistico di altra origine (infettiva o infiammatoria di altra natura).

Secondo l’American Heart Association, l’analisi della hs-PCR è molto utile per le persone che hanno un rischio cardiovascolare intermedio (quindi con probabilità che va dal 10 al 20 %, di avere un attacco di cuore nei 10 anni futuri). Questo livello di rischio viene definito in base alla presenza di comportamenti a rischio (fumo, alimentazione non corretta), sullo condizione fisica (obesità, diabete, colesterolo o trigliceridi in eccesso) e sulla familiarità (presenza in famiglia di persone che hanno sofferto di malattie cardiovascolari o diabete.

Per le persone con basso rischio cardiovascolare l’analisi della hs-PCR è meno utile, in quanto non aggiunge infomrazioni riguardo il rischio futuro di malattie cardiovascolari. Infine, anche nelle persone con un elevato rischio di malattie cardiache o vascolari non c’è indicazione al dosaggio della hs-PCR, in quanto vanno attuati tutti gli accorgimenti per ridurre il rischio di infarto o ictus, a prescindere dai valori alterati o meno della proteina C reattiva ad alta sensibilità.

Il dosaggio di hs-PCR va accompagnato a quello delle altre analisi che aiutano ad inquadrare il rischio cardiovascolare di un individuo: colesterolo totale, colesterolo HDL e LDL, trigliceridi, omocisteinemia, dosaggio di Lp(a).

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3 Comments
  1. Claudio 2 mesi ago

    le precedenti analisi del sangue erano giuste, ma ora è stato rilevato un aumento oltre la norma della creatinina, tipo: (max 10 ed io ho 13) Attualmente anche i risultati delle urine sono regolari. Devo precisare che però , proprio il giorno prima del prelievo portavo a termine il ciclo terapeutico antibiotica di 12 pastiglie di Neoduplamox amoxicillina/acido clavulanico che mi era stato prescritto dal mio medico. Ora chiedo ! Può questo aver alterato il risultato dell’ analisi ? Io ho 69 anni. mangio poca carne, molta frutta e verdure varie, bevo poca acqua, ma molto té durante la giornata. Mi capita però attualmente di urinare molto spesso e se non posso farlo, devo velocemente trovare un posti dove scaricare la minzione, a volte anche di notte. Devo considerarlo normale per la mia età ? In ogni caso, il mio medico mi ha prescritto un ulteriore esame per la situazione renale … Vedremo poi i risultati !!!… Ringrazio per la risposta.

    • Author
      Esamievalori 1 mese ago

      Gli ulteriori esami prescritti dal suo curante sono quantomeno condivisibili. Il fatto che lei beva poca acqua può aver contribuito ai valori elevati di creatinina. Utile un’ecografia addome completo per lo studio di reni e vie escretrici urinarie, oltre che della prostata. Segua i consigli del medico di base, cordiali saluti.

  2. FRANCO 9 mesi ago

    complimenti ottima esposizione-sono un cardiologo

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