MONOTEST positivo o negativo: significato nella diagnosi di mononucleosi, indicazioni e costo

MONOTEST positivo o negativo: significato nella diagnosi di mononucleosi, indicazioni e costo
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Il monotest è un test rapido per la diagnosi di mononucleosi, una malattia infettiva causata dal virus di Epstein Barr (EBV). Un monotest positivo, in presenza di sintomi tipici come febbre, inappetenza e linfonodi ingrossati, è altamente indicativo per la presenza di mononucleosi.

Monotest

Il Monotest è un test per la mononucleosi, utilizzato per avere in maniera veloce e sufficentemente affidabile la diagnosi di questa malattia infettiva. E’ un test rapido e dal prezzo contenuto (il costo del monotest è solitamenteo inferiore ai 10 euro).

Valori normali Monotest

Il valore normale del Monotest è negativo.

Monotest per la diagnosi di mononucleosi
Monotest per la diagnosi della mononucleosi, l’infezione da Epstein Barr Virus

Diagnosi di mononucleosi

La mononucleosi infettiva è causata da un tipo di herpesvirus, il virus di Epstein-Barr. È una malattia frequente soprattutto nei ragazzi e nelle persone giovani.

La diagnosi di mononucleosi passa attraverso la presenza dei sintomi più comuni, come un malessere generale, stanchezza, mal di gola (faringodinia), febbre, infiammazione alla faringe (faringite), ingrossamento e indolenzimento dei linfonodi (linfadenopatia), ingrandimento del volume della milza (splenomegalia) e del fegato (epatomegalia), e la presenza di un aumento dei globuli bianchi (linfocitosi), che possono apparire ingrossati all’analisi microscopica del sangue (definiti linfociti reattivi, linfociti attivati o “virociti”).

L’infezione da Epstein Barr Virus (EBV) nella maggior parte dei casi è una malattia autolimitante, nel senso che non necessita di una terapia specifica, ma solo di cure per alleviare e controllare i sintomi in attesa che si risolva da sola. In generale non è pericolosa, ma in alcune situazioni i sintomi possono aggravarsi anziché risolversi, specie se l’infezione colpisce una persona con età adulta o avanzata.

La mononucleosi infettiva stimola la produzione di un particolare tipo di anticorpi, gli anticorpi eterofili di tipo IgM (immunoglobuline M). Questi anticorpi si formano entro una settimana dall’insorgenza della malattia (di solito tra il 4° e 7° giorno dal contagio), e raggiungono la massima quantità nel sangue tra la seconda e la quinta settimana. La loro presenza si può documentare anche fino ad 1 anno dall’infezione.

Gli anticorpi eterofili sono riconosciuti grazie alla caratteristica di poter fare agglutinare i globuli rossi montone o di cavallo, ed è proprio questo il principio usato per eseguire il Monotest.

Non sono anticorpi diretti in modo specifico verso l’Epstein Barr Virus, ma si riscontrano molto frequentemente nei pazienti con monucleosi, e in presenza dei sintomi e del quadro clinico tipico, permettono di fare una diagnosi rapida in un buon numero di persone.

Per la diagnosi di mononucleosi infatti si misura con il monotest il titolo di anticorpi eterofili (HAT, heterophile antibody titer), che risulta positivo nel 90% dei casi di mononucleosi, anche se non va dimenticato che gli anticorpi ererofili di tipo IgM  possono essere riscontrati anche in altre condizioni diversa dall’infezione da parte del virus Epstein-Barr.

Inoltre, una piccola percentuale di persone affette da  mononucleosi non produce anticorpi eterofili, rendendo negativo il Monotest anche in presenza di infezione.

Per la diagnosi di quadri atipici, nel caso la ricerca degli anticorpi eterofili risulti negativa, è possibile ricercare la presenza del virus Epstein-Barr nel sangue tramite test specifici che isolano gli anticorpi IgM e IgG, o nei casi dubbi, direttamente tramite la ricerca del DNA nel virus nel sangue.

Monotest come si esegue

 Come si esegue il Monotest? Il Monotest è un semplice esame del sangue, che viene effettuato tramite il prelievo di una provetta di sangue, solitamente da una vena presente nell’incavo del braccio. L’analisi della presenza di anticorpi eterofili nel sangue prelevato consente, se positiva, di fare diagnosi di Mononucleosi con un’ottima semsibilità e specificità.

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Monotest positivo

La diagnosi di mononucleosi può essere fatta in caso di Monotest positivo e presenza di sintomi tipici di mononucleosi con alterazioni degli esami del sangue come aumento dei globuli bianchi e linfociti reattivi.

Ci sono casi in cui il Monotest dà risultati falsi positivi: non va dimenticato infatti che ci sono alcune malattie, diverse dalla mononucleosi, nelle quali si può trovare un elevato livello di anticorpi eterofili, come ad esempio malattie del sangue, malattie reumatologiche come il Lupus Eritematoso Sistemico (LES), e neoplasie.

Ecco una lista delle più frequenti condizioni con Monotest positivo ma assenza di mononucleosi:

  • Linfoma di Burkitt
  • Carcinoma rinofaringeo
  • Neoplasie del pancreas
  • Linfoma di Hodgkin
  • Leucemia linfatica
  • Lupus eritematoso sistemico
  • Artrite reumatoide
  • Sarcoidosi
  • Sindrome da stanchezza cronica
  • Interferenza legata ad un’infezione da Citomegalovirus (CMV)
  • Infezione cronica da parte del virus di Epstein-Barr (EBV)
  • Malaria
  • Infezione da rosolia
  • Epatiti virali

Monotest negativo

Se sono presenti i sintomi tipici di mononucleosi, con alterazioni degli esami del sangue come l’aumento dei globuli bianchi e presenza di linfociti reattivi, ma il Monotest risulta negativo, la diagnosi di mononucleosi non può essere esclusa. In tali casi il test potrebbe essere stato fatto troppo presto, quando ancora gli anticorpi eterofili non si sono ancora formati.

In altri casi, ci si potrebbe trovare di fronte a una piccola percentuale di persone che non sviluppa gli anticorpi eterofili (mononucleosi atipica), ed è possibile quindi ripetere il test o eseguire analisi più approfondite come la ricerca del virus Epstein-Barr nel sangue tramite test specifici che isolano gli anticorpi IgM e IgG o direttamente il DNA nel virus.

Se invece oltre al Monotest negativo, mancano le classiche alterazione delle analisi del sangue (ad esempio assenza di linfociti reattivi o virociti), è possibile che i sintomi siano in realtà dovuti ad un’infezione di altri virus (ad esempio citomegalovirus (CMV) o il toxoplasma); questo è molto importante da capire se la persona ammalata è una donna in gravidanza, perché toxoplasma e CMV possono causare danni al feto, e la loro presenza va subito verificata per iniziale una eventuale terapia.

In altri casi, il quadro clinico potrebbe essere causato da un batterio, come ad esempio lo streptococco, che può dare sintomi molto simili a quelli della mononucleosi. In questo caso è importante eseguire un tampone della gola (tampone faringeo) e iniziare una adeguata terapia antibiotica.

Nel caso il Monotest non sia risolutivo, la diagnosi di infezione mononucleosica può essere stabilita riscontrando alti livelli di anticorpi IgM e IgG diretti verso l’EBV nel sangue. Gli anticorpi IgG diventano positivi dopo 3-8 settimane dalla prima infezione da virus EBV, e restano poi positivi per lunghissimo tempo, teoricamente per tutta la vita.

Gli anticorpi IgM sono di solito negativi, e si positivizzano dopo pochi giorni dal contatto con il virus, per poi scomparire entro 3-6 settimane dall’inizio della malattia.

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