CITOMEGALOVIRUS o CMV: sintomi, cure e rischio in gravidanza

CITOMEGALOVIRUS o CMV: sintomi, cure e rischio in gravidanza
4.3 (86.67%) 6 votes

L’infezione da Citomegalovirus (CMV) è molto frequente, e spesso trascorre in maniera asintomatica. In una piccola percentuale di casi si manifesta con sintomi con febbre, linfoadenomegalie, ingrossamento di milza e fegato e alterazione delle transaminasi. Il contagio avviene per trasmissione diretta o tramite fluidi corporei. La malattia nelle persone con un sistema immunitario normale si risolve di solito spontaneamente senza bisogno di terapia. Il virus è invece pericoloso nelle persone immunocompromesse perchè può portare a complicanze anche gravi. Inoltre, il contagio da citomegalovirus in gravidanza può causare alterazione nella crescita fetale fino, nei casi più gravi, all’aborto.

Citomegalovirus –  CMV

I citomegalovirus (CMV) sono una categoria di virus particolarmente diffusi a livello mondiale, che rientrano nella tipologia degli herpesviridae e che comprendono specie virali riconducibili agli herpes labiali (Herpesvirus) ed alla varicella (Varicella Zoster Virus o VZV). Essendo l’infezione da citomegalovirus in linea generale asintomatica, è stato stimato che circa il 90% della popolazione mondiale ne è affetta inconsapevolmente. Solo in Italia, ogni anno, circa mille donne trasmettono il virus al loro figlio tramite l’infezione diretta del feto, durante la gravidanza.

Una volta infettati, il virus rimane latente per tutta la vita, riattivandosi in caso di indebolimento del sistema immunitario o comunque in presenza di uno stato di immunodepressione, ad esempio in presenza di infezione da HIV non curata o durante l’assunzione di cortisone o altri farmaci che deprimono il sistema immunitario.

Anche chi ha già contratto il virus ed è in buona salute non è totalmente immune: l’infezione da CMV può ripresentarsi tramite contagio con un ceppo virale diverso da quello che aveva provocato la prima infezione (reinfezione). Il Citomegalovirus è conosciuto anche col nome di virus della malattia viscerale.

Cos’è il citomegalovirus

Cos’è il Citomegalovirus? Il citomegalovirus presenta numerose caratteristiche che accomunano quasi tutte le tipologie di virus conosciute. E’ in grado di infettare differenti tessuti umani come il fegato o i polmoni e di intaccare le difese immunitarie del soggetto ospite. Inoltre riesce a permanere all’interno delle cellule interessate dall’infezione per lungo tempo, così come avviene per tutte le categorie di herpesviridae.

Non sempre l’infezione da cmv virus comporta la conseguente malattia. A volte può accadere che il soggetto non presenti alcun sintomo. La malattia si scatena nel momento in cui le difese immunitarie dell’infettato risultano essere indebolite oppure quando il virus si presenta in modo particolarmente aggressivo.

Come si contagia il citomegalovirus, modalità di trasmissione, incubazione e cause di infezione

Come si prende il Citomegalovirus? Il contagio da citomegalovirus avviene tramite la contaminazione dei fluidi corporei come sangue, saliva, urina, secrezioni vaginali, liquido seminale e latte.

Come avviene la trasmissione del Citomegalovirus? Il citomegalovirus si contrae attraverso il contatto diretto da soggetto a soggetto tramite baci sulla bocca, rapporti sessuali o contatto tra bocca e mani sporche di saliva o urina. Il virus può anche essere trasmesso da madre a feto, con la cosiddetta trasmissione verticale durante il parto, o tra madre e figlio durante l’allattamento, o ancora in seguito a trasfusioni o trapianti di organi infettati.

Il periodo d’incubazione è estremamente variabile e può dipendere da differenti fattori come le modalità di trasmissione o il quadro clinico del soggetto infettato. In persone sane che non presentano livelli di difese immunitarie particolarmente basse, è quasi inesatto parlare di periodo d’incubazione, in quanto, come anticipato in precedenza, spesso l’infezione è asintomatica. In generale comunque il periodo d’incubazione può variare da un minimo di due settimane ad un massimo di tre mesi.

Il citomegalovirus nei bambini solitamente si presenta durante il periodo dell’asilo nido o della scuola materna. In tali contesti la diffusione del virus è molto diffusa. Basti pensare alle molteplici possibilità di contagio legate ad esempio al contatto con pannolini sporchi, mani non lavate accuratamente o attraverso lo scambio di giocattoli tra i bimbi.

l virus può essere eliminato dal nostro organismo anche per periodi lunghi (mesi o anni) dopo l’infezione. Si stima che il contagio quindi possa avvenire anche in seguito al contatto con bambini o adulti che avevano sofferto di infezione da CMV fino a 5 anni prima.

Infezione da citomegalovirus in donne incinta

L’infezione da citomegalovirus in gravidanza può portare a danni fetali anche gravi.

Sintomi di infezione da citomegalovirus

Quali sono i sintomi principali di infezione da CMV? L’infezione di cmv virus si presenta, molto spesso, in maniera asintomatica nei soggetti sani. Il paziente infettato dal Citomegalovirus può accusare sintomi di lieve entità come:

  • Febbre bassa (spesso non superiore a 38°C);
  • Linfonodi ingrossati;
  • faringodinia (mal di gola);
  • Sensazione di stanchezza persistente.
  • Splenomegalia (ingrossamento della milza)
  • Epatomegalia (ingrossamento del fegato)

I sintomi suddetti possono spesso trarre in inganno ed essere confusi con sintomi da stress o influenza. Nella stragrande maggioranza dei casi il soggetto infetto non si accorge di aver contratto il virus. In alcune situazioni il citomegalovirus può provocare una sindrome da mononucleosi abbastanza duratura, accompagnata da febbre, senso di stanchezza e dolori muscolari.
Nei soggetti con difese immunitarie particolarmente basse e deboli come ad esempio pazienti affetti da AIDS o tumori, invece, il Citomegalovirus può comportare una sintomatologia molto grave come:

  • Danni all’apparato visivo;
  • Sintomi di problemi al fegato, ai polmoni ed al sistema nervoso.

Il CMV virus può essere contratto anche dai neonati per via di una trasmissione verticale del virus da madre in figlio. In tali casi i sintomi possono consistere in:

  • Chiazze rosse sulla cute del neonato
  • Convulsioni
  • Ittero: colorazione della pelle e degli occhi giallastra
  • Fegato e milza ingrossati
  • Peso troppo basso alla nascita
  • Sordità
  • Cecità
  • Ritardo mentale
  • Deficit di coordinazione nei movimenti
  • Microcefalia (testa di piccole dimensioni)

 

IgG e IgM per citomegalovirus, cosa sono e cosa significano se positive

Il principale test, a cui un soggetto che presenti i sintomi riconducibili ad un’infezione da Citomegalovirus deve assolutamente sottoporsi, è in grado di valutare lo stato degli anticorpi anti citomegalovirus, le immunoglobuline G ed M (IgG ed IgM). Vediamo assieme di cosa si tratta: le IgM sono una tipologia di anticorpi che vengono prodotti nella fase più acuta dell’infezione, sono dunque rilevabili fin da subito e possono persistere fino a circa quattro settimane all’interno delle cellule infettate. Le immunoglobuline per CMV IgG sono invece una tipologia di anticorpi che vengono prodotti durante la seconda settimana dall’inizio dell’infezione e permangono all’interno del’organismo per tutta la vita, come una sorta di memoria dell’organismo della avvenuta infezione.

Il referto medico che riporta i valori delle IgM e degli anticorpi IgG dovrà essere interpretato in base a dei valori di riferimento utilizzati dal laboratorio d’analisi che ha effettuato il test sul paziente. Nel caso in cui i valori riscontrati nel soggetto siano inferiori ai parametri, l’esito del test sarà negativo quindi il soggetto non sarà da considerare infettato da cmv virus.

Se invece i valori rilevati sono superiore a quelli di riferimento, l’esito sarà positivo ed il soggetto risulterà affetto da citomegalovirus. I possibili esiti riscontrabili sono quattro:

  1. Citomegalovirus IgG positivo e IgM negativo: un esito del genere rivela che il soggetto ha già contratto in passato il virus ma al momento non risulta infetto. Per una paziente avere il citomegalovirus IgG positivo in gravidanza è un dato particolarmente positivo perché significa che la paziente, avendo già contratto il virus in passato, è esposta solo ad un’infezione secondaria, molto meno aggressiva di quella primaria;
  2. IgM positive e IgG negative: il soggetto non ha contratto il cmv virus in passato ma al momento dell’esecuzione del test, l’infezione è in atto;
  3. IgM e IgG negative: il soggetto non ha mai contratto il virus e l’infezione non risulta in atto;
  4. IgM e IgG positive: il soggetto ha già contratto in passato il citomegalovirus e l’infezione risulta ancora in atto. Citomegalovirus igg altissimi non rappresentano un dato allarmante.
Cytomegalovirus

Il CMV, un virus temibile se contratto in gravidanza, poiché può passare la placenta e provocare danni al feto. Ma non bisogna abbattersi, con le giuste precauzioni è possibile condurre una gravidanza serena anche se si risulta essere IgG negativi per il Citomegalovirus.

Citomegalovirus in gravidanza: rischi e precauzioni da
prendere

L’infezione da citomegalovirus può risultare particolarmente problematica durante la gravidanza, quando avviene una trasmissione verticale  del virus da madre a feto (infezione congenita). Il citomegalovirus e gravidanza rappresentano un connubio molto frequente, in quanto in questo particolare periodo di vita, le donne presentano difese immunitarie particolarmente deboli.

Nella maggior parte dei casi i nascituri non registrano alcun tipo di sintomo o problema legato all’infezione contratta per trasmissione verticale. In rari casi però, i bambini, possono riportare danni temporanei o permanenti all’udito, alla vista, al fegato o ai polmoni. Circa un bambino su tremila riporta danni da citomegalovirus contratto in gravidanza dalla madre. In casi limite se il Cmv arriva ad infettare il feto, può comportare l’aborto o la morte del bambino post parto.

Si parla di infezione primaria da Citomegalovirus quando avviene per la prima volta durante la gravidanza in una donna che non aveva mai contratto prima il virus. Si parla invece di infezione secondaria quando il virus si riattiva in una donna già colpita in precedenza dal CMV, o quando la stessa viene re-infettata da un citomegalovirus di ceppo diverso rispetto al precedente.

La differenza tra le due modalità di infezione in gravidanza è che il rischio di trasmissione al feto è molto alto in caso di infezione primaria (fino al 40%), mentre non va non oltre il 2% nella forma secondaria.

Il rischio di trasmissione del virus al feto non sembra essere correlato al momento della gravidanza in cui avviene l’infezione nella madre. Qual che è certo è che i danni maggiori per il bimbo si verificano se il contagio avviene nel primo trimestre di gravidanza.

Circa l’80-90% dei bambini contagiati dal citomegalovirus mentre sono nel grembo materno non manifesta sintomi, anche se di questi il 10% circa può presentare sintomi tardivi. Il restante 10-20% dei feti contagiati da CMV durante la gestazione mostra sintomi immediati o tardivi anche gravi, come disturbi alla vista o all’udito, anomalie corporee come una ridotta dimensione del cranio, alterazioni epatiche e cutanee, ritardo mentale.  La comparsa di disabilità di tipo permanente è più probabile nei bambini che mostrano i sintomi già dalla nascita.

E’ possibile delineare una diagnosi pre natale attraverso l’analisi del liquido amniotico durante la ventiduesima settimana, perché il terzo mese risulta essere quello soggetto a più complicanze in seguito ad una eventuale infezione del virus. Nel caso in cui dopo la nascita, il bambino presenti un ingrossamento del fegato o della milza, un cranio piccolo ed un peso troppo basso, dovrebbe essere sempre svolto un esame per verificare la presenza o meno di un’infezione da Citomegalovirus.

 

Alla luce delle attuali conoscenze lo screening di routine per Cmv in gravidanza non è raccomandato, per vari motivi, fra cui principalmente:

  • la mancata disponibilità di un trattamento preventivo o curativo efficace
  • la difficoltà nel definire un segno prognostico affidabile di danno fetale
  • la mancanza di consenso circa il management delle donne che presentano una sieroconversione in gravidanza
  • le potenziali conseguenze in termini di ansia indotta, perdite fetali iatrogene e aumentata richiesta di Ivg.

Prevenzione dell’infezione da Citomegalovirus

Non esiste attualmente un vaccino per la prevenzione del Cmv. Il modo più efficace per ridurre il rischio di contagio è un’attenta igiene personale, soprattutto per le categorie di soggetti più suscettibili alla malattia, come ad esempio le persone immunodepresse, le donne in gravidanza, i bambini piccoli o i neonati.

Mantenere una adeguata pulizia ed igene di oggetti e superfici contaminate da fluidi corporei (come feci, urine, saliva, liquidi seminali e sangue) aiuta nel prevenire il contagio. Un’altra buona abitudine è lavarsi le mani con sapone e acqua calda prima di mangiare e di cucinare e preparare il cibo, dopo aver cambiato i bambini, dopo essere andati in bagno e dopo ogni tipo di contatto con fluidi corporei. È inoltre utile evitare di scambiarsi posate o altri oggetti che potrebbero essere contaminati.

Citomegalovirus: cure e rimedi non farmacologici

Per limitare il rischio di contrarre il citomegalovirus è opportuno porre in essere alcune precauzione prettamente di tipo igenico rivolte in particolar modo ai soggetti maggiormente esposti a forme aggressive e sintomatiche del virus come i trapiantati, le persone infette dal virus dell’HIV o le donne in gravidanza. Per prima cosa è opportuno curare attentamente l’igiene e la pulizia delle mani in particolar modo quando si entra in contatto con luoghi affollati come mezzi pubblici, scuole, ospedali. Anche la pulizia casalinga può risultare molto importante, in quanto, come già anticipato, il virus si trasmette attraverso fluidi corporei. In caso di donne in gravidanza non condividere posate o il ciuccio con il bambino.

I trattamenti farmacologici esistenti per contrastare il citomegalovirus

Esistono al momento, alcune terapie farmacologiche che, nei soggetti in cui il cmv virus provoca sintomi evidenti, risultano essere utili a contrastare l’avanzare dell’infezione. Vediamone alcune:

  1. Terapia a base di Ganciclovir, un potente antivirale che è risultato essere particolarmente efficace nei pazienti affetti da retinite provocata dall’infezione da citomegalovirus. Il farmaco è somministrato per via endovenosa ma ne esiste una variante somministrabile per via orale.
  2. Terapia a base di Foscarnet, antivirale anch’esso molto utile in caso di retinite ed usato anche per contrastare gli herpes virus.
  3. Trattamento farmacologico a base di Cidofovir, presenta caratteristiche estremamente simili alle altre due terapie ma richiede tempi di somministrazione più brevi.

Citomegalovirus e mononucleosi: differenze

I sintomi che insorgono in corso di infezione da CMV sono molto simili a quelli della mononucleosi. La malattia della mononucleosi è provocata dal virus Epstein-Barr (EBV). Al pari del citomegalovirus, anche l’infezione da Epstein-Barr virus spesso non comporta alcun sintomo, specialmente se viene contratto in età infantile. Durante il periodo adolescenziale può produrre sintomi come mal di gola,febbre e linfonodi ingrossati. Si è stimato che in circa il 15% delle diagnosi cliniche di mononucleosi siano in realtà infezioni da Cytomegalovirus. Per questo, in assenza di analisi sierologiche che diano la certezza diagnostica, i medici spesso preferiscono parlare di sindrome da mononucleosi o sindrome simil-mononucleosica, anzichè di mononucleosi.

CMV nei pazienti affetti da HIV ed AIDS

Lo stretto legame tra citomegalovirus e malattie caratterizzata dalla presenza di difese immunitarie estremamente basse come l’infezione dal virus dell’immunodeficienza umana, l’HIV, e la sindrome che da esso deriva, l’AIDS, grazie ai grandi progressi medici degli ultimi anni, è divenuto via via sempre meno problematico. Agli inizi degli anni novanta, contrarre il CMV virus per un malato di HIV, poteva comportare un elevata probabilità il decesso in pochi mesi. Nel 1992 uno studio clinico rilevò che circa la metà dei soggetti affetti da HIV contraevano il citomegalovirus e sviluppavano problemi gravi legati alla vista ed al sistema nervoso centrale. Attualmente, grazie all’ART, la terapia anti retrovirale, il rischio di contagio del virus interessa non più del 10% dei pazienti affetti AIDS.

Vaccino anti citomegalovirus

Esiste una vaccinazione per il CMV? Una recente ricerca statunitense ha aperto spiragli di speranza per la produzione, in futuro, di un vaccino efficace per contrastare il citomegalovirus. Su un campione di circa 400 donne, il vaccino sperimentale sembra aver ridotto effettivamente le probabilità di contrarre il virus. La speranza è che questi risultati positivi possano comportare la messa a punto di un vaccino definitivo, in un futuro non molto lontano.

0 Comments

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Contattaci

Contattaci e poni la tua domanda

Sending

Esamievalori.com 2017. 

Log in with your credentials

Forgot your details?